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lunedì, 21 ottobre 2019

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"Santa Luzzia" e al dialèt frarés, ovvero il Solstizio d'inverno a Ferrara

13-12-2018 / A parer mio

di Maria Cristina Nascosi Sandri

Giovedì 13 dicembre è Santa Lucia, la santa 'degli occhi', in senso translato, della luce.
Nella storia della nostra cultura dialettale ci sono alcuni detti che è bello tramandare, non dimenticare di ricordare, perché come tutto ciò che è cultura popolare, contengono verità forse semplici, sicuramente non semplicistiche e, comunque, spesso inconfutabili.
Sebbene si ritenesse in passato che la festa di Santa Lucia fosse il giorno più corto dell'anno, questo record spetta invece al Solstizio d'Inverno. Giorno triste, forse? Ma no, perché è dall'indomani si ricomincia - almeno idealmente - a camminare verso le lunghe e soleggiate giornate primaverili e invernali e pertanto il Solstizio d'Inverno assumeva anche il significato di rinascita, di ripresa della vita, nei tempi passati.
Così, piacevolmente, si riporta a seguire una piccola filastrocca che molti ricorderanno - i nonni ce la proponevano - che affabula sul tempo, quello solare, ma anche, simbolicamente, a quello cronologico: le giornate stanno per allungarsi, a poco a poco, a preannunciare che l'inverno ormai alle porte ci avvicina alla primavera, al trionfo della luce e della speranza, dato che siamo vicini anche al Natale, e porta - why not - un augurio di pace e di serenità per i bambini ed i giovani, soprattutto, e ‘gli uomini e le donne di buona volontà'.


Par Santa Lùzzia, un cul 'd gùzzia.
Par Nadàl, un pass ad gall.
Pa la Vcéta, mezuréta.
Par Sant'Antòni, 'n'óra bòna.

Per Santa Lucia, una ‘cruna' d'ago.
Per Natale, un passo di gallo.
Per la Befana, una mezz'oretta.
Per Sant'Antonio, un'ora tonda.

( trad. m.c.n.s.)