8 Marzo, le donne di Palestina raccontate da Sara
08-03-2026 / A parer mio
L'intervento di Sara Abu Shaireh cittadina ferrarese di origini palestinesi, fatto in occasione di un incontro organizzato sabato 7 marzo 2026 nella sede dell'Istituto di Cultura Casa Cini di Ferrara. Sara ha scritto questo testo insieme alle sorelle Nesrin e Tamara.
8 Marzo, un giorno che dovrebbe parlare di diritti, dignità, libertà. Ma non possiamo parlare di donne senza ricordare le donne palestinesi. Non possiamo celebrare la forza delle donne ignorando quelle che oggi vivono sotto assedio, sotto le bombe, negli ospedali senza elettricità, nei campi profughi dimenticati dal mondo.
Oggi voglio raccontare delle storie, non tutte perchè sarebbe impossibile...
Delle storie! Non numeri. Non statistiche. Storie di donne.
La voce di Hind
Ho sei anni. Sono in macchina con la mia famiglia. Fuori ci sono spari, carri armati, rumori che nessuna bambina dovrebbe conoscere. Stringo il telefono perché ho paura, perché sento che qualcosa non va.
Poi arrivano i colpi. Il silenzio riempie l'auto. Mi giro. Chiamo mia madre. Chiamo mio zio. Nessuno risponde più. Ho sei anni e sono sola tra i corpi della mia famiglia.
Prendo il telefono. Chiamo i soccorsi. La mia voce è piccola, tremante. Dico che ho paura. Dico che sono circondata da persone morte. Dico che ci sono carri armati.
Chiedo aiuto. Prego insieme ai soccorritori della mezzaluna rossa che vorrebbero raggiungerti...
Aspetti. Aspetti qualcuno che venga a prenderti, qualcuno che ti dica che andrà tutto bene. Ma il tempo passa e io rimango da sola...
E il mondo continua a girare mentre una bambina di sei anni aspetta aiuto in una macchina crivellata di colpi. Questo è il genocidio quando colpisce i più piccoli. Questo è ciò che succede quando la vita dei civili diventa invisibile. In questa vicenda avvenuta nel gennaio 2024 nel nord della Striscia di Gaza oltre a Hind Rajab e i suoi parenti sono morti, colpiti dai militari israeliani, anche i soccorritori della Mezzaluna Rossa che tentavano di raggiungerla e salvarla.
Il coraggio di Rachel
Mi chiamo Rachel. Sono venuta qui in Palestina perché non potevo più restare a guardare. Ho visto immagini di case distrutte, famiglie sfrattate, uliveti sradicati e famiglie decimate. Ho visto un popolo vivere sotto occupazione militare...
Sono venuta perché credevo che la presenza umana potesse fermare la violenza.
Un giorno mi sono messa davanti a un bulldozer militare israeliano che stava per demolire una casa palestinese. Dentro quella casa viveva una famiglia.
Pensavo che si sarebbero fermati.
Pensavo che avrebbero visto che ero una persona, poi ho detto magari vedranno che sono cittadina americana si fermeranno... pensavo che nessuno avrebbe continuato ad avanzare contro un essere umano disarmato. Ma il bulldozer non si è fermato.
E in quel momento ho capito fino a che punto questa che amate chiamare "guerra" può cancellare l'umanità.
La forza di Amal
Mi chiamo Amal. sono infermiera a Gaza. Quando ero bambina volevo fare questo lavoro perché volevo aiutare le persone. Non immaginavo che un giorno avrei lavorato in un ospedale senza elettricità, senza medicine, con i corridoi pieni di feriti.Durante i bombardamenti non torniamo a casa. Dormiamo sul pavimento dell'ospedale.
Entrano bambini coperti di polvere e sangue. Entrano madri che stringono figli feriti. Entrano uomini che portano i loro parenti sulle braccia perché le ambulanze non riescono a passare.
A volte devo scegliere chi curare prima.
A volte so che qualcuno morirà perché non abbiamo abbastanza strumenti.
Ma continuo. Continuo perché se smettiamo di curare, smette di esistere anche la speranza.
Il dolore di Lina
Sono una dottoressa. Mi chiamo Lina e sono chirurga.
Durante gli attacchi arrivano decine di feriti insieme. Il rumore delle esplosioni continua anche mentre operiamo.
A volte operiamo senza anestesia sufficiente.
Ricordo un bambino che mi ha preso la mano mentre lo preparavamo per un intervento e mi ha chiesto: "Morirò?"
Io sono una dottoressa. Dovrei salvare vite.
Ma in pieno genocidio capisci che la medicina non basta quando tutto intorno viene distrutto.
Eppure ogni giorno torniamo in sala operatoria.
Perché ogni vita salvata è un atto di resistenza, come mi ripete mio padre sempre, nato e cresciuto con il sogno di salvare vite, visto il suo popolo martoriato, oggi medico e anestesista
Il sogno di Fatima
Sono una madre palestinese. Mi chiamo Fatima.
La notte non dormo. Non perché non sono stanca. Sono stanchissima.
Ma ascolto il cielo.
Ogni madre palestinese a Gaza conosce il suono dei droni. Conosciamo la differenza tra un missile lontano e uno vicino. Conosciamo il suono degli F-16.
Dormo vestita.
Perché se la casa viene colpita devo essere pronta a correre, a prendere i miei figli, a scappare.
Il mio sogno non è ricchezza. Non è successo.
Il mio sogno è semplice: che i miei figli possano dormire una notte intera senza paura.
La storia di Sara
Io sono Sara, Sara Abu Shaireh figlia di profughi palestinesi. E ne sono fiera!
Sono nata e cresciuta in Italia, a Ferrara.
E sì, da una parte sono stata fortunata. Fortunata ad avere sicurezza, scuola, cure mediche. Fortunata a non crescere sotto le bombe, ma dall'altra sfortunata perché nessuno desidera essere strappato via dalla propria casa e dalla propria terra, questa è la storia di migliaia di profughi palestinesi e dei suoi figli che non possono ritornare...
Ma la mia identità non è mai stata lontana dalla Palestina.
Ho avuto la possibilità di respirare la mia terra, anche se per poco quando ce l'ho consentiva israele. Di tornarci durante le estati. Di vivere per mesi nei campi profughi palestinesi in Giordania dove i miei genitori sono cresciuti.
Lì ho visto le condizioni difficili. Le strade strette. Le case costruite una sopra l'altra. Le difficoltà sanitarie.
Luoghi dove i miei genitori sono stati costretti a crescere.
Luoghi dove hanno dovuto sopravvivere.
Sopravvivere all'occupazione.
Sopravvivere alla povertà.
Sopravvivere a un mondo che spesso li aveva abbandonati a se stessi.
Ma sapete cosa ho visto anche in quei campi che non vedo da nessuna parte?
Ho visto speranza. Ho visto l'amore tra le persone. Ho visto vicini che si aiutano, famiglie che condividono quello che hanno, persone che si sostengono anche quando hanno poco. Ho visto l'unione del mio popolo.
Un popolo che continua a vivere, a studiare, a curare, ad amare, anche quando tutto sembra volerlo cancellare e questo ce lo hanno trasmesso di generazione in generazione...resistere ovunque tu sia!
E ogni volta che tornavo in Italia portavo con me quella forza.
Perché essere palestinese non è solo dolore.
È anche dignità. È resistenza. È solidarietà.
Oggi, nella Giornata Internazionale della Donna, ricordiamo che le donne palestinesi non sono solo vittime.
Sono infermiere che salvano vite sotto le bombe.
Sono dottoresse che operano senza strumenti.
Sono madri che proteggono i loro figli.
Sono bambine che meritano un futuro.
Sono donne che resistono.
E la solidarietà tra donne non può avere confini.
Se oggi celebriamo la forza delle donne, allora dobbiamo anche avere il coraggio di guardare dove quella forza viene messa alla prova ogni giorno.
Le donne di Gaza. Le donne dei campi profughi. Le donne palestinesi.
Perché finché esisteranno donne che continuano a curare, proteggere, insegnare e sperare anche tra le macerie, allora esisterà ancora una possibilità di umanità.
E quella umanità non possiamo permetterci di perderla.
Sara Abu Shaireh
AGGIORNAMENTO >> Sara sarà ospite alla serata organizzata nella sede comunale gestita dal Jazz Club Ferrara domenica 22 marzo 2026 (ore 21) e canterà insieme ad altri musicisti le canzoni della Palestina per raccogliere fondi in favore di chi ne ha bisogno a Gaza.


