Svelate le nuove pietre d'inciampo dedicate a famiglia Ravenna-Rossi a ricordo di vittime ferraresi di deportazioni nazi-fasciste. Vicesindaco Balboni: "Pietre ci costringono a non distogliere lo sguardo per difendere dignità di ogni persona"
21-01-2026 / Punti di vista
SVELATE LE NUOVE PIETRE D'INCIAMPO DEDICATE ALLA FAMIGLIA RAVENNA-ROSSI PER RICORDARE LE VITTIME FERRARESI DELLE DEPORTAZIONI NAZI-FASCISTE.
IL VICESINDACO BALBONI: "QUESTE PIETRE CI COSTRINGONO A NON DISTOGLIERE LO SGUARDO DAL PASSATO PER DIFENDERE, OGGI E IN FUTURO, LA DIGNITÀ DI OGNI SINGOLA PERSONA"
Ferrara, 21 gennaio 2026 - Questa mattina, alla presenza del vicesindaco Alessandro Balboni e del presidente della Comunità ebraica di Ferrara, Fortunato Arbib, si è svolta la cerimonia di svelamento delle nuove Pietre d'inciampo dedicate ai cinque componenti della famiglia Ravenna-Rossi. Abitava al civico 16 di via Bologna e, accanto, aveva sede la loro attività commerciale, a cui collaboravano attivamente anche le donne di famiglia.
Oltre ai familiari delle vittime, alla cerimonia erano presenti gli alunni della classe IV della scuola primaria "Bruno Farber" di San Martino, ai quali è stata affidata la cura delle Pietre. Le nuove Pietre, dedicate alla memoria di Gino Ravenna - l'unico Olimpionico italiano morto ad Auschwitz -, Letizia Rossi, Franca Eugenia Ravenna, Eugenio Ravenna e Marcello Ravenna, sono state posate in un luogo limitrofo alla casa di residenza della famiglia, poiché l'edificio non è più esistente.
Le Pietre d'inciampo dedicate alla Famiglia Ravenna-Rossi si uniscono alle 15 pietre posate a gennaio dello scorso anno in via Mazzini, per restituire dignità a coloro a cui è stata sottratta l'identità, rendendo indelebile il loro nome e la loro storia.
"La cerimonia di oggi rappresenta un momento di un grande valore civico per Ferrara. Ricordare la famiglia Ravenna-Rossi significa tornare a riflettere su quegli anni terribili in cui la barbarie nazi-fascista ha ferito profondamente la nostra città, lasciando tracce che abbiamo il dovere di rendere indelebili anche per chi verrà dopo di noi. - afferma il vicesindaco Alessandro Balboni - Le Pietre d'inciampo non sono semplici manufatti, ma presidi fisici della memoria che richiamano i valori democratici della nostra Costituzione. Non potendo posarle davanti alla loro abitazione originale, purtroppo demolita negli anni, abbiamo scelto un luogo di ingresso alla città come Porta Paola, un punto simbolico dove cittadini e turisti sono chiamati a fermarsi, a rallentare il passo e a riflettere. - conclude Balboni - In un presente segnato da tensioni e conflitti internazionali in cui l'umanità rischia di perdersi, queste pietre ci costringono a non distogliere lo sguardo dal passato per difendere, oggi e in futuro, la dignità di ogni singola persona".
Con il posizionamento di queste nuove Pietre d'inciampo proseguono dunque le manifestazioni per il Giorno della Memoria 2026, che prevedono momenti di raccoglimento e passaggio della cura della memoria alle nuove generazioni. Il coinvolgimento delle scuole rappresenta un gesto simbolico fortemente voluto dall'Amministrazione, che affida ai giovani la tutela delle pietre e la responsabilità di preservare la memoria storica che rappresentano.
Domani, a conclusione dell'opera, alle ore 12.30, davanti al civico 85 di via Mazzini la classe 2D della scuola "Dante Alighieri" eseguirà gli interventi di cura sulle cinque pietre dedicate alla famiglia Forti-Jesi-Lampronti. L'iniziativa si inserisce in continuità con le operazioni di cura svolte nella giornata di martedì 20 gennaio di fronte alla Sinagoga - al civico 88 di via Mazzini - dalla classe 5 B dell'istituto comprensivo "Perlasca" - Plesso Primaria "Mosti", che ha preso in carico le cinque pietre dedicate alla famiglia Fink-Bassani-Lampronti, e dalla classe 4B del Liceo artistico "Dosso Dossi", che, al civico 14, si è occupata delle cinque pietre dedicate alla famiglia Rietti-Cavalieri.
APPROFONDIMENTO SULLA FAMIGLIA DEDICATARIA DELLE PIETRE D'INCIAMPO 2026
La famiglia Ravenna-Rossi era composta da Gino Ravenna, Letizia Rossi, Franca Eugenia Ravenna, Eugenio Ravenna e Marcello Ravenna ed è stata arrestata a Domodossola nel 1943, mentre cercava di raggiungere la Svizzera. Trasferiti prima a Ferrara nel carcere di via Piangipane e poi nel Campo di transito di Fossoli (MO), il 22 febbraio 1944 arrivarono nel lager di Auschwitz, dove tutti troveranno la morte tranne Eugenio, uno dei pochissimi sopravvissuti ferraresi alla Shoah. Cugino di Giorgio Bassani, la sua storia ispirerà il racconto Una lapide in via Mazzini, dove lo scrittore trasformerà Eugenio nel personaggio di Geo Josz.
Altra figura di spicco della famiglia Ravenna-Rossi è Gino, commerciante nell'azienda familiare e fratello dell'allora Podestà di Ferrara, Renzo Ravenna. In gioventù Gino era stato un ginnasta iscritto alla PGF- Palestra Ginnastica Ferrara con la quale aveva partecipato con buon esito alle Olimpiadi di Londra del 1908 e, durante il periodo della prigionia in Italia, cercherà invano di chiedere al Questore di Ferrara la liberazione del figlio Marcello «data l'età di soli quattordici anni».
Marcello, invece, sarà ucciso solo pochi giorni dopo essere arrivato ad Auschwitz.
Per approfondire la storia della famiglia Ravenna-Rossi, gli alunni della classe IV della scuola primaria "Bruno Farber" di San Martino hanno potuto ascoltare i racconti che l'avvocato Michele Ravenna, figlio di Eugenio, ha condiviso con loro. Inoltre, a breve visiteranno la Sinagoga di Ferrara e la palestra PGF.
(Ferrara Rinasce)
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