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lunedì, 30 novembre 2020.

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15 Novembre, anniversario dell'eccidio del Castello Estense. L'intervento del sindaco di Ferrara Alan Fabbri.

14-11-2020 / Punti di vista

Ricorre domani il 77esimo anniversario dell'eccidio del Castello Estense. Di seguito l'intervento del sindaco di Ferrara Alan Fabbri.

Ricordare l'eccidio del Castello Estense è rinnovare il dolore, ma anche ritrovare, di anno in anno, quella memoria che ci riconduce a un tempo che non vogliamo torni mai più. Ricordare la strage quest'anno - in un periodo difficile e di grande apprensione per il presente e il futuro - ha ancora più valore, pur nelle limitate forme in cui ci è consentito, oggi, celebrare il ricordo. Ha ancora più valore perché dimostra che la memoria è più forte di ogni difficoltà contingente, che rimane lucida la coscienza e viva la necessità di non dimenticare, oltre ogni circostanza attuale. Essere contemporanei significa avere uno sguardo che attinge al ricordo e alla conoscenza. Conoscenza di ciò che è accaduto qui, nella nostra città, in un tempo non troppo lontano. E quella memoria è sì locale, ma - soprattutto nel caso dell'eccidio del Castello Estense - è anche nazionale e globale. Ce lo spiega lo storico Claudio Pavone nel suo volume "Una guerra civile", facendo risalire proprio all'eccidio ferrarese l'inizio della guerra civile in Italia. I fascisti, infatti, compirono la strage in autonomia, tenendo all'oscuro i tedeschi, che erano presenti in città sin dal 9 settembre 1943 e che, all'indomani dell'eccidio, condannarono quanto accaduto (salvo poi rendersi responsabili dell'eccidio di Caffè del Doro l'anno successivo, ai danni di sette resistenti). Due ferite aperte per la nostra città, che ha pagato un drammatico tributo di sangue soprattutto in quell'età della catastrofe che ha attraversato il secolo breve, per dirla nei termini di Eric Hobsbawm. In questo giorno abbiamo il dovere di continuare a dire - di anno in anno, di generazione in generazione - che a Ferrara in quel 15 novembre 1943 venne compiuto un atto di barbarie, una rappresaglia, un'uccisione sommaria di undici cittadini passati per le armi dai fascisti, i cui corpi vennero lasciati a lungo a ‘monito' per altri. Le vittime furono: Emilio Arlotti, Pasquale Colagrande, Mario e Vittore Hanau, Giulio Piazzi, Ugo Teglio, Alberto Vita Finzi, Mario Zanatta, Gerolamo Savonuzzi, Arturo Torboli, Cinzio Belletti. I loro nomi sono memoria presente, che ritorna nel nostro tempo. E ringrazio chi contribuisce a rendere viva questa fiamma del ricordo. Mi riferisco, in particolare, all'Istituto di storia contemporanea, alla scuola d'arte cinematografica "Florestano Vancini", a docenti e studenti. E' molto positivo che la città unisca così tante forze in questa ricorrenza. Il segno di un'attenzione importante per il passato che, in qualche modo, si inserisce nella tradizione di Giorgio Bassani - che, con "Una notte del ‘43", si ispirò all'eccidio per raccontare quell'episodio tragico -, Florestano Vancini, che ne trasse un capolavoro cinematografico, e Massimo Sani, regista ferrarese che firmò un importante film-inchiesta su quei giorni. A coloro che oggi tengono viva la memoria storica esprimo il mio più sincero: grazie. Grazie perché, come ha detto Liliana Segre (a cui vogliamo assegnare, non appena sarà possibile, la cittadinanza onoraria, come deliberato all'unanimità dal Consiglio comunale): "Un Paese che ignora il proprio ieri non può avere un domani".

Alan Fabbri, sindaco di Ferrara