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Parità retributiva e trasparenza salariale: dall’articolo 37 della Costituzione alla nuova direttiva europea. Intervento dell'assessore Angela Travagli

05-06-2026 / Punti di vista

Manca meno di un anno all'entrata in vigore della Direttiva europea sulla trasparenza retributiva e le imprese italiane sono chiamate a prepararsi a uno dei cambiamenti più significativi degli ultimi decenni in materia di lavoro e pari opportunità. Dal 7 giugno 2026, infatti, entrerà in vigore anche in Italia il decreto legislativo di recepimento della normativa europea, introducendo nuovi obblighi di trasparenza salariale e strumenti più efficaci per contrastare le discriminazioni retributive. Una riforma destinata ad avere un impatto concreto su organizzazioni, lavoratrici e lavoratori, e che riporta al centro del dibattito pubblico una questione ancora aperta: come rendere effettiva l'uguaglianza delle opportunità nel mondo del lavoro.

L'articolo 3 della Costituzione non si limita infatti a proclamare l'uguaglianza dei cittadini. Impegna la Repubblica a rimuovere gli ostacoli che, di fatto, limitano la libertà e l'eguaglianza delle persone. Non a caso le Madri Costituenti si batterono affinché fosse inserita proprio l'espressione "di fatto", per chiarire che i diritti non devono essere soltanto riconosciuti sulla carta, ma realizzati concretamente nella vita delle persone.

A questo principio si affianca l'articolo 37 della Costituzione, che sancisce un principio fondamentale di giustizia sociale e di uguaglianza nel lavoro: a parità di lavoro deve corrispondere una pari retribuzione, indipendentemente dal sesso della persona che lo svolge. Un'affermazione che oggi può apparire ovvia, ma che all'epoca rappresentò una conquista di straordinaria importanza.

Tra le protagoniste di quella battaglia vi fu Maria Federici Agamben ( DC), che intervenendo in Assemblea Costituente affermò: «Noi dovremo perfino meravigliarci di avere introdotto questo articolo nel testo costituzionale e per avere dovuto sancire che a due lavoratori di sesso diverso, ma che compiono lo stesso lavoro, spetta un'uguale retribuzione». Parole che conservano ancora oggi una sorprendente attualità e che richiamano la necessità di trasformare i principi costituzionali in realtà concreta.

La nuova normativa non impone stipendi uguali per tutti e non limita il merito. Al contrario, stabilisce che le differenze retributive debbano essere motivate da criteri oggettivi, trasparenti e verificabili.

È un passaggio particolarmente importante perché, pur in presenza di contratti che garantiscono formalmente la parità salariale, le differenze continuano spesso a manifestarsi nelle progressioni di carriera, negli incarichi di responsabilità, nei premi e, di conseguenza, anche nei trattamenti previdenziali futuri. È qui che si genera ancora oggi una parte significativa del divario economico tra uomini e donne. Secondo i dati di Eurostat, nell'Unione europea il gender pay gap medio si attesta ancora intorno al 13%, a conferma di quanto il problema sia tutt'altro che superato.

La trasparenza retributiva rappresenta quindi uno strumento di equità, ma anche di merito. Consente di valorizzare le competenze, rafforza la fiducia nei luoghi di lavoro e rende più credibili i percorsi professionali.

L'Italia recepisce una direttiva europea importante e compie un passo avanti verso un mercato del lavoro più moderno, più trasparente e più giusto.

Per questo è fondamentale che imprese, istituzioni e parti sociali non si limitino ad adempiere ai nuovi obblighi, ma colgano questa riforma come un'opportunità concreta di cambiamento. Implementare la trasparenza retributiva nei luoghi di lavoro significa costruire organizzazioni più eque, attrattive e competitive.

Angela Travagli - assessore Pari Opportunità e Politiche del Lavoro del Comune di Ferrara

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Angela Travagli assessore pari opportunità Comune di Ferrara 2026