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mercoledì, 04 marzo 2026.

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Ricordando Giorgio Bassani a 110 anni dalla nascita, di Maria Cristina Nascosi Sandri

03-03-2026 / A parer mio

Il prossimo 4 marzo segna la data dei 110 anni dalla nascita di Giorgio Bassani, il Cantore della Ferraresità per eccellenza e dell'Altrove di tutto il suo territorio dell'Anima. 

"...Tese l'orecchio. Silenzio. Soltanto gridi lontani di uccelli invisibili, alti nel cielo.
Ugualmente invisibile, forse alla catena, un cane guaiva poco distante. Portò gli occhi in giro, sull'immenso paesaggio che lo circondava.
Vedeva, là, ai limiti del piatto territorio di acque e di isolotti attraverso il quale era venuto...
A destra, dalla parte del Po Grande e dalla sua foce la buia massa compatta del bosco della Mesola; a sinistra, le vuote distese della Valle Nuova e delle altre valli...".

Da: L'Airone di Giorgio Bassani (Milano, 1968)

Ecco, infatti, descritto in poche essenziali righe, un territorio, il territorio dell'Anima, appunto, quello delle proprie radici, 'fatto' con parole semplici, essenziali, quelle quasi, del sermo familiaris, ma non è il dialetto, stavolta, la lingua dialettale ferrarese a lui ben nota: è la lingua poetica in prosa, lo 'stile indiretto libero', espresso nel suo wiz laicamente ebraico da Lui, eterno ed unico cantore della prima città moderna d'Europa, FERRARA.

In uno spazio scrittorio e descrittivo così breve, ha 'detto' così tanto, parlando del suo Delta, quello del suo grande Fiume Po, della sua Acqua che riesce a regalare ragioni di vita, di passato senza il quale non c'è futuro, e poi atmosfere che divengon ricordi ed immagini di noi stessi, quando la natura, non leopardianamente matrigna, è tua, come tue son le cellule del tuo corpo.
Solo Bassani, in quel capolavoro che è l'Airone e che, in qualche modo può esser considerato il suo testamento spirituale, avrebbe potuto esprimere l'essenza di una terra che era già 'patrimonio dell'umanità' al suo nascere, agli 'albori delle sue lontane origini'.

Per lui il Delta, come le Mura Rinascimentali della Città di Ferrara - al tempo in cui fu Presidente di Italia Nostra, le salvò dalla rovina insieme con il nostro incomparabile Ghetto - rappresentarono il futuro dell'Arte e della Cultura incommensurabile della Capitale Estense.

Ne l'Airone tutto è circoscritto attorno ad un'esistenza virile che volge verso il suo termine in cui il Femminile, le Donne, di solito seppur in modo diverso protagoniste dei suoi libri, non ci sono e, forse, non casualmente: è il testo che chiude il Romanzo di Ferrara, l'opus magnum che quasi tutto raccoglie del lavoro autoriale bassaniano pubblicato e rivisto a più riprese - nel suo più peculiare stile basato su di un puntualissimo labor limae - tra il 1974 ed il 1984.

Nel tempo, una sorta di reversibile contraltare critico, seppur spesso grato ed addirittura affettuoso, gli è 'ritornato' proprio da Autrici e Saggiste, un eterno femminino a lui 'devoto' e fedele a dispetto del suo non più esser in vita, ma ben onorato e ricordato. 

E tra le molte sue fans di penna piace ricordarne qui una in particolare, nemmeno italiana: si tratta di Gabriela LUNGU e del suo testo, "Le invalicabili distanze - La narrativa di Giorgio Bassani", èdito nel 2010 da Casa Cărții de Ştiinţă a Cluj - Napoca, in Romania e presentato a Ferrara lo stesso anno.
La Lungu, docente di letteratura italiana presso la Facoltà di Lettere dell'Università "Babes-Bolyai" di Cluj, è pure redattrice di articoli, studi, recensioni, interviste, oltreché traduttrice, in rumeno, di molti scrittori italiani.
Il libro - a detta della stessa Autrice - nasce dal suo amore per Ferrara e per Bassani, evoluti poi in un unico amore, quasi come se le due entità si fossero, in qualche modo, sovrapposte e divenute una sola.
Per certo, afferma ancora la Lungu, "...so soltanto che tutte e due accompagneranno per sempre la mia vita. E che tornerò sempre da loro, anche se non riuscirò più a visitare Ferrara o a scrivere su Bassani...".
E' estremamente toccante questa 'dichiarazione di vero amore' da parte di una non-ferrarese, addirittura, come si diceva, di una non-italiana: l'unisóno di una stupenda, nebbiosa 'città di pianura', piena di bellezza e di contraddizioni con il suo Cantore più alto è, per la Lungu, un apprendere e condividere, forse dal sapore universale, pur riguardando les petit choses de la vie di un altro, un fuori da sé che, per lei, come se fosse una vera ferrarese, diviene uno stesso proprio sé, 'cosmicamente e visceralmente'.

di Maria Cristina Nascosi Sandri