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Professione informatico , tra vento e onde

18-12-2016 / A parer mio

Cosa c'entrano personal computer, bite e reti informatiche con il vento e le onde? Lo racconta il ferrarese Paolo Holzl, informatico "dalla nascita" per passione, una passione che ha trasferito anche allo sport della tavola a vela. Nell'intervista raccolta nei mesi scorsi Paolo traccia, non solo per gli addetti ai lavori ma con un linguaggio alla portata di tutti, la storia e il declino etico-culturale dell'informatica moderna e dei suoi 'operatori'. Tutto ciò alla luce dell'evoluzione della comunicazione e dei discutibili (se non devastanti) effetti delle attuali politiche tecno-economiche. [Alessandro Zangara]

 

1 - Il personal computer ha fatto capolino nella nostra società negli Anni '80. Sono passati 30 anni e da macchina personale per calcolare e scrivere è diventato un potente strumento di connessione e relazione fra milioni di macchine. Come si è evoluta la comunicazione e cosa è cambiato?

Per riuscire a comprendere l'evoluzione occorre ripercorrere un po la storia di come si è evoluta la comunicazione in 50 anni (ne ho 53 e penso di averla percorsa tutta, a partire dal 1985 da 'addetto ai lavori').
Mio nonno quando avevo 10 anni era già 'oltre', faceva commercio con la telescrivente e quindi la sua capacità relazionale era superiore a quelli della media dell'epoca, ma famiglia tipo di 50 anni fa e le attività economiche, erano fatte principalmente di relazioni dirette.
I fatti 'lontani' arrivavano per passaparola e tramite la stampa (alla quale non tutti potevano accedere sia per motivi economici che per capacità di lettura).
In un mondo di questo tipo le poche notizie che arrivavano erano ovviamente indirette e solo quelle rilevanti, le guerre i grandi cataclismi ecc. Notizie rare, spesso con una buona dose di falsità e propaganda di regime.
Tutto era basato su un sistema di vicinanza e relazioni dirette.
Anche le ambizioni erano diverse, difficile invidiare chi sta meglio di te, se ne conosci pochi.
Mio nonno non penso che nella sua vita si sia relazionato realmente con più di 50 persone (allora c'erano anche pochi mezzi di trasporto e la gente si spostava poco).
La gente viveva di stenti ma era circondata da persone per la gran parte con gli stessi problemi.
La cultura passava per la formazione ed i libri, quindi restava di una elite.
I computer in quel momento erano solo nelle università o nei centri di ricerca.

Con la diffusione della radio, ecco che alla comunicazione (sempre in 'ricezione'), si è aggiunto un fiume di parole.
Le persone hanno cominciato a sentire voci più lontane, magari in lingue diverse.
Ha cominciato ad esistere un senso di appartenenza ad un contesto più ampio di quello del proprio territorio.
Ecco che oltre alle notizie eclatanti arrivavano anche informazioni minori.
Nasceva la consapevolezza dell'esistenza di ambienti più agiati, e cominciava l'insoddisfazione e l'invidia di paesi lontani dove tutto sembrava andare meglio.
In questo periodo i computer cominciavano a prendere posto nelle aziende con programmi gestionali o di calcolo, non certo come strumento di comunicazione.

Nell'adolescenza ho visto crescere le 'radio libere' e quindi cominciavi a sentire voci non istituzionali di gente comune.
Le opinioni viaggiavano (sempre in ricezione), ma se volevi dire la tua potevi telefonare e parlare in diretta.
Ed ecco che alle notizie 'ufficiali' si mescolavano opinioni, idee originali, ma anche tante sciocchezze, ma non era più un informazione solo di canali ufficiali.
I giornali erano molto più alla portata di tutti ma erano comunque sempre scritti da professionisti, ma le 'lettere al direttore' permettevano talvolta, in modo mediato, di dire la propria.
I computer cominciavano ad entrare nelle case, per i videogiochi e qualche volta per scrivere.
La TV era il principe della comunicazione, usatissima portava finalmente non solo le parole ma le immagini ma sempre da fonti ufficiali.
Finalmente ci si sentiva parte di un insieme sociale, ma non ancora parte del mondo.
Si sono visti gli orrori (che ci sono sempre stati ma non si conoscevano), la miseria, le diseguaglianze.
Si è presa più consapevolezza del proprio stato sociale e quindi l'invidia e l'insoddisfazione.
Il telefono permetteva di comunicare più facilmente, i mezzi di trasporto agevolavano i viaggi e quindi si espandeva la propria sfera relazionale.
Il PC è in molte più famiglie ma più o meno come può esserlo una macchina da scrivere, e solo alcuni lo sapevano sfruttare.

Con la maggiore età ho vissuto il periodo delle BBS, anni 80 (qualcuno ricorderà i nodi Fido).
Chi, acculturato, aveva un modem e una linea telefonica, ha cominciato a scambiarsi materiale digitale, nasce un nuovo modo di comunicare.
Sono giovani, spesso tecnoappassionati, cominciano a dibattere nei forum, ampliano a dismisura la propria capacità relazionale e cominciano a trasferire immagini e i suoni oltre al testo.
Vi era pornografia ma non solo, nella 'rete' trovavano le informazioni che prima erano solo nei manuali (che molti non potevano permettersi).
Finalmente un sistema di dialogo internazionale a basso costo.
Queste persone cominciavano finalmente a sentirsi parte del mondo e sentivano il bisogno di lingue come l'inglese per attingere pienamente alla montagna di informazioni che si stava accumulando.
Le aziende cominciavano ad usare i computer per trasferire dati tra sede e periferie, unità mobili ecc. ma con grosse difficoltà.
Cominciavano ad andare in crisi concetti come la privacy, la censura, copyright ecc.

La rivoluzione è nata negli anni 90 con Internet prima i tecnoentusiasti poi la gente comune scopre la miniera di informazioni.
Il computer nelle case non è più solo una macchina da scrivere ma riceve informazioni e spedisce posta.
Anche l'uomo della strada comincia a leggere qualcosa magari sul Videotel della propria TV.
Finalmente tutti possono trovare tantissimo materiale (anche tante cose stupide o false), ma comunque la cultura non è più solo sui libri.
Sono ancora pochi coloro che dialogano sui forum, postano opinioni ecc. per cui è ancora principalmente una fruizione in ricezione.
La cerchia delle conoscenze si espande.
Arrivano nelle case anche immagini raccapriccianti, tutto ciò che una volta era facilmente censurabile lo diventa molto meno ed il materiale è più 'sfuggente'.
L'informazione è sicuramente molto più libera.
Le aziende trovano nel computer un sistema di comunicazione pratico e rapido, in quel momento in fondo il problema non era tanto quello di avere gli strumenti per comunicare che esistevano, il problema era decidere un sistema unico che andasse bene a tutti.
Con il TCP-IP ed Internet è accaduto questo.
Da questo momento il PC diventa davvero un potente strumento di comunicazione sovranazionale.

Circa 10 anni fa ecco il vero salto di qualità.
Il PC oramai in tutte le case, a dire il vero soprattutto nelle case in cui ci sono giovani (molto più esperti dei genitori).
Nasce il 2.0 ovvero non solo fruire ma pubblicare in modo semplice e non mediato le proprie opinioni.
La sfera relazionale si amplia a dismisura a discapito della qualità e profondità delle relazioni.
La gente è libera di scrivere cose intelligenti e stupide con la massima semplicità, scrivere nei forum o nei blog era alla portata di pochi, oggi tutti possono scrivere in modo facile.
La rete si riempie di materiale di tutti i tipi, di fatto ben poco è censurabile, le informazioni crescono a dismisura, così come anche la spazzatura.
L'approccio 'facile' porta inevitabilmente le prime 'scottature', phishing, virus, spam, reputazioni lese, denunce ecc. ecc.
Nelle aziende il PC è diventato un elemento indispensabile di comunicazione, mentre nelle strutture 'grandi' si cominciano ad approntare difese per le insidie emergenti, nelle piccole non c'è consapevolezza dei rischi, e gli effetti non si sono fatti attendere.

Gli ultimi anni in particolare con la crescita del WiFi e della telefonia, hanno visto la trasformazione del telefono in un computer mobile.
Le TV stanno diventando i PC da salotto e non c'è dispositivo che non stia diventando 'intelligente'.
Servizi 'facili' hanno preso piede in velocità tra le masse sfruttando il paradigma gratis+facile, Google, Facebook, Skype, Whatsapp, i dati si sono moltiplicati a dismisura ma sono nelle mani di pochi.
Le aziende si sono rese conto che se non vogliono essere tagliate fuori devono essere presenti in rete.
La gente compra On-Line perché sa che può risparmiare salvo poi scoprire che con l'arrangiarsi se tutto va bene risparmia e si fa in fretta, se va male o si fa un errore si spende il doppio.
In rete circola qualsiasi cosa, e montagne di spazzatura.
Comunicare costa sempre meno.
Oggi siamo al paradigma 'io sono il mio telefono' (che sa cosa dico, dove sono, cosa scrivo ecc.).
La comunicazione televisiva vive della regola "mostra l'uomo che morde il cane" la scala d'importanza è l'Hodiens.
Così il mondo, che è sempre lo stesso, sembra essere pericoloso crudele ed insopportabile e distribuisce paure ed insoddisfazioni, certe cose prima esistevano ma semplicemente non lo sapevamo.
Anche nella carta stampata si mescolano ideologie, opinioni che confondono la spiegazione dei fatti reali, provate a leggere un giornale una settimana dopo scoprirete notizie palesemente false o imprecise, opinioni sballate, e salverete ben poco.

Ora che ho ripercorso la storia della comunicazione è possibile tirare le conclusioni su cosa è cambiato:

Nel bene:
La comunicazione che era scarsa e monodirezionale oggi è bidirezionale.
Mai stato così facile e poco costoso comunicare come oggi.
La cultura una volta la dovevi comprare, oggi è a disposizione di tutti.
La sfera relazionale è immensa (fatta di relazioni spesso superficiali).
La censura c'è ma è estremamente meno efficace.
In rete trovi tutto e le informazioni su come fare qualsiasi cosa ed in tempi praticamente istantanei.
C'è spazio per tutti per dire la propria, ogni idea intelligente o stupida può essere condivisa con estrema facilità.
Ci si sente realmente parte del mondo.
Se hai una conoscenza specialistica, se qualcuno ne sa più di te hai un mezzo per metterti in contatto e arricchire il sapere di entrambi.
Si sente il bisogno di riuscire a dialogare con altre lingue e altre culture.
I segreti spesso finiscono svelati e quindi scopri retroscena inediti.
Da casa si può fare tutto, andare in banca, fare la spesa abbreviando i tempi, informarsi sui prodotti cercando di spendere il meno possibile.

Nel male:
Ci sono persone che scrivono in Internet convinti che sia come chiacchierare al bar, non sanno che sono responsabili di quanto scrivono e che spesso tale materiale è inamovibile.
Le giuristizioni internazionali sono impreparate e discordanti per cui si crea caos legato all'internazionalità della struttura (ad esempio il minorenne in uno stato è il maggiorenne in un altro) e questo crea caos normativo.
I canali di comunicazione sono nelle mani di pochi privati con estremi rischi di enormi concentrazioni di dati, e conseguenti rischi di furto/divulgazione o uso inappropriato.
La censura così come l'oblio sono quasi impossibili, compresa quella delle notizie false. Nasce il problema di controllare e difendere la reputazione.
Il tracciamento di abitudini, comportamenti, amicizie, gusti, spostamenti è tollerato e visto come ineluttabile.
Le insidie della rete sono sempre crescenti ma la cultura della difesa non si è ancora affermata.
La comunicazione può diventare così compulsiva da mettere in secondo piano la vita relazionale reale.
Le informazioni sono dirette e non mediate, se manca la capacità critica facile riempire il proprio cervello di spazzatura.
Tanti comunicano non per scambiare informazioni, ma solo per non sentirsi soli.
La privacy è oramai un utopia.

Le opportunità:
Tutti possono costruire su un sistema di cultura 'comune', possono aggregarsi, possono ritrovare una cerchia di persone che ha medesimi interessi e trasmettere e ricevere conoscenza.
Se vuoi diventare la persona più preparata su uno specifico argomento, oggi hai i mezzi per farlo a costo zero.

I rischi:
L'estrema potenza, facilità, e scarsa trasparenza del mezzo, rende lo strumento un'arma impropria nelle mani di persone spesso impreparate e inconsapevoli.

2 - Sistemi operativi, programmi e applicazioni innovative: il mondo dell'informatica è trasparente e sicuro o nasconde aspetti che è opportuno conoscere dai quali occorre difendersi? Potresti fare esempi dei maggiori pericoli informatici (magari collocandoli in epoche precise... dagli anno '80 a oggi)

Nulla è più opaco di un mondo di 'software', la stragrande maggioranza dei programmi non è Open Source (non si vede cosa ci sta dietro ed è tutelata dal segreto industriale).
Prima degli anni 80 il software era trasparente poi non è stato più così, o almeno fino al momento in cui i movimenti per il Software Libero hanno cominciato a far crescere delle alternative che oggi sono diffuse e mature.
Oggi siamo circondati da dispositivi sempre più intelligenti di cui ci dobbiamo fidare a cui deleghiamo decisioni anche importanti all'insegna del 'facile'.
Tutti ad esempio vogliono l'auto che si guidi da sola, esiste e guida meglio di un utente comune. Ma se uscendo da una curva deve decidere se investire un pedone salvando il conducente o uscire di strada e salvare il pedone è una decisione che posso delegare ad un software di cui non so nulla?
Il problema è che le persone non sanno che esiste anche del software che si sa cosa fa, che è trasparente, questa trasparenza non è vista come un valore fondamentale.
Quando un programma 'chiuso' ha un analogo 'Open Source', in pratica trasparente e visibile su quello che fa, va preferito anche rinunciando a qualche funzione (tra l'altro si tratta di software quasi sempre gratuito).
Vi garantisco che da anni il software che mi serve lo trovo per il 90% nel mondo Open Source e ho esigenze molto più spinte degli utenti comuni.
Per quanto riguarda poi gli oggetti intelligenti, ricordate il software che aggirava i controlli dei gas di scarico di una nota casa automobilistica? Dovrebbe far pensare se è giusto avere dispositivi così intelligenti senza possibilità di controllo.
Quando la mia lavatrice mi è andata in blocco dopo dieci anni con un messaggio sul display, siamo sicuri che era definitivamente rotta?
Ci si mette 10 minuti a inserire in un programma una regola che dica "dopo 10 anni ed un numero casuale di giorni compreso tra 0 e 365 esci con il messaggio e ferma tutto", ma non posso saperlo.

Trent'anni fa il problema erano i virus, i furti informatici, la distruzione di dati, e i danni causati dall'utente (da sempre il problema più frequente).
Poi con l'ingresso di Internet nelle case hanno cominciato problemi legati alla proliferazione dei dati, le profilazioni degli utenti e conseguentemente fenomeni come i virus dalla rete, i programmi pubblicitari iniettati nel sistema, il Phishing, lo Spam, i furti d'identità ecc.
E poi pericoli legati all'inesperienza, quante persone affidano le foto di una vita a un disco rigido da 50 euro che potrebbe semplicemente cadere a terra e rompersi o venire perso/rubato, o magari cancellano in un secondo montagne di dati senza aver mai pensato di tenerne una copia.
Poi ci sono le chiavette USB in lavatrice con su magari la tesi di laurea che si sta scrivendo da mesi (in unica copia).
Gli attacchi poi sono molto mirati e molto pericolosi (ad esempio quelli dei famosi Cryptolocker che mettono sotto chiave i dati e chiedono un riscatto per ritornarne in possesso).
Il problema è che aziende grosse e preparate che sanno di essere sotto tiro faticano a difendersi, immaginate la montagna di aziende piccole, istituzioni, professionisti; oggi sottovalutano, saranno le prossime vittime.
Le aziende sfornano dispositivi sempre più intelligenti, ed ecco che è bastato un attacco quest'anno al 'sistema' di determinate telecamere, per farle diventare le protagoniste di uno dei più eclatanti attacchi informatici degli ultimi anni.
Insomma se si continua così un domani potrei essere attaccato dalla mia lavatrice.

3 - Cosa rimane oggi della ricca comunità di sviluppatori e ricercatori del software libero (open source)?

Le nuove generazioni di tecnici sanno cos'è il Software Libero, l'università e le scuole formano tecnici che lo conoscono, lo studiano, e lo sfruttano abitualmente e i principali sistemi al mondo usano software Open Source.
E' stato un grande passo in avanti, i sistemi liberi non sono mai stati tanto potenti e diffusi, i programmi Open Source coprono oramai tutte le esigenze o quasi.
Le aziende stesse sovvenzionano lo sviluppo di Software Libero e la diffusione nel mondo dei server dei sistemi Linux ne è la naturale conseguenza.
Vi è un po la delusione di non vedere ad esempio Linux nelle macchine della gente comune, che ancora non percepisce che ci sono alternative alla schiavitù delle licenze e non dà valore alla trasparenza e prende passivamente quello che il mercato mette sullo scaffale.
Quella che prima era una comunità fatta di persone che soprattutto costruivano software aperto, oggi che c'è praticamente oramai gran parte di ciò che serve, in parte lavora per potenziarlo ed affinarlo, altri operano per farne percepire i vantaggi alla gente comune.
Potrei definirlo 'il marketing dell'Open Source'.
Gli smartphone Android sarebbero macchine Linux, in pratica sistemi liberi, peccato che veicolino servizi su Web (praticamente indispensabili per un funzionamento efficace) di Google che tutto sono tranne che trasparenti.

4 - Gran parte della vita sociale, economica, sanitaria, affettiva degli individui scorre nella rete internet e viene immagazzinata nei server dislocati in diverse parti del mondo. Quali sono i livelli di sicurezza attuali?

Il proliferare di questi dati crea enormi concentrazioni di potere nelle mani di pochi.
Ad esempio immaginate quanto potrebbe essere utile per un dittatore sapere la struttura relazionale di una persona, tutti gli interscambi di messaggi o altro con altri ecc.
Sanno di essere sotto attacco e quindi hanno potenti strutture di difesa.
Il problema è che se qualcuno riesce a scardinare il sistema (e ogni tanto qualcuno ci riesce), il momento in cui un segreto non è più tale (ad esempio si sa di una malattia irreversibile di una persona), non si torna più indietro.
Le persone vogliono i servizi senza pagare, le aziende quindi raccolgono i dati della persona e si fanno pagare rivendendoli.
Tutti seguono questa logica (e per la maggioranza 'basta che sia gratis'), ed ecco i vari Whatsapp, Facebook, Skype, su altri fronti Android, IOS, i browser traccianti i comportamenti e i vari servizi Google, servizi ausiliari come Siri, Cortana ecc.
Sono sistemi il cui grado di sicurezza è difficilmente controllabile, presto sarà finalmente obbligatorio dichiarare le compromissioni, per ora questo avviene solo negli Stati Uniti e si è già visto che è successo (da noi se succede nessuno è obbligato a farlo sapere, per quello che ufficialmente non è successo mai niente).
Siti bucati con masse di dati incredibili (Yahoo ad esempio), oppure siti di incontri extraconiugali con nominativi girati in rete e relative conseguenze (suicidi compresi).

5 - Chi gestisce questi sistemi informatici ha un potere enorme. Come è possibile evitare che qualcuno utilizzi questo potere in modo illecito?

Dovrebbero esserci controlli sovranazionali sul software e relative infrastrutture, una vera 'polizia' sovranazionale che valga ovunque come anche una giurisdizione sovranazionale.
In mancanza di tutto ciò (ci vorranno anni a far coincidere interessi di stati divergenti), nessuno garantisce niente.
In pratica chi si occupa del servizio viene giudicato non per cosa fa e come lo fa, ma per le conseguenze negative quando si verificano e ciascuno stato si muove a modo suo.
L'unica garanzia è data dal mettere in rete meno dati possibile oppure 'offuscarli' nascondendoli dietro montagne di sporcizia.
Chi non ha ad esempio un account Facebook perde un opportunità relazionale, anzi rischia un falso profilo che non riesce a controllare. Un falso profilo raccoglie persone che lo linkano e che lo caricano di materiale vero.
In pratica potresti essere in Facebook con foto, gusti passioni caratteristiche senza di fatto esserti mai iscritto.
Insomma una 'schedatura di massa', Facebook è in grado di risalire a te anche solo partendo da una foto che ti ritrae magari parzialmente (dai 'tag' degli utenti sulle foto ha imparato a riconoscerti).
A questo punto ho creato io un profilo semivuoto con le amicizie su cui ho controllo, e accetto l'amicizia di tutti, non potendo nasconderli li confondo in mezzo ad una montagna di persone che neanche so chi sono.
Se poi i tuoi dati li butti tutti su un disco in 'cloud', magari gratuito, non lamentarti se poi tutto il tuo materiale viene catalogato e schedato.
Chi mi garantisce? Talvolta una clausola con una crocetta, un po poco.

6 - Cosa pensi della democrazia digitale, ovvero delle piazze virtuali della politica rispetto a quelle reali tradizionali?

Un opportunità fantastica assolutamente da percorrere.
Ho scritto da diverso tempo nel mio blog "Free Software in Free World" l'articolo "l'algoritmo della democrazia".
I sistemi di rappresentanza basati sui partiti non funzionano più, sono troppo lenti, le persone non vogliono più delegare, la politica nei forum si fa eccome e non è mai stata tanto partecipata.
Il voto oggi è più un voto ideologico perché si pensa che quel partito, su vari temi, abbia mediamente una posizione che corrisponde alla propria.
Ne scaturisce un mandato magari quinquennale nel corso del quale vengono prese decisioni su argomenti che neanche si sapeva sarebbero usciti, in pratica una delega in bianco.
Occorrono invece sistemi di aggregazione delle opinioni delle persone preparate sulla materia con meccanismi di promozione delle opinioni più sostenute (ed esistono), tutto in modo sovrapartitico e con decisioni tempestive.
Se in appositi canali aggregativi di democrazia partecipata una cosa emerge come giusta tra cittadini che conoscono la materia, si decide così (indipendentemente da qualsiasi ideologia, demagogia, o partito).
Ovviamente per questioni etico morali restano altri strumenti come i referendum (che andrebbero fatti on line, per chi non ha i mezzi con l'aiuto di Poste, Patronati o altre strutture di ausilio).

7 - In alcuni paesi del mondo, dove l'informatizzazione e la diffusione di apparecchiature tecnologiche sono ad altissimi livelli, si parla di "digital detox". In Italia a che livelli siamo?

La 'disintossicazione tecnologica' presuppone la consapevolezza dell'intossicazione.
Le persone devono capire che devono imparare a comunicare con gli strumenti nuovi in modo appropriato e non dipenderne.
Di notte spengo il cellulare e lo lascio acceso in un altra stanza, se uno chiama lo richiamo, durante il lavoro non uso Whatsapp mi faccio mandare le Email così non mi interrompono e rispondo quando ho tempo.
Se hanno una urgenza mi faccio telefonare, Skype lo accendo se e quando mi serve, se devo mandare una foto di qualcosa che ho davanti allora Whatsapp va bene.
Chi non si comporta così passa la vita a non fare nulla, perennemente interrotto da comunicazione compulsiva, magari anche mentre guida e dimostrando scarso rispetto per gli interlocutori che magari ha davanti.
Vedo persone che mi scrivono cose urgenti su Whatsapp, gruppi in cui uno scrive Auguri e venti rispondono con disegnetti e altro anziché mandare gli auguri di persona all'interessato (e quindi tutti a leggere 20 messaggi il cui unico scopo è dire "glieli ho fatti pure io").
La scuola dovrebbe educare a questo, ma gli stessi insegnanti non sanno come spiegare questi concetti, meno che meno i genitori con i propri figli anche perché spesso i primi 'malati' sono loro.

8 - Informatica nella scuola 3.0 (forse già 4.0) tra Lim, tablet e wifi, mentre gli studenti possiedono ormai tutti uno smartphone sempre connesso. Quanta reponsabilità ha la scuola del buon o cattivo utilizzo delle cosiddette nuove tecnologie?

Gli studenti sanno spesso usare le nuove tecnologie molto meglio della scuola e dei genitori, ma da un punto di vista operativo e non logico/organizzativo.
Devono vivere gli strumenti    di comunicazione per come vanno usati e per i vantaggi/svantaggi che offrono.
Poi bisogna capire che condividere ha un suo perché, va condiviso ciò che ha senso condividere e tenuto ciò che ha senso tenere.
Di 1.000.000 di foto che uno ha fatto ne riguarderà si o no 10.000, con l'illusione che qualcuno un giorno riguardi le altre, ma le 10.000 saranno sempre più nascoste, sommerse nelle 990.000 foto inutili.
Se durante un concerto riprendo il mio cantante preferito con il telefonino è perché voglio vantarmi con gli amici e farmi invidiare mostrando che ero lì, ma rovino un momento unico.
Quando mi chiamano a parlare su questi temi ai ragazzi molto spesso proietto il filmatino "I forgot my phone", che qualsiasi scuola dovrebbe proiettare, gli adolescenti ci si riconoscono sicuramente.
Anche in rete il problema è l'educazione all'uso dei mezzi (Google ad esempio).
Mi piacerebbe qualcuno chiedesse agli studenti, cercate in rete "la memoria dell'acqua" e parlatemene, e vedere se riescono ad argomentare se è una cosa vera o una bufala.
Passeranno la vita a cercare materiale e ripulirlo dalle falsità e dalla demagogia, riconoscere l'autorevolezza delle fonti, questo la scuola dovrebbe insegnarlo.

9 - Quale è l'aspetto più critico e quello meno conosciuto del mondo tecnologico informatico? Quale l'aspetto più positivo e magari sottostimato?

Il più critico a mio parere è la sottovalutazione degli effetti di una schedatura di massa.
Oggi sembra vigere il principio 'una cosa è giusta perché la tollerano tutti'.
Per capire le cose spesso bisogna battere la testa, il problema è se si arriva a capirlo troppo tardi.
Il più positivo è che la rete ti mette in mano gratuitamente quello che ti occorre per la tua crescita intellettuale e professionale e puoi instaurare rapporti con chiunque, l'ignoranza non ha più alibi.

10 - una domanda che vorresti ti fosse fatta...

Perché uno che dal 1985 fa il mestiere più bello del mondo, da due anni per tre mesi e mezzo affianca al mestiere di informatico quello di istruttore internazionale di Windsurf?
In acqua comunico con l'allievo, non ci sono telefoni, solo rapporti diretti.
Se esco da solo mi imergo nel silenzio... unici suoni il rumore del vento e delle onde, mentre all'orizzonte c'è un panorama di un mondo colmo di Smartphone e Computer, che non sa cosa si perde.
 

Il blog di Paolo Holzl (*): http://blog.holzl.it

 

(*) Associazione Informatici Professionisti, Presidente Ferrara Linux User Group