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La segnalazione: "Ricordiamo Antonio Piromalli" di Giuseppe Fiamma

29-08-2006 / A parer mio

di Giuseppe Muscardini

Antonio Piromalli (1920-2003) era indissolubilmente legato a Ferrara. Lo si capiva dal modo in cui ne parlava negli ultimi anni di vita. Una presenza costante nei suoi ricordi. Ne seguiva gli eventi culturali a distanza: da Roma, dove abitava, dalla Calabria, terra natale dove si recava di frequente per seguire le attività culturali di giornali e riviste da lui dirette o fondate, e da Rimini, dove soggiornava a lungo d'estate. Era in contatto con Vittorio Sgarbi, ammirandolo affettuosamente per la preparazione culturale e per la fulgida carriera che aveva percorso. Un'amicizia inoltrata negli anni, se si considera che il 21 dicembre 1974, quando Vittorio Sgarbi discusse con Carlo Volpe la propria tesi di laurea presso l'Università di Bologna, Piromalli era presente.
Ma dove nasceva tanto amore per la città estense? Se ripercorriamo insieme all'autore di questo libro le tappe della vita di Antonio Piromalli, avremo una risposta esauriente. Antonio Piromalli approdò a Ferrara come insegnante nell'immediato dopoguerra, negli anni della ricostruzione morale del Paese. Forte degli utili insegnamenti ricevuti da Luigi Russo negli anni universitari, vi giunse con l'animo carico di passione civile, iniziando subito a frequentare gli ambienti politici e culturali della città. Fu proprio nel 1946, nel corso dell'inaugurazione dell'Istituto Gramsci, che l'ironico Luigi Russo, invitato a Ferrara per l'occasione, annunciò pubblicamente la nascita di una rivista coraggiosa e "luciferina" ispirata alle malefatte di Belfagor, l'arcidiavolo nato dalla penna di Niccolò Machiavelli. Lo ricordò lo stesso Piromalli in un sentito flusso di ricordi nel corso una serata a lui dedicata all'Hotel Astra, organizzata nel 1998 dal Lions Club. Con eloquio coinvolgente, seppe rievocare fra i presenti il clima storico e culturale della Ferrara del dopoguerra, che vide impegnati intellettuali come Bruno Cavallini, Mario Roffi, Pasquale Modestino, Franco Giovanelli, Lanfranco Caretti, Mario Pinna, Claudio Varese, Luciano Capra, Luciano Chiappini. Raccontava questi fatti come se il suo ruolo accanto agli uomini capaci che citava, fosse stato secondario e di scarsa importanza, con la discrezione di chi "veniva da fuori". Ma è sufficiente sfogliare i registri delle presenze di Casa Ariosto di quegli anni per capire che l'umiltà di Piromalli, pur lodevole, sminuiva di fatto il suo effettivo contributo nella elevazione culturale della città. Accanto alla data del 15 settembre 1947, la sua firma compare decisa: affascinato dalla parva domus di Contrada del Mirasole, il giovane insegnante, che era stato allievo di Luigi Russo, concepì in quei luoghi ariosteschi il primo germe del volume La cultura a Ferrara al tempo di Ludovico Ariosto, pubblicato nel 1953 con la fiorentina La Nuova Italia, che tanto credito ebbe fra gli studiosi della materia.
Il volume che qui segnaliamo, è gravido di quella "ferraresità" che Piromalli avvertì prepotentemente negli ultimi anni di vita, quando intrattenne con Giuseppe Fiamma un fitto carteggio. Non mancano accenni frequenti a Ferrara neppure nelle molte recensioni a firma di Giuseppe Fiamma alle opere di Piromalli, raccolte per l'occasione in questo libro. Bsta sfogliare la parte finale con l'indice dei nomi di persona, per rendersi conto di quanto le presenze di uomini e donne legate a Ferrara avessero per lui un ruolo fondamentale nella rievocazione di un periodo, di atmosfere, di entusiasmi politici e intellettuali. Un modo autentico di fare cultura, che gli amici ferraresi sanno oggi riconoscergli.

G. FIAMMA, Ricordiamo Antonio Piromalli, Acri, La Clessidra, 2006