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mercoledì, 11 dicembre 2019

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Donne nigeriane, migrazioni e criminalità. Il punto di vista del Centro Donna e Giustizia e dell'Unità di Strada

15-11-2019 / A parer mio

Il Centro Donna Giustizia di Ferrara sin dagli inizi dell'attività ha intrecciato la sua storia di Associazione con quella di donne provenienti dal continente africano protagoniste di percorsi migratori che nel corso degli anni, incrementando di numero, hanno portato alla femminilizzazione del fenomeno. Le donne nigeriane hanno rappresentato per anni la maggioranza delle donne accolte dai progetti del Centro che si occupano di prostituzione e tratta a scopo di sfruttamento sessuale. Il fenomeno della criminalità organizzata nigeriana quindi, nella nostra esperienza, non può essere affrontato senza l'assunzione di un'ottica di genere.

Caratteristiche del fenomeno.

L'esperienza maturata in questi anni e le numerose pubblicazioni a riguardo, ci hanno consentito di far luce sul fenomeno della tratta a scopo di sfruttamento sessuale che a grandi linee prevede un reclutamento nel Paese di origine, l'assoggettamento ad una rete criminale tramite un debito economico presupposto per il viaggio in Italia, l'esercizio della prostituzione sulle strade italiane finalizzato al risarcimento di tale debito.

La maggior parte delle donne che oggi partono non sono spesso consapevoli del destino che le aspetta e dei rischi a cui andranno incontro nel loro percorso migratorio; tuttavia, la voglia di riscatto e l'onere assunto nei confronti della famiglia d'origine prevalgono su tutto.

Per quanto concerne il lavoro prostitutivo in strada, questo rimane fortemente controllato non più soltanto da connazionali che vengono ingaggiate dalla madame per monitorare le ragazze più giovani o appena arrivate, ma anche da uomini, che girano in bicicletta lungo le strade in cui si esercita la prostituzione. Uomini che sempre più spesso stringono relazioni sentimentali con le connazionali che si prostituiscono (peculiarità delle reti di sfruttamento dell'Est Europa e dei Balcani) potenzialmente allo scopo di usufruire dei vantaggi che assicurano gli strumenti di tutela per le vittime messi a disposizione dal sistema normativo italiano ed europeo tra i quali l'ottenimento di un documento.

Nell'ultimo anno tuttavia, la presenza in strada di donne nigeriane sul territorio italiano in generale, e ferrarese in particolare, si è ridotto di oltre il 40%. Le nuove presenze hanno subito una battuta d'arresto, condizione anomala per un fenomeno caratterizzato negli ultimi anni dal frequente spostamento delle donne sul territorio nazionale (turn over).

Ma quali sono le ragioni che supponiamo possano essere all'origine di un tale diminuzione?

  • Riduzione dei flussi migratori successivamente al "decreto Minniti-Orlando".

  • Politiche territoriali: anche a Ferrara, come in altre città del territorio italiano, le politiche abolizioniste che mirano a sanzionare domanda e/o offerta del mercato del sesso spingono molte donne, comprese quelle nigeriane, a nascondersi o trovare soluzioni alternative di esercizio lontane dalla strada.

  • "Decreti sicurezza" emanati dal Governo Conte I: l'eliminazione della protezione sussidiaria, per la quale la prevalenza delle donne provenienti dalla Nigeria presentavano richiesta e che garantiva loro la possibilità di regolarizzarsi, si è tradotta nei fatti in un numero crescente di persone irregolari a causa dei dinieghi ricevuti dalle Commissioni territoriali. L'esposizione del lavoro in strada a controlli da parte delle FF.OO ed il rischio di espulsione rappresentano per le reti criminali un fattore di rischio che, mettendo a repentaglio una fonte di reddito, fa sì che la prostituzione si sposti all'interno di spazi meno visibili.

  • Trasformazione del mercato della prostituzione sempre meno redditizio.

Tutti questi fattori mettono le donne in una condizione di forte vulnerabilità che non può essere trascurata da un centro antiviolenza come il nostro.

Ma dove sono finite quindi le donne migranti nigeriane vittime di tratta che non si vedono più su strada?

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, la prostituzione nigeriana non è scomparsa. Così come non è scomparso il fenomeno dello sfruttamento sessuale.

In maniera sempre più diffusa su tutto il territorio nazionale si sta assistendo allo spostamento di ampie dimensioni dalla strada al chiuso all'interno delle cosiddette "Connection House" gestite direttamente dalla rete criminale.

Tale mutamento per progetti come il nostro rappresenta una forte criticità poichè rende difficile l'aggancio, espone maggiormente le donne ad abusi e violenze in quanto presenza invisibile sul territorio, ostacola le attività di prevenzione sanitaria fondamentali ai fini della tutela della salute individuale e collettiva. Soprattutto in un contesto in cui si assiste ad un incremento delle richieste di prestazioni senza l'uso del preservativo da parte dei clienti che vengono frequentemente accettate da donne in situazioni di sfruttamento che non hanno altre fonti di guadagno, è senza dubbio ancor più necessaria l'azione degli operatori socio-sanitari.

Le reti criminali dal canto loro si sono adattate ai mutamenti normativi e sociali inserendo figure femminili prima completamente destinate al mercato della prostituzione, all'interno del traffico di sostanze stupefacenti con il ruolo di "staffette". A riprova di questo basta osservare l'incremento degli accessi di donne nigeriane in pronto soccorso a causa dell'ingerimento degli ovuli.

Conclusioni.

Il fenomeno della tratta di esseri umani e quello dello sfruttamento sessuale sono, nel caso della Nigeria, strettamente connessi e intrecciano pratiche violente che vessano le donne che finiscono nelle reti della criminalità organizzata; la prostituzione può essere scelta, accettata o subita in ragione di un obiettivo personale ma questo non giustifica alcuna forma di violenza o sopraffazione.

 

La Presidente del Centro Donna Giustizia di Ferrara Paola Castagnotto

L'equipe Unità di Strada Prostituzione