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mercoledì, 12 agosto 2020

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A proposito della giornata internazionale contro l'omofobia, la bifobia e la transfobia

18-05-2020 / Punti di vista

di Ilaria Baraldi *

Il 17 maggio è la data che convenzionalmente si è scelta per ricordare, a tutt* e ovunque, che esistono e resistono ancora oggi discriminazioni nei confronti delle persone gay, lesbiche, trans, bisessuali e che vanno combattute, in ogni loro forma.
La data fa riferimento al 17 maggio 1990, quando l'Organizzazione Mondiale della Sanità rimosse l'omosessualità dall'elenco delle malattie mentali e la prima giornata internazionale di lotta risale al 2004.
Le date sono simboliche e servono a ricordare una lotta e un impegno che devono trovare forza e costanza nella quotidianità.
Dobbiamo parlarne anche oggi, quindi, e tutte le volte che assistiamo ad una forma di discriminazione nei confronti delle persone lgbtiq.
Come ogni ingiustizia, le discriminazioni sono tali non solo quando sono eclatanti ed immediatamente riconoscibili. Esse, facendo leva sull'ignoranza, si annidano anche nei messaggi equivoci, o equivocabili. Si nascondono anche sotto i messaggi di così ampio respiro che potrebbero essere rivolti a qualsiasi situazione, ammantanti da quel finto perbenismo pruriginoso che vorrebbe dire senza dire, fingendo di essere al fianco ma guardandosi bene dall'essere così chiari e netti da non lasciare adito a nessun dubbio.
Scrivere "Ferrara promuove la libertà di essere" (messaggio che l'attuale amministrazione ha scelto per celebrare il 17 maggio) è in sé un messaggio negativo? Naturalmente no.
È al contempo un messaggio chiaro e univoco di condanna dell'omolesbobitransfobia? Assolutamente no.
Il messaggio è talmente generico e lapalissiano che potrebbe andare bene per qualsiasi occasione. Non condanna nessun atteggiamento, nessuna fobia, nessuna discriminazione. Non prende posizione, come vorrebbe far credere. Dice: devo per forza dire qualcosa, ma questo è il massimo che posso dire. Ci ricorda che siamo liberi di essere. Ok, grazie, ma l'obiettivo del 17 maggio è promuovere la consapevolezza e individuare le azioni positive di prevenzione e contrasto al fenomeno dell'omofobia, lesbofobia, bifobia, transfobia.
Scriviamoli e ripetiamoli bene tutti, questi termini, perché le persone purtroppo non sono ancora tutte libere di essere e il compito di una amministrazione non è solo quello di promuovere la libertà, garantita in primis dalla Costituzione, ma di diffondere una cultura aperta e inclusiva e di lavorare costantemente, nella società e nelle sue diramazioni, a partire dalla scuola, per rimuovere gli ostacoli che si frappongono alla realizzazione di quella libertà.
Non basta promuovere la libertà per dichiararsi a posto con la propria coscienza e il proprio ruolo.
L'Unione Europea ha istituito ufficialmente la giornata del 17 maggio, a seguito di alcune dichiarazioni delle autorità polacche contro la comunità LGBTIQ.
Il testo della risoluzione recita, all'art. 10: "il Parlamento Europeo condanna i commenti discriminatori formulati da dirigenti politici e religiosi nei confronti degli omosessuali, in quanto alimentano l'odio e la violenza, anche se ritirati in un secondo tempo, e chiede alle gerarchie delle rispettive organizzazioni di condannarli".
Ricordando ciò che è stato scritto e detto sulla comunità lgbtiq, ad esempio, dall'attuale vicesindaco in tempi non sospetti, si può quindi ben comprendere lo sforzo di questa Giunta nel provare a dire qualcosa senza dire niente.
Ma questa volta gli esperti di comunicazione non sono riusciti nel solito esercizio di maquillage. Se non usi le parole giuste per condannare un atteggiamento fobico, vuol dire semplicemente che non lo vuoi fare.


* Consigliera comunale Gruppo PD, vicepresidente commissione Pari Opportunità