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Coronavirus: riflessioni sulla raccolta fondi. Appello alla Costituzione

17-05-2020 / A parer mio

Coronavirus: raccolta fondi umiliante. Mi appello alla Costituzione e alle massime cariche dello Stato

Tutti i giorni e più volte ogni ora ascoltiamo spot istituzionali della Presidenza del Consiglio dei Ministri che ci invitano a donare soldi per fronteggiare l'emergenza covid-19. Tanti di noi di fronte a questo invito hanno sentito l'onore di essere solidali. Del resto chi può ritenere sbagliato chiedere agli italiani di donare dei soldi per comprare presidi medici e sostenere le famiglie del personale medico deceduto?

Io non ci sto e sono tra quelli che ritiene questa campagna quantomeno inopportuna, il simbolo dell'umiliazione e dello svilimento del nostro paese e dell'Unione Europea. Spiego il perché.

Sia chiaro il mio disappunto non va ovviamente a chi ha donato, ma a coloro i quali hanno permesso questa campagna: il Presidente del Consiglio, il Capo della Protezione Civile e in primis il nostro Presidente della Repubblica e il Presidente dell'Unione Europea.

Mi chiedo come sia possibile che i rappresentanti e i tutori di una delle più belle e umane Costituzioni al mondo possano tollerare e addirittura promuovere una raccolta fondi come questa!

Perché lo Stato italiano e l'Unione europea hanno bisogno dei soldi dei cittadini per sostenere questa emergenza sanitaria, umanitaria e sociale? Cosa sta succedendo alla nostra Banca Centrale Europea? Ha finito gli euro?

In questo momento potevano essere fatte due scelte: una, la più difficile, che richiedeva un sacrificio. L'altra, molto semplice, ma possibile e veramente efficace solo in presenza della prima.

Occorreva come in ogni emergenza fare ricorso a ciò che rappresenta la vera ricchezza di una nazione: l'operosità dei suoi cittadini e i beni e servizi prodotti. Quindi andava attivata l'operosità di tutti coloro che erano disponibili a dare il proprio lavoro per essere solidali con chi è costretto, perché più vulnerabile, a rimanere protetto dal contagio. E questo era l'aspetto più difficile e che richiedeva a tutti noi un vero e utile sacrificio.

La scelta semplice e immediata riguardava il livello finanziario: si trattava di accreditare tramite la BCE una certa quantità di euro sul conto corrente del Ministero del Tesoro a fronte di emissione di Titoli di Stato - con scadenza a 100 anni e senza interessi - che non venissero conteggiati nel computo del debito pubblico. Questi euro sarebbero andati a monetizzare l'operosità di cui sopra. Non può infatti esistere uno stato in cui manchino i soldi ma può esistere uno stato in cui la gente smette di lavorare. E questo rappresenta la vera miseria.

Invece accade che i governi dei paesi dell'Eurozona abbiano ceduto alla Banca Centrale Europea un'autonomia destabilizzatrice accettando di essere sottoposti alla generosità, giustamente interessata dei "mercati". In questo modo sono costretti a discutere in modo assurdo sul MES, Peltro, eurobond o tante altre diavolerie finanziarie nascondendo un ribaltamento dei valori e della sovranità sancita dalla nostra Costituzione.

La sovranità così facendo non appartiene più al popolo o ai popoli europei ma grazie ad una manciata di supponenti burocrati europei e italiani appartiene a chi governa il flusso monetario.

Noi cittadini siamo quindi costretti a seguire la strada che considera scarsa l'unica cosa che non dovrebbe esserlo:"il denaro". E in più indebitandoci. Infatti, se vivessimo in una società sana ed umana così come disegnata nella nostra Costituzione non avremmo questo assillo e potremmo donare e condividere ciò che dovrebbe rappresentare la nostra unica e vera ricchezza "l'essere umani e il nostro lavoro".

Lo ripeto, perché è qui che a mio avviso occorre rifondare il nostro convivere civile: il denaro non è scarso e non dovrebbe essere confuso con la vera ricchezza di un paese. E' invece preziosa la nostra esistenza e il nostro lavoro. Pertanto, mi rivolgo al nostro Presidente della Repubblica chiedendogli di difendere la nostra Costituzione e darci la possibilità di essere veramente solidali e padroni del nostro destino non attraverso campagne umilianti ma tramite il nostro lavoro.

E per fortuna siamo in tanti.

Claudio Bertoni - Ferrara