Comune di Ferrara

sabato, 18 novembre 2017

Dove sei: Homepage > Lista notizie > 2 Giugno 2017: l'intervento del sindaco Tiziano Tagliani

2 Giugno 2017: l'intervento del sindaco Tiziano Tagliani

03-06-2017 / Punti di vista

2 GIUGNO
71° ANNIVERSARIO DELLA FONDAZIONE
DELLA REPUBBLICA

Ferrara, venerdì 2 giugno 2017

 

 

Autorità civili, militari e religiose,
Associazioni, cittadine e cittadini,


Celebriamo il 71° anniversario della fondazione della nostra Repubblica, con ancora negli occhi l'orrore delle stragi compiute nei giorni scorsi a Manchester in Gran Bretagna e in Egitto.

Un ennesimo massacro criminale, nel quale anche bambini e adolescenti sono stati le vittime, giudicati colpevoli dal tribunale di un delirante stato islamico, che pretende di parlare in nome della trascendenza e di farne la volontà.

Bambini e adolescenti, colpevoli solo per avere coronato il sogno di assistere al concerto della loro cantante del cuore, o perché si sono rifiutati di convertirsi all'Islam.

Come se la profondità e la complessità di tante storie biografiche si potessero risolvere in facili giudizi sommari, oppure come se - ancora nel terzo millennio - la conversione e l'adesione a una fede religiosa potessero avvenire con la violenza.

Una brutale sentenza di morte, in realtà, che è una bestemmia rivolta al "Dio misericordioso" narrato nella tradizione delle grandi religioni.

L'ha detto con chiarezza papa Francesco lo scorso aprile in Egitto, parlando alla grande università dell'islam sunnita di Al-Azhar.

L'Egitto è la terra del monte Sinai, sul quale sono echeggiate le famose dieci parole, al cui centro è risuonato il comando iscritto nella coscienza di tutti gli uomini di ogni tempo: "Non uccidere".

Perciò per contrastare davvero la barbarie di chi soffia sull'odio e incita alla violenza, occorre accompagnare e far maturare nuove generazioni che sappiano rispondere alla logica incendiaria del male con la paziente trama del bene.

"Giovani che, come alberi ben piantati, - ha detto Papa Bergoglio - siano radicati nel terreno della storia e, crescendo accanto agli altri, sappiano trasformare ogni giorno l'aria inquinata dell'odio nell'ossigeno della fraternità".

È in questa sfida di civiltà che siamo chiamati tutti a dare e fare del nostro meglio.

Lo può e lo deve fare la politica, se vuole scegliere di essere governo e non fabbrica e macchina delle paure che, una campagna elettorale dopo l'altra, s'insinuano nelle menti, nelle convinzioni e nelle percezioni della realtà.

Abbiamo tutti la possibilità di dare il nostro contributo, anche non consentendo a chi semina paura di privarci delle nostre libertà, innanzitutto di giudizio e pensiero, e chiudere così la porta a odio e violenza che, nel passato come nel presente, s'insinuano in un accumulo di acquiescenza.

Fu proprio Primo Levi a dire che "dove il fascismo attecchisce, alla fine c'è il lager".


L'anniversario che celebriamo in questa piazza, ci parla ancora oggi di donne e uomini che osarono scegliere la libertà e la pace, nonostante la storia apparisse come un diluvio inarrestabile che tutto sembrava travolgere nel nome della volontà di potenza.

Lo fecero salendo in montagna e lo fecero gli oltre 600mila soldati italiani internati nei campi di concentramento in Germania, i cui nomi ancora oggi riecheggiano in questa piazza con le medaglie della Liberazione consegnate alla loro memoria.

Lo fecero gli operai che scioperarono nelle fabbriche e lo fecero i tanti che diffusero clandestinamente idee di libertà.

E lo fece anche chi salvava un ebreo, sfamava un partigiano, chi nascondeva un soldato alleato, chi consegnava un messaggio, chi stampava volantini e chi ascoltava una voce libera alla radio.

Tutti rischiarono la propria vita e quella della propria famiglia.

Quello fu - come ha detto il nostro Presidente della Repubblica lo scorso 25 aprile - l'embrione della nuova democrazia.

Democrazia compiuta come novità assoluta, che quel 2 giugno 1946 fece una straordinaria irruzione nella storia del nostro paese.

Quel giorno anche le donne poterono votare e scegliere se l'Italia doveva essere una monarchia o una repubblica e chi avrebbe scritto la nostra Costituzione.

Fu il suffragio davvero universale e per la prima volta nella storia le masse popolari furono cittadini a pieno titolo e non più solo braccia da lavoro o carne da cannone.

 

Mai fino allora era successo che a donne, operai, braccianti e contadini, fosse chiesto di esprimersi su cosa sarebbe stata l'Italia e come l'avrebbero voluta. Gli stessi cattolici furono lungamente esclusi dalla vita politica, per l'esito che la Chiesa giudicò traumatico del processo risorgimentale.

Oggi celebriamo e ricordiamo, dunque, quell'unico filo che tiene uniti fra loro i capitoli della Resistenza, della libertà, della pace, della Costituzione e della democrazia.

E tutto confluisce nel processo democratico, nel quale per la prima volta le teste si contano invece di tagliarle.

Lo stesso che dà origine a un nuovo spazio europeo non più inteso come campo di battaglia.

È questo il patrimonio di esperienza e sapienza alla base della nostra Repubblica e che, sul principio irrinunciabile di libertà, ci parla ancora oggi di fronte alle nuove e terribili sfide del tempo presente.

Lo abbiamo toccato con mano anche durante la lunga e sanguinosa stagione del terrorismo, uscito sconfitto innanzitutto dalla volontà degli italiani di continuare ad abitare nello spazio della libertà e della democrazia.

E così deve essere anche oggi: il terrore, l'odio e la violenza, non riusciranno a prevalere se al posto del passivo accumulo di acquiescenza in un clima di paura, s'imporrà la voglia di libertà, di pace e di democrazia.

La stessa voglia di chi seppe dire "No" alla follia e alla barbarie nazifascista.

Viva il 2 giugno, viva la Repubblica!