Comune di Ferrara

venerdì, 18 gennaio 2019

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Ricordando Alda Costa

16-11-2006 / Punti di vista

di Davide Stabellini

Questo il testo integrale della commemorazione della figura di Alda Costa pronunciato dall'assessore comunale Davide Stabellini, in occasione della cerimonia che si è tenuta in Certosa il 16 novembre per la traslazione delle ceneri al Sacello dei caduti per la libertà

La vita di Alda Costa è stata interamente contrassegnata da difficoltà, problemi, sofferenze di una donna sola, che trovò in se stessa e nei valori che saldissimi tenne nel fondo della propria coscienza, le ragioni del vivere e del lottare.
Una cultura eclettica, nell'insieme, legata ad un forte senso di solidarietà, della partecipazione alle sofferenze degli altri, del bisogno sempre impellente di giustizia.
La ricostruzione storica del socialismo ferrarese nel suo percorso tortuoso passa inevitabilmente attraverso la figura di Alda Costa, grande sostenitrice del pensiero riformista.
Dal suo esordio alla vita politica fino alla fine dei suoi giorni fu costante l'appello all'unità nell'organizzazione politica del socialismo, dove dovevano trovare posto, spazio e valorizzazione tutte le correnti e gli uomini che ad esso si ispiravano.
L'unità non fu mai però intesa da lei come "disciplina ferrea, assoluta, incondizionata" che in quanto tale essa rifiutava e respingeva perché, diceva, costituiva "un'offesa alla dignità della persona".
Nel 1914 diviene segretaria della Federazione Provinciale Socialista ed il 24 luglio dello stesso anno scrive una nota sul giornale "Le bandiere socialiste":
"Socialista - si legge - è colui che sa fare il sacrificio del proprio convincimento personale anche quando questo si trovi in disaccordo con le maggioranze...."
Grande oppositrice all'intervento in guerra insieme a Zirardini, Zanzi, Baraldi.
Tanto irriducibile ed irremovibile rispetto alle sue posizioni, da essere segnalata nel 1917 alle autorità giudiziarie come una "disfattista" che tesseva la trama di una rivoluzione socialista, frequentatrice dei più noti sovversivi della Città.
Dopo l'avvento del fascismo fu aperta e indomabile avversaria del regime, fino ad essere catturata nella notte del 14 novembre 1943.
Dopo la liberazione avvenuta il 25 luglio 1943 si dette subito da fare per ricostruire il partito, compilando un elenco di coloro che volevano iscriversi... salvati (questi ultimi) dal plotone d'esecuzione grazie all'intervento dell'ing. Savonuzzi e del giudice Antonio Buono.
Liberata e incarcerata di nuovo, muore a Copparo il 30 aprile 1944.... la vigilia del 1° maggio data aborrita dal regime fascista.
La prefettura per i funerali impose ordini severissimi: massima segretezza e nessuno al seguito; un ultimo saluto negato a chi nel tempo aveva imparato ad amare la forza di Alda Costa.
Ma c'è tempo per il riscatto.. dopo la liberazione, il 15 novembre 1945 in occasione della traslazione della salma da Copparo a Ferrara, la popolazione si riversò in grande massa attorno al suo feretro lungo strade della campagna accompagnandolo fino alla nostra Certosa.
Alda Costa rimane una donna ancora poco conosciuta per il grande impegno che ha apportato alla cultura democratica di Ferrara.
Una gloriosa vita quella di Alda Costa, maestra di vita, morta in prigione che merita di essere consegnata alla storia delle battaglie combattute per la libertà e non tolte dai libri di testo e soprattutto alla memoria dei giovani ferraresi.