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domenica, 17 febbraio 2019

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A marzo tre domeniche di conversazioni nelle chiese cittadine

Nuovi capitoli di storia ferrarese tra altari, cappelle e opere sacre

03-03-2010 / Giorno per giorno

Santa Francesca Romana, San Girolamo, e Santo Stefano. Talvolta superficialmente considerate figlie di un patrimonio 'minore', le tre chiese ferraresi saranno presto riscattate dall'ormai celebre duetto Scafuri-Sassu, che nelle prime domeniche di marzo le renderanno protagoniste di un nuovo ciclo di visite guidate ai luoghi di culto cittadini.
Tre appuntamenti, a cui ne seguiranno altrettanti nel mese di maggio, per riprendere il percorso avviato nel 2008 alla scoperta dei templi della fede cittadina e delle opere d'arte che ne impreziosiscono gli interni. Il tutto con la stessa formula che tanti apprezzamenti ha riscosso nelle passate edizioni e che vede il responsabile dell'Ufficio Ricerche storiche del Comune Francesco Scafuri impegnato nella descrizione delle vicende architettoniche e devozionali degli edifici sacri e il curatore dei Musei civici d'Arte antica Giovanni Sassu alle prese con l'analisi degli elementi decorativi e delle opere di pregio che arricchiscono volte e cappelle.
Organizzato, come sempre, dal Comune in collaborazione con l'Arcidiocesi, il ciclo di conversazioni si aprirà domenica prossima alle 11, con la chiesa di Santa Francesca Romana di via XX Settembre, seguita, il 14 marzo alle 11,30, da quella di San Girolamo, in via Savonarola, e in chiusura, da quella di Santo Stefano, in piazza Saint Etienne, il 21 marzo alle 11. "Sarà una sorpresa - ha promesso oggi in conferenza stampa Francesco Scafuri - scoprire la storia e le bellezze di queste tre chiese che, a torto, vengono ritenute minori e talvolta non compaiono neppure nelle guide turistiche di Ferrara". "Con le nostre conversazioni - ha confermato Sassu - intendiamo offrire ai ferraresi e ai turisti l'opportunità di conoscere una parte meno nota della storia della città, quella che segue l'epoca degli Este e che ha lasciato negli edifici di culto autentici tesori come la tela di Ludovico Carracci a Santa Francesca Romana, la scultura della Crocifissione di Pietro Turchi a San Girolamo o il dipinto dello Scarsellino a Santo Stefano".
Con questi tre nuovi appuntamenti, come ricordato dall'assessore ai Beni monumentali Aldo Modonesi, prosegue il percorso di scoperta del patrimonio cittadino che ha preso il via nel corso della passata legislatura e che tanti ferraresi è riuscito ad avvicinare alla storia delle nostre chiese. L'auspicio dell'Amministrazione, sottolineato dall'assessore, è quello di poter vedere ancora una volta banchi e navate stipati di visitatori interessati a conoscere questa importante fetta del patrimonio artistico cittadino.
Soddisfazione per l'organizzazione di questo terzo ciclo di visite, che ancora una volta ha unito l'impegno di Comune e Arcidiocesi, è stata espressa anche dal vicario generale della Curia mons. Antonio Grandini che ha sottolineato come questo genere di iniziative sia "utile soprattutto per i ferraresi, che possono così riaccostarsi a una parte della propria identità, seguendo quel percorso a cavallo tra storia, arte e fede che da sempre caratterizza la vita della città". "E' un'esperienza 'contro la smemoratezza delle nostre radici' - ha aggiunto il segretario dell'arcivescovo di Ferrara don Carlo Adesso, citando mons. Ravasi - un'occasione per restituire il ricordo al cuore di ogni cittadino".

Questi gli appuntamenti in programma:

CHIESE A FERRARA TRA STORIA, FEDE E ARTE
Conversazioni nei luoghi di culto, aperte a tutti gli interessati
(Testi a cura di Francesco Scafuri e Giovanni Sassu)

Chiesa di Santa Francesca Romana
(Via XX Settembre, 49)
Domenica 7 marzo, alle 11
Luogo di ritrovo: sagrato della chiesa

La bella chiesa insiste sull'antica strada della Ghiara (oggi via XX Settembre), nella cosiddetta Addizione di Borso d'Este. In origine si trattava di un semplice oratorio dedicato a San Giorgino, fatto edificare nel 1569 dai monaci Olivetani del Borgo di San Giorgio.
Grazie alla donazione di un terreno confinante da parte di Rodolfo Arienti, nel 1619 si iniziò la costruzione di
una nuova chiesa dedicata a Santa Francesca Romana (l'attuale), i cui lavori terminarono nel 1622; secondo gli studi più recenti, nell'ambito del cantiere sarebbe intervenuto l'architetto Giovan Battista Aleotti, al quale sono attribuiti in particolare il campanile e la facciata, caratterizzata tra l'altro dalla rigida geometria dei riquadri ciechi con doppia corniciatura e da un bel portale marmoreo seicentesco.
Nel 1872-74 l'interno fu ristrutturato in gran parte nella forma attuale ad aula dal maestro muratore Pietro Ghelli. In tale occasione la chiesa venne allungata e furono ricostruiti il coro, l'altar maggiore e il presbiterio, mentre si provvide nel contempo a trasformare gli altari a muro in cinque cappelle a sfondo. Nel corso del Novecento sono documentati diversi restauri, tra i quali assume particolare rilievo quello della facciata, ultimato nel 1931.
All'interno i cinque altari sono adornati da opere, realizzate per lo più nel Seicento, che raccontano la gloriosa storia di questo tempio. Tra queste, nella prima cappella a destra, fa mostra di sé l'opera forse più affascinante e potente dipinta per Ferrara nel Seicento: il "Cristo in croce e i santi Padri nel Limbo", tela di Ludovico Carracci realizzata nel 1614, un tempo ubicata sull'altare maggiore.
La zona dell'abside è caratterizzata dalla monumentale presenza del prezioso organo a tre fornici realizzato da Giovanni Andrea Fedrigotti nel 1657, arricchito da una grandiosa ancona intagliata probabilmente da Filippo Porri negli stessi anni. A quest'ultimo, o al genovese Tommaso Gandolfi, sono assegnate le quattro possenti statue degli Evangelisti in legno e stucco, dipinte di bianco a simulare il marmo.


Chiesa di San Girolamo
(Via Savonarola angolo via Pergolato)
Domenica 14 marzo, alle 11,30
Luogo di ritrovo: sagrato della chiesa

La chiesa, costruita tra il 1703 e il 1712 dall'architetto Giulio Panizza, rappresenta uno dei rari esempi a Ferrara di edificio sacro a pianta centrale, con presbiterio, coro e abside molto profonda.
Nella facciata si possono osservare elementi maggiormente legati alla tradizione, che tuttavia destano sempre un certo interesse: basti osservare, oltre al portale marmoreo proveniente dalla soppressa Chiesa di Sant'Anna, la tripartizione dello spartito architettonico (simbolo della Santissima Trinità), scandita dalle coppie di lesene doriche, che nell'ordine superiore si assottigliano e si nobilitano con la presenza di capitelli corinzi. I due ordini architettonici del prospetto principale, inoltre, sono raccordati lateralmente da due ampie volute, mentre, sia sul timpano triangolare che sui costoloni angolari, i vasi marmorei fiammati aggiungono un tocco di raffinatezza all'insieme.
Infine, contribuiscono ad elevare il pregio della facciata, le due statue settecentesche attribuite ad Andrea Ferreri contenute nelle nicchie inferiori, che raffigurano Santa Teresa d'Avila e San Giovanni della Croce.
L'interno a pianta centrale conserva quasi integralmente l'originario assetto settecentesco. Fra le decorazioni d'altare, di particolare pregio sono l'ancona della seconda cappella a destra, con "L'apparizione di san Giuseppe a santa Teresa d'Avila", e il paliotto della prima a sinistra, raffigurante "San Giovanni Stock e la Madonna col Bambino", entrambe scolpite dal padovano Pietro Benati.
Sul secondo Altare di sinistra spicca l'intensa Crocifissione in stucco policromo di Pietro Turchi, databile alla metà del Settecento.
Fra i dipinti una menzione speciale spetta alla pala dell'altare maggiore, il "San Girolamo nel deserto", opera di Francesco Pellegrini che risale alla metà del Settecento. Si datano due secoli prima invece le due figure di San Maurelio e San Giorgio dipinti per la Chiesa più antica dal Bastarolo, ora nella prima cappella a sinistra.
Tra le sepolture custodite nella chiesa si segnalano infine il magniloquente Monumento funebre di Alessandro Aldobrandini (1734), al tempo Legato di Ferrara, figura di spicco della cultura tardo barocca italiana, ma soprattutto quello del Beato Giovanni Tavelli da Tossignano, vescovo di Ferrara tra il 1431 e il 1446, al quale si deve la costruzione dell'adiacente convento dei frati Gesuati con annesso oratorio.


Chiesa di Santo Stefano
(Piazza S. Etienne angolo via Cortevecchia)
Domenica 21 marzo, alle 11
Luogo di ritrovo: sagrato della chiesa

Costruita nell'XI secolo, la chiesa primitiva venne donata nel 1083 al Capitolo della Cattedrale, a cui appartenne fino al secolo successivo. Alcune fonti riportano la notizia che, a seguito di un crollo, il campanile fu rifatto nel 1275 nelle forme attuali. La chiesa subì notevoli danni a causa del terremoto del 1570, tanto che venne ricostruita e ampliata a tre navate. Dal 1657 risulta officiata dai Padri Filippini, la cui congregazione fu soppressa nel 1796, tuttavia rimase aperta al culto. Nel 1825 il prospetto principale dell'edificio sacro, oggetto di vari interventi, venne abbellito con un pregevole portale proveniente dalla Chiesa di San Silvestro. Nel Novecento la chiesa di Santo Stefano fu interessata da alcuni restauri, tra i quali ricordiamo quelli intrapresi nell'immediato dopoguerra all'interno, a causa del bombardamento del 1944, che fece crollare il tetto.
La facciata è suddivisa in tre scomparti secondo la tradizione medievale ferrarese, con un arco a tutto sesto al centro e due rampanti ai lati, ma è l'abilissimo uso delle decorazioni in cotto a nobilitare lo spartito architettonico: vengono definiti di notevole interesse, tra l'altro, il grande rosone rinascimentale nella parte centrale (che racchiude il monogramma raggiato di Cristo) e i due medaglioni laterali finemente lavorati, che ospitano i busti della Vergine (a sinistra) e di Santo Stefano (a destra).
L'originaria armonia dell'interno è stata danneggiata irrimediabilmente dai bombardamenti della Seconda Guerra mondiale. Tuttavia, testimoniano degli originari fasti seicenteschi la bella tela raffigurante "San Leone papa con i santi Francesco di Paola e Antonio da Padova", opera giovanile di Giacomo Parolini dipinta nel 1689, collocata nella prima cappella a destra, ed anche il barocco Monumento sepolcrale di Costantino Ranieri, visibile nella navata destra, che commemora il generale della armate Pontificie morto a Ferrara nel 1679.
A seguito dei restauri post bellici in Santo Stefano hanno trovato dimora opere provenienti da altri complessi, come la seicentesca tela dipinta dallo Scarsellino e dal padre Sigismondo effigiante i Santi Giovanni Evangelista e Paolo, frontale di una Madonna col Bambino di epoca precedente, collocata sul primo altare a sinistra.