Comune di Ferrara

venerdì, 22 marzo 2019

Dove sei: Homepage > Lista notizie > Palazzo dei Diamanti, un patrimonio dei ferraresi

Palazzo dei Diamanti, un patrimonio dei ferraresi

21-12-2018 / Punti di vista

Maria Luisa Pacelli*

È una vera sfortuna per questa città e per la sua comunità che l'attività espositiva di Ferrara Arte al Palazzo dei Diamanti e il progetto di rilancio del palazzo stesso siano entrati violentemente nella propaganda elettorale.

Una realtà museale unica nel panorama italiano, che vanta professionalità di livello e risultati internazionalmente riconosciuti, viene oggi messa in discussione non con un confronto onesto e civile, sempre utile e benvenuto, ma con i modi e i toni della bagarre politica che, per loro natura, sono ottime armi di distruzione, che magari portano all'affermazione di chi le ha impugnate, ma che lasciano dietro di loro solo rovine.

In questo scenario, ciò che mi auguro è che i cittadini ferraresi abbiano gli anticorpi e la lucidità necessari per non farsi ingannare, ovvero per non farsi portare via qualcosa di valore che appartiene a loro.

Penso a tutti i ferraresi che nel corso degli anni hanno visitato le mostre; alle migliaia di studenti e ai loro insegnanti che hanno preso parte ai progetti didattici; alle associazioni culturali, agli operatori del settore turistico e alle molte altre professionalità che hanno avuto un'opportunità di crescita con l'attività di Palazzo dei Diamanti; ai ferraresi che andando fuori città sono stati orgogliosi di sentire parlare con ammirazione delle esposizioni di Ferrara Arte o, ancora, a chi si è commosso nel vedere tornare a Ferrara dopo 500 anni un capolavoro assoluto della storia dell'arte come Il festino degli dei di Tiziano.

Detto ciò, vorrei ricordare un po' di dati e di fatti sull'attività della Fondazione Ferrara Arte e sul progetto di riqualificazione di Palazzo dei Diamanti. 

Ferrara Arte è una realtà quasi trentennale che, fin dalla sua fondazione, ha coniugato la qualità delle iniziative con la capacità di rivolgersi a un pubblico ampio. Altra sua peculiarità è la dimensione internazionale, testimoniata dalle innumerevoli collaborazioni con grandi musei di tutto il mondo. Infine, un altro aspetto importante e non scontato è la sua natura pubblica, per cui gli introiti non vanno a beneficio di un privato, ma sono reinvestiti sulla città.

Negli ultimi anni la nostra programmazione è stata perlopiù orientata su artisti e temi ferraresi. Questi non sono stati scelti per il mero fatto di essere d'origine locale, ma perché riteniamo che il loro interesse e valore sia universale, al pari di quello degli altri maestri internazionali proposti. Le mostre sono collegate alla città e sono della città, ma hanno l'ambizione di parlare al mondo e in quest'ottica la contrapposizione degli uni (i ferraresi) contro gli altri (non ferraresi), non ha davvero alcun senso.

Vorrei ricordare alcune proposte. La mostra De Chirico a Ferrara, che per la prima volta ha raccontato la pittura metafisica fiorita nella nostra città, riunendo una serie di capolavori raramente visti assieme, tra cui un'opera identitaria per Ferrara come Le muse inquietanti. La mostra sull'Orlando furioso, che ha rilanciato a livello nazionale e internazionale il capolavoro di Ariosto, riempiendo di meraviglia i quasi 150.000 visitatori che sono venuti a vederla. Ricordo anche che in questa occasione Ferrara Arte ha promosso una rete tra le istituzioni e le associazioni culturali cittadine per cui sono nate numerose iniziative culturali legate all'epoca di Ariosto che, di fatto, hanno dato vita a un festival del Rinascimento difficilmente eguagliabile.

Il successo delle mostre sull'Orlando furioso e sulla pittura metafisica ha garantito un ampio margine di autofinanziamento, che ha poi permesso di studiare e valorizzare artisti ferraresi meno popolari, ma di uguale interesse. Di qui, sono nate le mostre su Carlo Bononi, con un percorso di esteso al territorio cittadino con lo scopo di promuovere la Ferrara del Seicento, e quella sugli Stati d'animo che ha rimesso al centro del discorso critico e all'attenzione del pubblico l'opera di Gaetano Previati.

Infine, la mostra su Courbet, che rientra in una linea di lavoro antica di Ferrara Arte, dedicata alla pittura di paesaggio come motrice della modernità. L'esposizione è stata possibile grazie allo straordinario sostegno di musei come l'Orsay, la National Gallery di Washington, il Metropolitan e tanti altri, che sono da anni nostri alleati nel portare avanti una programmazione basata su un solido progetto culturale.

Grazie a tali alleanze, è stato possibile spingere l'attività di promozione del patrimonio ferrarese anche in altri centri italiani ed esteri. Ricordo la mostra su Boldini a Pechino e all'Ermitage di San Pietroburgo e quella su Michelangelo Antonioni che, dopo Ferrara, è stata ospitata dal Bozar di Bruxelles, dalla Cinemathèque di Parigi e dall'Eye Museum di Amsterdam. Alla luce di tutto ciò, evocare il provincialismo è semplicemente ridicolo e paradossale.

I bilanci degli anni in cui si sono svolte le mostre sopra menzionate meritano un cenno, per quanto sintetico. Nel 2016 gli introiti propri delle mostre (biglietteria e bookshop nei 59 giorni di De Chirico e nei 99 dell'Orlando furioso) hanno costituito il 65% del totale delle entrate, con un incasso complessivo di 2.400.000 euro. In quell'anno Ferrara Arte ha sostenuto anche i costi delle mostre presentate all'estero e quelli dell'Arte per l'arte in Castello, senza che il contributo comunale fosse aumentato. Alla fine il bilancio ha chiuso con un utile di 56.000 euro.

Nel 2017, invece, in soli 29 giorni, la mostra sull'Orlando furioso ha avuto 40.000 visitatori, ossia una media di 1.380 visitatori al giorno, portando gli incassi a 570.000 euro  (20.000 euro al giorno), e così generando un utile di esercizio nel solo primo mese dell'anno di 144.000 euro - un margine che ha consentito di realizzare la mostra su Bononi. Sempre nel 2017 Ferrara Arte ha sostenuto i costi di competenza dell'Arte per l'arte e l'anno si è chiuso con una perdita di 19.000 euro, coperta dall'utile d'esercizio del 2016.

Ma veniamo al progetto architettonico. Palazzo dei Diamanti è un marchio di qualità, ha un pubblico affezionato che vi fa ritorno da decenni sapendo di trovare un'offerta di livello. Tuttavia, chiunque frequenti musei si rende conto che la struttura non è più all'altezza della proposta: mancano servizi di base, come spazi per la didattica, un punto ristoro, un percorso coperto, servizi igienici adeguati e altro. Ho ritenuto mio dovere evidenziare tali esigenze e lavorare per trovare le soluzioni migliori, compreso il finanziamento ministeriale che costituisce un'opportunità unica per affrontate lavori di riqualificazione onerosi. Se non avessi fatto ciò, sarei venuta meno al mio compito istituzionale.

Il progetto è stato selezionato attraverso un concorso internazionale, menzionato in sedi autorevoli come esempio di buona pratica. Esso mira non certo a sfregiare il palazzo, bensì a riqualificarlo e rilanciarlo, non solo come sede di mostre e della Pinacoteca Nazionale, ma anche come eccellenza del nostro Rinascimento, poiché del nuovo assetto e dei servizi potranno godere pure coloro che vorranno ammirare o studiare il monumento in sé, durante tutto il corso dell'anno.

Il progetto discende da un'attenta riflessione sugli elementi distintivi del sito, per coglierne le caratteristiche essenziali e partire da quelle per conservale, interpretarle e valorizzarle. Il nuovo padiglione è una struttura leggera e completamente reversibile, che si stacca dal muro di separazione tra la corte interna e il giardino, creando un nuovo spazio aperto e quindi potenziando il sistema delle corti che sono una componente strutturante del progetto rinascimentale. Non si tratta dunque di un completamento del palazzo, ma di un'addizione che ne migliorerà la fruizione.

Sono convinta che il patrimonio vada innanzitutto conservato e preservato, ma per fare ciò non bisogna necessariamente trattare i monumenti come organismi statici e senza vita; integrarli, nel rispetto della loro integrità storica ed estetica, nelle dinamiche della comunità accresce infatti il loro valore, oltre a garantirne una cura e un'attenzione più forte e continua.

Le città del nostro paese sono piene di chiese, palazzi, piazze il cui aspetto attuale è frutto di interventi stratificati di epoche diverse che non hanno fatto altro che aggiungere valore civile, culturale ed estetico. Questo accade anche nella nostra contemporaneità: pensiamo a progetti come le piramidi del Louvre o il Centre Pompidou, o ancora, all'Opéra di Lione - interventi entrati nell'immaginario collettivo, che sono stati determinanti nel rilanciare le città e i loro luoghi della cultura. La discriminante sta tutta nella capacità del progetto di dialogare e valorizzare il contesto in cui si colloca ed è esattamente ciò che è in grado di fare il progetto per Palazzo dei Diamanti.

Mi auguro che su questi temi si possa avviare un dibattito e un confronto davvero serio e civile con tutti coloro fra cittadini, associazioni culturali, amministratori pubblici e operatori economici, che hanno davvero a cuore il bene della comunità e ne sentono la responsabilità, e spero altresì che da questo confronto vengano esclusi l'intimidazione, la violenza verbale e la minaccia, strumenti che di certo non servono ad affrontare le sfide future.

 * direttrice delle Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea di Ferrara

Nelle foto scaricabili in fondo alla pagina:
1. Orlando furioso 500 anni: uno dei grandi successi degli ultimi anni;
2. La coda in piena notte per visitare la mostra e partecipare alla Maratona Orlando, 2016;
3. I capolavori della metafisica di De Chirico a Palazzo dei Diamanti, 2015;
4. Bononi a Santa Maria in Vado: la riscoperta del '600 ferrarese.

Immagini scaricabili:

Palazzo dei Diamanti di Ferrara - esterno Pubblico in coda in piena notte per visitare la mostra e partecipare alla Maratona Orlando, 2016 I capolavori della metafisica di De Chirico a Palazzo dei Diamanti, 2015 Bononi a Santa Maria in Vado: la riscoperta del '600 ferrarese