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Inaugurato il nuovo Parco Pareschi ristrutturato

07-10-2002 / Giorno per giorno

È stato inaugurato questa mattina dal sindaco Gaetano Sateriale, alla presenza del Rettore dell'Università Francesco Conconi, degli assessori all'Ecologia urbana e ai Lavori pubblici, Alessandro Bratti e Vainer Merighi, il nuovo Parco Pareschi ristrutturato. Tra le novità di rilievo di questa riapertura al pubblico il fatto che il parco torna ad essere fruibile direttamente anche dal Palazzo Renata di Francia, sede dell'Università, di cui storicamente è stato il parco di pertinenza. Infatti, tutte le mattine, fino alle 14, resterà aperto il collegamento tra l'Università e il Parco stesso per renderlo fruibile anche dagli studenti che potranno usarlo come luogo di studio e svago e come accesso all'Università stessa da corso Giovecca. Sono stati fatti interventi decisivi sulle piante con la sostituzione di alcune piante malate, la potatura di altre, la semina del prato e di erbe officinali come anticamente avveniva in quel luogo. Per quanto riguarda le strutture sono state rifatte le pavimentazioni, parte in trachite, parte in acciottolato, sono state rifatte le condotte idriche e quelle della fogna, predisposti gli impianti per l'illuminazione pubblica, installate 18 panchine in ferro e legno, installato un bagno pubblico autopulente, consolidato il muro di cinta dal lato di Corso Giovecca che presentava problemi di stabilità, sono stati restaurati i cancelli di ingresso. I costi ammontano a 87.750 euro per il verde e a 415.700 euro per i lavori edili e gli impianti. SCHEDA STORICA DEL PARCO La lunga storia che caratterizza lo spazio verde, oggi Parco Pareschi, inizia nella seconda metà del XV secolo, con la costruzione del palazzo estense detto di San Francesco, di cui costituiva l'originario giardino. Il palazzo venne costruito attorno al 1475 per volere del duca Ercole I La fisionomia del giardino di quell'epoca è oggi completamente perduta, né a Ferrara rimangono altri esempi di giardini storici con tipologie precisamente identificabili, tuttavia i documenti d'archivio, uniti ad esempi altrove conservati, permettono il recupero di alcuni dati utili all'analisi storica del sito in questione. In epoca rinascimentale la vasta superficie verde pertinente al palazzo era coltivata con alberi da frutto di varie specie e ortaggi, insieme ad aiuole di fiori e spalliere di bosso con sentieri pavimentati e pergolati montati su centine. Il giardino era dunque pertinenza del palazzo. Il giardino subì comunque, già a partire da questo periodo, varie modificazioni, legate ad una numerosissima serie di interventi sul palazzo, in particolare il complesso in esame è legato anche alla figura di Renata di Francia, da cui il nome attuale del palazzo, figlia di Luigi XII e sposa di Ercole II, che vi abitò dal 1537 al 1554, nel suo appartarsi dalla Corte perché calvinista. In un documento del 1728 il giardino è ancora rappresentato con la simbologia riservata agli orti e così pure nel 1736, quando viene fatta una perizia sullo stato di conservazione degli immobili. Attorno alla metà del XVIII secolo, nel 1747, viene eseguita una pianta e una misurazione precisa dell'orto (così espressamente indicato) per verificare i livelli e quindi regolarizzarne il piano e le inclinazioni necessarie allo scolo delle acque; la pianta appare ancora sovrapponibile a quella redatta nel 1736. In effetti, nella Pianta del Bolzoni del 1747 è riportato il fronte sulla Giovecca con il muro di cinta continuo, a comprendere l'antico orto e giardino estense. In una perizia del 1813 compaiono per la prima volta due serre addossate al muro di fondo ed una divisione della superficie scoperta in porzioni definite dal viale centrale e da due viali che lo incrociano Alla metà del XIX secolo i Pareschi acquisirono la proprietà del palazzo e probabilmente definiscono gli spazi verdi come parco, secondo l'architettura del giardino paesaggistico, tipico di questo periodo, perdendo la connotazione dell'antico orto. E' quest'ultima interpretazione del giardino che, con alcune modifiche, è giunta fino a noi. Nella seconda metà dell'Ottocento le modificazioni sono assai sensibili: vengono tracciati vialetti ad andamento curvilineo a racchiudere alberature e aiuole, altri, ai margini dell'area verde, sono adibiti a "passeggiate romantiche", inoltre vengono create sopraelevazioni di terreno, secondo il gusto tipico dell'epoca, in prossimità del muro di recinzione (come nel ridisegno di Parco Massari e di altre residenze della città e della campagna. La proprietà Pareschi rimane fino al 1942, quando, con il nuovo proprietario, il Conte Vittorio Cini, il palazzo viene donato al Comune con il vincolo del suo utilizzo a scopi di istruzione e per diventare di uso pubblico. La guerra in corso non consente la realizzazione immediata del progetto, anzi si verificano danneggiamenti notevoli, in particolare in seguito al bombardamento del 1944. Nel 1959 si deliberano la concessione in uso perpetuo all'Università del Palazzo di Renata di Francia e i relativi lavori di restauro. E' proprio il 1959 il momento della perdita dell'unità del complesso poiché il palazzo viene dato, appunto, in uso all'Università, mentre il parco rimane di proprietà comunale e di uso pubblico. E' questo il momento certamente più traumatico poiché la scissione di questa realtà unitaria ha favorito, tra l'altro, una serie di interventi che non hanno più tenuto conto della fisionomia originaria dell'area, cancellandone progressivamente le peculiarità.