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mercoledì, 26 settembre 2018

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La figura di Ignazio Brunelli protagonista di conferenze e incontri coordinati dal Museo del Risorgimento e della Resistenza di Ferrara

31-08-2018 / A parer mio

di Luigi Davide Mantovani

In occasione del 150° della nascita di Ignazio Brunelli (San Niccolò di Argenta 2/9/1868 - Bologna 1952) l'Istituto per la Storia del Risorgimento italiano e il Museo del Risorgimento e della Resistenza di Ferrara intendono ricordarne la figura di giurista ed avvocato, intellettuale coraggioso dalla straordinaria indipendenza di giudizio, combattente di tutte le battaglie civili del suo tempo e  alcune delle quali sono ancora di attualità oggi, fornendo un breve profilo biografico. Nei prossimi mesi l'Istituto e il Museo organizzeranno, a Ferrara e ad Argenta, conferenze ed incontri al fine di far conoscere la figura di Brunelli ad un pubblico più vasto.

Si laureò all'Università di Bologna il 28/11/1892 con la tesi Indissolubilità o divorzio?, immediatamente stampata, tema, come quello della difesa dei diritti delle donne, che non abbandonerà, mai con scritti, conferenze, incontri. Nel 1901 ottenne la Libera Docenza all'Università di Ferrara in Diritto costituzionale, insegnamento che mantenne sino al 1926. Fra i titoli presentati alla commissione esaminatrice vi era un volume su un tema di indubbio interesse - lo è anche oggi - Teorica della sovranità, che suscitò pareri discordi. Da democratico radicale, appoggiò la lunga battaglia politica dell'amico marchese Ercole Mosti, figlio di Tancredi, comandante dei Bersaglieri del Po, contro Severino Sani, deputato clientelare e trasformista della Estrema sinistra, in realtà stampella politica degli agrari e conservatori ferraresi.  Dopo una sconfitta di misura del fronte popolare, sostenuto dai socialisti riformisti, alle elezioni comunali di Ferrara del 1904, si giunse, con un lungo lavoro politico ed amministrativo, alla vittoria nelle elezioni politiche del 1913, con l'elezione di Mosti, contrapposto a Pietro Niccolini, candidato dei clerico - agrari,  a deputato. In seguito a questa affermazione, Mosti divenne il primo segretario generale del partito radicale italiano.

Nel 1909 Brunelli pubblicò l'opera monumentale in tre volumi, Commento allo Statuto del regno, completando ed ampliando il lavoro del primitivo autore, Francesco Racioppi, prematuramente scomparso. Nel 1910 scrisse Il suffragio politico femminile nei suoi criteri politici, in cui sostenne con passione e straordinaria capacità analitica, il diritto del voto alle donne trovando però un'accanita opposizione a questa tesi da parte della grande stampa e del sistema politico. Ma la più grande e pericolosa battaglia politica e civile dovette combatterla con l'avvento del fascismo. Nel 1925 fu firmatario del Manifesto antifascista di Benedetto Croce e nel 1931 non sottoscrisse, come professore universitario il richiesto giuramento di fedeltà al regime fascista. Naturalmente fu costretto ad abbandonare la docenza e a sopravvivere con l'attività di avvocato a Bologna. Nel 1945, l'Università di Bologna lo reintegrò con atto solenne del rettore nell'insegnamento, assieme ai pochi professori che si erano rifiutati di sottoscrivere il giuramento, con un atto di puro omaggio, poiché Brunelli aveva ormai l'età della pensione. Nel 1952 pubblicò un volume, già scritto nel 1944, Un dittatore fallito ed i suoi complici, in cui esaminava, singolarmente, la figura di Mussolini dal punto di vista psichiatrico e psicopatico, denunciando altresì l'avvento di numerosi voltagabbana nella pubblica amministrazione e in posti di potere ed il pericoloso riemergere del fascismo in partiti e formazioni neofasciste. Dedicava il volume a tre suoi ex allievi, Ugo Teglio, Mario Zanatta, Giulio Piazzi, suo amico e concittadino, avvocati antifascisti trucidati dai fascisti, all'alba del 15 novembre 1943 davanti al muretto del Castello Estense.

Questo volume è ancor oggi di utile lettura poiché contribuisce ad una maggior conoscenza della storia di Ferrara e rivela il carattere appassionato ed impavido di un militante dei valori etici della giustizia, oltre a suggerire, spesso e in modo inquietante, come a comprendere e ad opporsi all'involuzione ed alla sconfitta della democrazia siano  state solamente minoranze coraggiose.