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lunedì, 23 ottobre 2017

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Militari e biblioteche o militari vs biblioteche? Ascoltare i bisogni dei cittadini per ridurre disagio e disuguaglianze

23-09-2017 / A parer mio

di Alessandro Zangara

Nella nostra città esiste un differente grado di sicurezza ("gradiente" direbbero gli scienziati che studiano questi fenomeni) in base al quartiere in cui si vive? Oppure, esiste un ‘gradiente' di percezione della sicurezza? Naturalmente sono due condizioni molto differenti ma entrambe si meritano riflessioni approfondite e risposte efficaci. Come molti studi hanno dimostrato, anche la ‘percezione' di vivere in un ambiente poco sicuro è fonte di notevole stress psico-fisico e quindi rappresenta una causa di disuguaglianze della salute.

Pertanto scienziati e studiosi di medicina e sociologia indicano nei loro rapporti - pubblicati anche dall'Organizzazione Mondiale della Salute - quanto sia importante ascoltare e rispondere al bisogno di sicurezza che esprimono molti cittadini.

Ecco perché risulta più che mai necessario, nelle zone cittadine dove viene richiesta più sicurezza, un maggior presidio del territorio se questo concorre a ridurre un determinante ambientale fonte di disagio. Nello stesso tempo è bene ricordarsi - grazie ai medesimi studi effettuati dalla Commissione sui Determinanti sociali della salute dell'OMS - che la criminalità è l'espressione finale di una serie di determinanti socio-ambientali facilmente individuabili e quindi evitabili o riducibili con azioni specifiche. Così, per poter far fronte al legittimo bisogno di sicurezza che esprimono molti cittadini ed eliminare la disuguaglianza presente tra i vari quartieri, è necessario potenziare la presenza e la fruibilità di infrastrutture e servizi che possano sostenere e migliorare la partecipazione attiva delle persone, soprattutto di quelle più fragili, bambini, donne, disoccupati, anziani investendo più risorse pubbliche in strutture nuove o rinnovate (ove già esistenti) come centri per le famiglie, asili, scuole e doposcuola, centri ricreativi, biblioteche, consultori medici, scuole professionali per l'avviamento al lavoro, parchi verdi attrezzati e puliti, palestre pubbliche, ciclabili e marciapiedi sempre ben fruibili e illuminati. A questo proposito, la "teoria delle finestre rotte", introdotta e diffusa all'inizio degli Anni '80 ma frutto di un significativo esperimento di psicologia sociale del 1969 - seppur strumentalmente utilizzato da leader politici di fazioni contrapposte - indica come la cura dell'ambiente urbano (manutenzione degli edifici pubblici e privati, la pulizia di strade e aree verdi, il rispetto delle regole di convivenza civile, a partire dalle più piccole), riduca il rischio di crimini e incrementi una migliore qualità di vita. In un'ottica operativa sarebbe allora auspicabile rilanciare un tavolo permanente consultivo formato da cittadini e rappresentanti istituzionali - un'esperienza già messa in campo in più occasioni nel passato - per consentire, attraverso specifici incontri pubblici, di raccogliere in modo sempre più chiaro e diretto bisogni e istanze, elaborando tempestivamente azioni condivise, concrete e più efficaci. Ci sono tutte le condizioni in termini di strutture, risorse umane e organizzative per fare di più e meglio da subito.

 

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