Comune di Ferrara

domenica, 24 marzo 2019

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Sei domande al Comitato Acqua Pubblica

16-11-2011 / Punti di vista

di Luigi Marattin *

Cari amici del Comitato Acqua Pubblica,
ieri in Consiglio Comunale avete dimostrato di saper urlare, di sapervi vestire in maniera sgargiante, di saper fare resistenza passiva ad un poliziotto che - in osservanza delle regole - vi porta via per consentire il regolare svolgimento del Consiglio Comunale. Ora mi chiedo: sapete anche rispondere nel merito ai problemi che voi stessi sollevate? Vi pongo sei domande: due a carattere giuridico, due a carattere economico, due a carattere politico.

DUE DOMANDE GIURIDICHE
1) Per mesi le vostre rivendicazioni, veicolate da alcuni consiglieri comunali di lotta (molta) e di governo (poco, per fortuna) hanno tenuto bloccata la Commissione Statuto, contribuendo a sprecare tempo e denaro. Chiedevate di scrivere nello Statuto che il servizio idrico integrato è privo di rilevanza economica. Nel 2010 la Regione Marche lo ha fatto (art.40, comma 2, legge regionale 16/2010), e il 15 giugno scorso la Corte Costituzionale (con sentenza n.187) ha dichiarato incostituzionale tale decisione, affermando inequivocabilmente che il servizio idrico ha rilevanza economica. Domanda: Lo sapevate che quello che voi chiedete in Comune a Ferrara è stato già dichiarato incostituzionale?
2) Il referendum sull'abolizione della remunerazione del capitale - di cui ieri chiedevate il rispetto - ha abrogato una normativa di settore (il cosiddetto Codice Ambiente). Rimane però in piedi l'art.117 del Testo Unico degli Enti Locali, che specifica chiaramente tra i criteri per il calcolo della tariffa l' "adeguatezza della remunerazione del capitale investito, coerente con le prevalenti condizioni di mercato". Domanda: Dato che il testo unico degli enti locali rimane in vigore, e considerato che esso rappresenta la stella polare per l'azione amministrativa, cosa pensate al riguardo?

DUE DOMANDE ECONOMICHE
3) Avete raccontato agli italiani che quel 7% di remunerazione del capitale che volevate abolire rappresentava un profitto ai danni della collettività. In realtà, il metodo nazionale di calcolo della tariffa dell'acqua (introdotto il 1 Agosto 1996 dall'allora Ministro Di Pietro) prevede questo: si prendono i costi sostenuti dall'azienda che gestisce il servizio idrico, e si aggiunge l'inflazione programmata più questo famoso 7% di remunerazione. Peccato però che tra questi costi non vi siano né gli interessi pagati dall'azienda per fare gli investimenti né, ad esempio, l'Irap (per la semplice ragione che fu introdotta dopo il 1996). Diciamo che una piccola azienda totalmente pubblica - quelle che voi tanto desiderate - debba fare gli investimenti per garantire l'acqua ai cittadini. Quanto paga di interessi? Facendo la media del costo del credito nel 2011 presso la Cassa Depositi e Prestiti (tasso IRS a 15 anni più spread sull'Euribor a 6 mesi), otteniamo esattamente il 5%. E quanto pesa l'Irap? Prendendo per approssimazione il peso che quest'imposta ha in una piccola azienda comunale di Ferrara, otteniamo il 2.10%. La somma fa 7.10%. Ecco svelato l'inganno: per una piccola azienda pubblica non solo quel 7% non è la remunerazione di un bel nulla ma, stante la situazione attuale, non copre neanche tutti i costi realmente sostenuti dall'azienda. Ne segue che se voi abolite anche quel 7%, ogni anno le aziende accumuleranno perdite ingenti che alla fine porterebbero al fallimento le aziende pubbliche. Domanda: perché volete che a gestire l'acqua siano aziende pubbliche, per poi causarne nei fatti il fallimento?
4) Lo sapevate che l'Emilia Romagna non adotta il metodo del 7%? Da noi, la famosa remunerazione del capitale è il tasso IRS a 15 anni (la cui media 2011 è il 3,5%) più una parte variabile decisa ogni 5 anni dalla Giunta Regionale (attualmente pari al 2.39%). Quindi per le aziende emiliano romagnole la situazione è ancora più grave che nel caso nazionale: o trovano il modo di finanziarsi a tassi più bassi (ad esempio emettendo obbligazioni a basso costo, come ha fatto Hera pochi mesi fa), o la tariffa non copre in realtà neanche i costi reali sostenuti per portare l'acqua a casa della gente.
DUE DOMANDE POLITICHE
5) Una dissennata politica da parte del governo di centro-destra negli ultimi tre anni ci ha portato nella situazione paradossale per cui, ad oggi, non sappiamo qual è l'organo pubblico di regolamentazione che fisserà le tariffe dell'acqua. Gli ATO sono stati aboliti, l'Agenzia nazionale non è ancora operativa. Domanda: invece di favoleggiare di un mondo che non esiste (e che in ultima analisi danneggerebbe proprio il settore pubblico che voi volete proteggere), non ritenete prioritario chiedere che venga al più presto costituita un'Autorità di Regolamentazione in grado di fissare le tariffe sulla base di un metodo nuovo che garantisca agli utenti qualità e investimenti, lasciando gestire il servizio idrico all'operatore che si dimostri migliore (pubblico, privato o misto che sia)?
6) Il vostro vero obiettivo è che gli investimenti necessari nel settore dell'acqua siano interamente fatti dal pubblico, e non da società miste o private. Secondo uno studio del Conviri, sono necessari 70 miliardi di investimenti nel servizio idrico integrato. Il nostro paese si appresta a sopportare una manovra già prevista di 50 miliardi di euro nei prossimi due anni, più almeno altri 25 che Mario Monti ha già giudicato necessari per evitare il fallimento. A questi 75 miliardi, voi vorreste aggiungerne altri 70, e per fare qualcosa che nessun italiano si accorgerà mai essere stato fatto. I cittadini infatti chiedono che l'acqua sia pulita, accessibile a tutti e a basso costo, e non gli importa la composizione del capitale sociale dell'azienda che gestisce il servizio. Basta che lo gestisca bene, e controllato dal pubblico. Domanda: in un momento così drammatico per la finanza pubblica del Paese, ritenete responsabile tale atteggiamento?
Tante altre cose ci sarebbero da dire. Prima tra tutte, che ogni intervento sulla tariffa non può applicarsi ai contratti già sottoscritti (ovvero il programma di investimenti già pattuito 2008-2012) bensì solo a partire dal nuovo quinquennio 2013-2017. Inoltre, non è materialmente possibile procedere in assenza di un intervento legislativo che dirima le numerose questioni ancora sul tavolo. Prova ne sia che nessuno in Italia ha ancora proceduto a fare quello che voi chiedete. Neanche i beniamini dell'acqua pubblica: il Sindaco di Napoli Luigi de Magistris e il Governatore della Puglia Nichi Vendola. Vi siete mai chiesti il perché? Forse perché la realtà è un po' più complicata di come a voi piace descriverla.
Ho nei confronti di molti di voi stima e rispetto, nonostante la radicale diversità di vedute. Tuttavia, lo spettacolo che avete offerto ieri in Consiglio non fa onore né a voi, né ai ruoli istituzionali che alcuni di voi hanno ricoperto in passato, né ai ruoli che altri di voi potrebbero ricoprire in futuro. Certe sceneggiate hanno un indubbio impatto mediatico, e possono stimolare dialettica e vivacità intellettuale. Ma governare significa risolvere i problemi della gente, ideare soluzioni concrete confrontandosi con vincoli e situazioni reali, che diventano ogni giorno più complesse. Noi siamo qui per questo. Non per altro. Aspetto fiducioso una vostra risposta, per poterci confrontare nel merito.

* - assessore comunale al Bilancio