Comune di Ferrara

lunedì, 23 settembre 2019

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Ferrara città per la pace e la nonviolenza

04-02-2009 / Punti di vista

di Massimo Maisto*

Credo che alcune considerazioni siano doverose, per non sottrarsi alle domande e alle critiche emerse in merito alla presentazione del libro di Renato Curcio "I dannati del lavoro", organizzata da un'associazione ferrarese, ed ospitata alla Sala Estense.
Poiché dagli equivoci nascono le incomprensioni, alcune precisazioni sono necessarie, senza la volontà di convincere qualcuno ma con la convinzione di fare almeno chiarezza. L'utilizzo della Sala Estense non è stato concesso a Renato Curcio, ma ad un'associazione che ha presentato regolare domanda, in base allo specifico regolamento comunale. Sono centinaia le associazioni, gli enti, le scuole che annualmente usano la Sala.
Il Comune di Ferrara organizza direttamente alcune iniziative alla Sala Estense (ad esempio, in questi giorni il ciclo di incontri "Dialoghi sulla città", che ha visto la presenza di Barbujani, Lerner, Raimondi e Venturi, oppure il festival "Internazionale a Ferrara"), ma la gran parte dell'attività consiste nel concedere l'utilizzo di uno spazio alle associazioni, agli enti, alle scuole e ad altri soggetti del territorio per le loro iniziative, che possono essere patrocinate o no (e questa non lo è).
Credo che la disponibilità di una sala civica per le attività di questi soggetti sia una scelta doverosa da parte di un'Amministrazione che investe molto nel rapporto con il mondo dell'associazionismo e del volontariato. Credo anche che, nelle iniziative che non organizza direttamente e non patrocina, il Comune debba valutare il rispetto delle leggi e dei regolamenti, lasciando ai soggetti promotori la responsabilità dei contenuti culturali e sociali di tali iniziative.
Chiariti gli aspetti regolamentari (che sono però fondamentali), non mi sottraggo al merito.
L'Amministrazione comunale di Ferrara da anni porta avanti (con il marchio ambizioso ed impegnativo di "Ferrara città per la pace") una rigorosissima attività che pone la pace e la nonviolenza al centro dei progetti culturali, sociali, educativi e di cooperazione. Non è un caso se i progetti più significativi in tale ambito sono legati alla solidarietà con il popolo Saharawi, che ha scelto la strada del dialogo e del rapporto con gli organismi internazionali per sostenere le proprie rivendicazioni; al sostegno alle Madri argentine di Plaza de Mayo, donne che hanno dimostrato come la via pacifica, unita ad un enorme coraggio e ad una forza straordinaria, sia la strada giusta per chiedere verità e giustizia; all'organizzazione del "Festival dei Diritti".
Non è un caso, infine, se qualche mese fa proprio a Ferrara si è tenuta l'Assemblea Nazionale degli Enti locali per la Pace.
Questo per spiegare che l'Amministrazione comunale, e il sottoscritto in prima persona, non ha nessuna tentazione di giustificare o ridimensionare una stagione tragica come quella del terrorismo e le responsabilità di chi ne è stato promotore, né di offrire un palcoscenico a chi ha fatto dell'essere un "ex" una professione, un vizio questo che purtroppo oggi trova riscontro ed amplificazione in parte dei mass media, in parte dell'opinione pubblica italiana e del mondo politico, ma certamente non tra gli amministratori di Ferrara. Personalmente, trovo vergognoso l'atteggiamento di alcuni (ripeto alcuni) ex terroristi, che approfittano del proprio tragico passato per essere trattati come star mediatiche.
Trovo invece positivo che finalmente l'editoria, e con essa il dibattito pubblico, si sia "accorta" anche delle vittime, invertendo un trend editoriale che privilegiava solo le testimonianze (biografiche e non) degli ex terroristi. Penso all'importanza di libri come I silenzi degli innocenti (Fasanella, Agrippo), Guido Rossa, mio padre (Fasanella, Rossa), fino all'ultimo straordinario libro del figlio del commissario Calabresi, Spingendo la notte più in là.
Sono stato chiaro sulla mia posizione personale? Credo di sì.
Adesso c'è un però: piaccia o non piaccia (a me piace), l'art 27 della Costituzione afferma che" La responsabilità penale è personale. (….) Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato". L'attività editoriale di Renato Curcio rientra in un percorso di reinserimento e rieducazione del condannato pienamente coerente con il dettato costituzionale e con i principi della civiltà giuridica delle democrazie moderne, da Beccaria in poi. Piaccia o non piaccia, la responsabilità penale è personale: Renato Curcio non è Cesare Battisti, ancora in attesa di scontare la sua pena per i crimini commessi. Certo, non è neanche la "parte sana del paese", come è scritto nel sito dell'associazione che ha organizzato l'iniziativa. Ma di queste affermazioni stupide (non ho altro termine per definirle), se permettete, risponderà l'associazione "Uno sguardo verso sud", non il sottoscritto che, spero, abbia chiarito, quale ritiene essere la parte sana non solo del paese ma dell'umanità.

*Assessore alla Cultura e alla Cooperazione Internazionale
del Comune di Ferrara