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giovedì, 17 agosto 2017

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Ci ha lasciato un grande Italiano, il linguista Tullio De Mauro

07-01-2017 / A parer mio

di M.Cristina Nascosi

E' morto a Roma, all'età di 84 anni, Tullio De Mauro.

Insieme con Cesare Segre, filologo e critico letterario di rango - scomparso quasi tre anni fa, tra l'altro curatore dell'edizione critica dell'Orlando furioso e della Chanson de Roland - fu l'ultimo dei grandi studiosi della Lingua Italiana del 'secol breve'.
De Mauro occupò anche cariche politiche: fu ministro della Pubblica Istruzione nel governo Amato, dall'aprile 2000 al giugno 2001.
Nato a Torre Annunziata (Napoli) nel 1932, si iscrisse nel dopoguerra al Partito Liberale. Diresse il Dipartimento di Studi Filosofici, Linguistici e Letterari della Facoltà di Scienze Umanistiche dell'Università della Sapienza di Roma, mentre dal 2007 fu a capo della Fondazione Bellonci, organizzatrice di uno dei più prestigiosi Premi Letterari Italiani, lo Strega.
Era fratello del giornalista Mauro De Mauro, ucciso dalla mafia nel 1970.
Curatore di tanti programmi radiofonici e televisivi specialistici, validi a tutt'oggi e trasmessi, di nuovo, spesso, su Rai Storia, fu davvero 'maestro appassionato' per quanti amano la scuola, la ricerca Linguistica dell'idioma italiano, nemico acerrimo e combattente nei riguardi della reale minaccia rappresentata dall'analfabetismo di ritorno.
In essi la storia della lingua italiana era sviscerata, dalle sue origini, passando per le lingue dialettali, tra le cosiddette Lingue Minori che pure De Mauro studiò a fondo.
Fra le sue riflessioni, anche quella sui termini utilizzati per indicare la disabilità: da minorato a disabile, passando per handicappato e diversamente abile.
Giuste le parole di Mattarella:
"E'stato un intellettuale appassionato, un fine studioso, un Italiano che non ha esitato a mettere la propria esperienza e capacità al servizio delle istituzioni della Repubblica Italiana in tempi di profondi cambiamenti culturali che vedono, nella comunicazione e nel linguaggio, i terreni più fertili per l'innovazione in atto, dimostrando così la sua modernità antesignana di intellettuale, studioso e linguista".
Anche Ferrara ha di lui un vivo ricordo come presenza imprescindibile, tra i protagonisti del Festival di Internazionale, un evento che, nel tempo, ha raggiunto livelli davvero internazionali d'ascolto e d'attenzione: è stato seguìto, fino al 2016, soprattutto dai giovani, suoi interlocutori privilegiati.