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martedì, 07 aprile 2020

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L'intervento dell'ass. Coletti sul recupero sociale e lavorativo di chi ha scontato una pena in carcere

29-10-2019 / Punti di vista

Questo il testo dell'intervento dell'ass. comunale alle Politiche Sociali e Abitative Cristina Coletti sul recupero sociale e lavorativo di chi ha scontato una pena in carcere, in occasione della presentazione ufficiale del progetto "Apprendere a Imprendere", svoltasi martedì 29 ottobre 2019 all'interno della Casa Circondariale di Ferrara.  

"Il fenomeno della recidiva, come purtroppo è noto, per i detenuti in Italia, da anni oscilla intorno al 70% dei casi. Un dato impressionante peggiorato dal fatto che le recidive riguardano, nella maggior parte dei casi, reati legati allo spaccio di droga, reati contro il patrimonio e contro la persona.

Che il recupero sociale e lavorativo di chi ha scontato in carcere una pena più o meno lunga, sia la base fondante del tentativo di ridurre questo fenomeno è quanto mai evidente e si tratta di un principio sancito già dalla Costituzione Italiana che raccomanda, in uno dei suoi passaggi più lungimiranti, di impostare il sistema carcerario in modo tale che questo "tenda alla rieducazione del condannato".

Questa rieducazione deve puntare al recupero umano e sociale, certamente, ma non deve lasciare in secondo piano l'aspetto più pragmatico e necessario per affrontare la vita quotidiana per ciascuno di noi, ossia quello della possibilità di avviare un percorso di recupero economico.

In questo senso però numeri ci illustrano una situazione tutt'altro che semplice. La popolazione carceraria supera in Italia le 60.000 persone, si tratta in prevalenza assoluta di uomini (le donne sono meno del 5%), per un terzo stranieri e dunque privi di rete sociale attiva, che raramente possono contare su un'istruzione superiore a quella della licenza di terza media. Inoltre, tra i presenti nelle carceri italiane, secondo i dati più recenti sono meno del 10% i detenuti lavoranti e meno del 5% quelli iscritti a corsi professionali. E ancora della metà si riduce il numero di coloro che, il percorso di formazione avviato, riescono a portarlo a termine con successo.

E evidente che queste non possono essere considerate le condizioni migliori da cui partire per rifarsi una vita,. Una volta terminata una esperienza come quella della detenzione.

La strada da fare è ancora lunga e per essere credibile un percorso di sostegno verso una nuova attività lavorativa, deve passare attraverso momenti di formazione e deve coinvolgere il numero più alto possibile di soggetti attivi, anche a fronte delle norme e delle leggi che tentano di incentivare il settore ma che fino ad oggi non hanno dato i risultati sperati".

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