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mercoledì, 16 ottobre 2019

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Lettera dalla Norvegia: io, Giulia, alla ricerca di una vita migliore

26-08-2019 / A parer mio

La testimonianza di Giulia Cellini, ventiseienne ferrarese, laureata in scienze infermieristiche, uno dei tanti giovani che hanno deciso di prendere il treno, l'aereo o qualsiasi altro mezzo di trasporto per cercare di costruirsi una vita migliore in un altro paese.

Le "vere" ragioni che mi hanno portato fin qui, a Trondheim in Norvegia? Le delusioni, il lavoro, la serenità, lo stile di vita. Scrivo in totale tranquillità, senza nessun tipo di distrazione cosicchè questo momento mi possa essere anche utile per riordinare i pensieri.
All'origine di tutto c'è una delusione d'amore e del mio vivere nella ‘routine' della mia città, nei miei luoghi dove sono cresciuta e vissuta con la mia famiglia, le amicizie. Il 'cuore spezzato' ha dato l'avvio che ha innescato in me molti ragionamenti e il desiderio di mettermi in gioco, mettermi alla prova e vedere se fossi riuscita a fare qualcosa di grande. Lo dovevo a me stessa! Ragion per cui non ho detto niente a nessuno se non a giochi già conclusi, ovvero un mese prima di partire. Ho voluto mantenere il silenzio per il semplice motivo che alla fine avrei potuto dire di aver fatto tutto con le mie forze: ricerca di lavoro dall'Italia, corso di lingua, organizzazione del viaggio e di tutto il resto.

Il mio percorso (la ricerca del lavoro) è iniziato a novembre 2018, sono partita a maggio 2019 e ho iniziato a lavorare a fine giugno, le cose si sono evolute molto in fretta, non avrei mai pensato che sarebbe successo così velocemente! Qui in Norvegia hanno molto bisogno di personale sanitario, soprattutto nelle case famiglia, quindi mi sono ritrovata ad essere "super richiesta"; tant'è che qualsiasi agenzia per cui decida di lavorare mi paga alloggio e voli da e per l'Italia qualora io decida di tornare o la mia famiglia voglia venirmi a fare visita. Il tutto purchè gli infermieri si mettano a loro disposizione. Ti chiederai, "dove sta la fregatura?". Non c'è nessuna fregatura, Benvenuto in Norvegia! Ritmi di lavoro super tranquilli, zero stress (non esiste nella mentalità norvegese il ritmo frenetico), tutto il materiale a disposizione (niente corse da un reparto all'altro per cercare un rotolo i garza) e stipendi in linea con il grado di responsabilità che abbiamo. Ferie ogni tre mesi e, come dicevo sopra, spese d'alloggio pagate.
La cosa che mi ha stupito di più sono i ritmi di lavoro: ero abituata ai nostri, dove inizi a correre alle 7 di mattina e ti fermi alle 14, senza a volte neanche avere il tempo di fare pipi. Qui, nonostante ci sia carenza di personale, la fretta non esiste, hai anche diritto mezzora di pausa (pagata ovviamente) dove puoi fare quelle che vuoi, fumare, mangiare, andare a farti la spesa, purchè tu rimanga dentro i 30 minuti. Vige la regola dello "slappe av, ingen stress" (riposati, nessuno stress) ed è una cosa che ripetono in continuazione. Andare a lavorare alla fine diventa quasi un piacere, ed è così che dovrebbe essere no?

Una breve parentesi su economia e stipendi: parlo ovviamente solo per il mio settore, anche su questo lato non mi posso lamentare, ma alla fine delle corsa è risaputo che l'economia norvegese è molto forte, il tenore di vita è molto alto, ma lo stipendio che percepisci ti permette di affrontarlo al meglio e anche di metterti da parte qualcosa. Stipendi alti però significa una tassazione degna di nota, ho avuto un piccolo infarto quando ho visto la mia busta paga, ma mi hanno spiegato che a fine anno lo Stato ri-calcola il tutto e se sei in debito ti restituisce quello che ti deve.
Insomma, qui la gente lavora per vivere, non vive per lavorare, come purtroppo sta succedendo nel nostro paese: in Norvegia tutto funziona, dai servizi, al rispetto che le persone hanno per la propria patria. E sai cos'è la cosa bella? Che nella popolazione norvegese la stragrande maggioranza sono immigrati (basta leggere su wikipedia che la percentuale non si discosta molto da quella italiana). Pensa solo che dove lavoro, su ogni turno che faccio lavorano circa 7 persone, 5 di sicuro non hanno sangue norvegese. Dico questo perché, dopo quattro mesi che vivo qui, sono arrivata alla conclusione che se un paese non funziona, non è di certo colpa dell'immigrato che sale sull'autobus senza pagare il biglietto, ma la colpa è di chi glielo permette! Ragion per cui tutta questa politica anti immigrazione che ahimè si diffonde è spesso senza ragione e un reale fondamento. Si pensi prima a mettere a disposizione dei cittadini, bianchi o neri che siano, i servizi necessari e utili e i diritti fondamentali (istruzione, salute , lavoro) affinchè tutto questo malcontento venga meno e proviamo ad adottare una politica che aiuti l'immigrato ad integrarsi nella società, non a viverne ai margini.
Più rimango qui in Norvegia e più mi arrabbio col sistema italiano: avremmo anche noi la capacità di fare grandi cose, impegnare grandi cervelli e tante risorse a nostra disposizione (pensa solo al turismo) e non riusciamo a ricavarne una "cippa lippa"! Quando mi chiedono "hvor kommer du fra?" (da dove vieni?) io rispondo con orgoglio di essere italiana, e loro mi guardano ad occhi sbarrati e la domanda seguente è: "perché hai deciso di venire qui?" con conseguente risata. I norvegesi pensano che noi ce la caviamo bene come loro, sono talmente abituati a vivere nella bambagia che non seguono molto ciò che fuori dalla nazione. Per fortuna non sono a conoscenza delle nostre vicende politiche degli ultimi decenni

Ci apprezzano semplicemente per le meraviglie che abbiamo, dal Colosseo alla pizza, dalla costiera amalfitana al vino della toscana, per fortuna qua il circo politico non arriva, altrimenti sai che risate! Anzi no scusa, i norvegesi almeno che non siano sotto l'effetto dell'alcool non ridono. Però storcerebbero il naso e deciderebbero di cambiare meta per le loro vacanze. Perché per loro l'Italia non è nient'altro che una meta turistica, l'ennesimo modo per ostentare la loro ricchezza "jeg var i Italia: Roma, Venezia, Firenze, Napoli ecc. aahh en kjempefint land." (sono stato in Italia: Roma, Venezia, Firenze, Napoli ecc. aaahhh un paese bellissimo). Che ne sanno delle mani sporche di impasto da pizza, della mamma che dice di raccogliere i panni stesi fuori perchè sta venendo a piovere, degli amici che giocano a carte al bar, del calore umano che è solo e tipicamente italiano....
Spero di aver risposto almeno in maniera adeguata a quello che era l'origine della lettera, il fulcro della questione, "perché sei andata via? le vere ragioni...", anche se a questo punto ci starebbe anche anche la domanda "perché non torni?". nonostante la vena malinconica che mi sale a pensare all'Italia, l'attuale benessere e la stabilità economica per ora hanno la meglio su di me, più altre ragioni elencate sopra.
Ho certamente dato una svolta alla mia vita e di questo devo rendere conto solo a me stessa.

GIULIA CELLINI

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