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Mostra ‘Fakes' da oggi al via, la novità dell'edizione ferrarese: una sezione dedicata ai Neoestensi, quegli autori otto-novecenteschi che si ‘ispirarono' al Rinascimento

07-04-2022 / Punti di vista

MOSTRA ‘FAKES' DA OGGI AL VIA, LA NOVITÀ DELL'EDIZIONE FERRARESE: UNA SEZIONE DEDICATA AI NEOESTENSI, QUEGLI AUTORI OTTO-NOVECENTESCHI CHE SI ‘ISPIRARONO' AL RINASCIMENTO

Ferrara, 7 apr - Apre oggi a palazzo Bonacossi la mostra 'FAKES. Da Alceo Dossena ai falsi Modigliani' , organizzata dalla Fondazione Ferrara Arte e dal Servizio Musei d'Arte del Comune di Ferrara in collaborazione con il Mart, Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto.
L'esposizione - nata da un'idea di Vittorio Sgarbi e curata da Dario Del Bufalo e Marco Horak, con la collaborazione di Pietro Di Natale - è stata inaugurata martedì da Sgarbi, con l'assessore Marco Gulinelli e presenta, tra le altre cose, una novità assoluta: una intera sezione dedicata ai neo-estensi, che indaga l'attività della "scuola autoctona di copisti e falsari che dalla Restaurazione e fino quasi al 1968 si esercitavano soprattutto nel rendere le energiche espressività del Rinascimento estense", spiega Lucio Scardino, curatore della sezione. Tra questi anche il piacentino Giacomo Zilocchi, autore delle statue di Niccolò III e di Borso d'Este, poste nel 1927 dinanzi al Municipio di Ferrara.
Oltre a Zilocchi, tra XIX e XX secolo, autori ferraresi come Gaetano Davia, Ambrogio Zuffi, Ernesto Maldarelli, artista ferrarese del legno, e poi nel Novecento i cugini Antonio e Romano Alberghini, Enzo Nenci, Ulderico Fabbri furono variamente attivi - sottolinea Scardino - e zelanti nell'assimilarsi al gusto neo-estense, favorito anche dallo sviluppo del mercato internazionale dell'arte.
Si rintracciano loro interventi anche a Palazzo dei Diamanti, presso la tomba di Borso in Certosa, nelle facciate di Palazzo Prosperi-Sacrati e di Palazzo Roverella. Per la pittura è famosa l'attività della Bottega Boldini, che sotto la guida del capofamiglia Antonio, tentava di rifare capolavori di Garofalo e Raffaello, Francesco del Cossa e Dosso Dossi, non di rado con intenti fraudolenti.
"Nelle sculture esposte in mostra - racconta lo storico dell'arte Scardino - si trovano nobili modellati, smaccate falsificazioni, colte citazioni-omaggio (si va da Donatello al Verrocchio, da Laurana a Di Paris), reinvenzioni fisionomiche di Estensi e dei loro cortigiani. Il taglio ambiguamente neo-estense raggiunge anche le contigue province, interessando scultori quali i reggiani Ferrante Zambini e Mario Salvini o collezionisti-ingannati, come l'argentano Mario Magrini, il modenese Matteo Campori e il veneto-ferrarese Vittorio Cini. Entrambi possedevano opere del cremonese Alceo Dossena, nel primo caso (una Madonna con bambino con uva in mano) firmato dallo stesso Dossena, quindi un falso autentico; nell' altro, invece (San Girolamo nel deserto) attribuito a un autore del Quattrocento lombardo, quindi un falso ingannevole, che però rivela la grande qualità tecnica di Dossena".
Ad integrazione della mostra di Palazzo Bonacossi è esposta al Museo Schifanoia una delle due copie fotografiche del Seppellimento di santa Lucia di Caravaggio, oggi a Siracusa, realizzate dalla Fondazione Factum Arte in occasione della mostra Caravaggio. Il contemporaneo (Rovereto, Mart, 9 ottobre 2020 - 14 febbraio 2021).

 

(Ferrara Rinasce)

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