Dibattito sulla Cultura: l'intervento del presidente della Fondazione Teatro Comunale
17-06-2010 / Punti di vista
di Fabio Mangolini*
Considerato l'interesse del dibattito di queste ultime giornate a proposito della cultura a Ferrara, così come riportato nella rubrica "Punti di vista" del quotidiano online del Comune di Ferrara "Cronaca Comune", e data la profonda stima che porto ai suoi animatori, sento il dovere di rendere chiarezza relativamente alle attività della Fondazione Teatro Comunale di Ferrara, ai costi così come alle fonti di approvvigionamento, alla forza lavoro impiegata, alla mission che come Consiglio di Amministrazione, che ho l'onore di presiedere, ci siamo posti dal momento del nostro insediamento, poco meno di un anno fa.
Credo che alla trasparenza che abbiamo messo in atto vada accompagnata una necessaria chiarezza: è quanto facciamo dal momento della nostra nomina e non solo per eliminare spiacevoli fraintendimenti, ma perché crediamo fermamente che il nostro comportamento debba essere supportato da un impegno etico costante. D'altro lato risulta ovvio che un dibattito che non tenga conto dei dati, assolutamente controllabili dalla cittadinanza, e della loro spiegazione, rischia di rendere sterile un confronto altrimenti ricco e suggestivo.
Purtroppo un'informazione non esatta rischia di inficiare quanto di buono si sta facendo e, soprattutto, rischia di minare gli sforzi di tutta l'equipe con cui ho il piacere di condividere il lavoro quotidiano. E colgo questa occasione con piacere, perché cercherò essenzialmente di ribadire pubblicamente quanto già affermato in altre situazioni ed in particolare durante la Commissione Consiliare dello scorso 20 maggio. Dispiace che in quel frangente, proprio nel momento in cui mi accingevo ad esporre alla Commissione il bilancio consuntivo 2009 della Fondazione e le attività della Fondazione Teatro Comunale, dopo le audizioni di Ferrara Musica e di Ferrara Arte, il Consigliere Tavolazzi abbia lasciato la Sala. In quell'occasione ho cercato di spiegare in maniera esaustiva "i numeri" con soddisfazione, mi pare, di tutti membri della Commissione presenti, tanto della maggioranza quanto dell'opposizione. Mi auguro di poter essere esauriente con quanto segue e rimango assolutamente e con piacere a disposizione per ogni ulteriore chiarimento in tutte le sedi in cui mi sarà consentito farlo.
Il Teatro Comunale di Ferrara, grazie alla qualità sempre maggiore delle sue proposte artistiche, si è affermato nel corso degli anni come un luogo fondamentale della cultura italiana e internazionale legata allo spettacolo dal vivo. Tra le sue Stagioni spicca quella di Danza che contempla, nella parte autunnale, il Festival di Danza Contemporanea, appuntamento unico in Italia per la sua importanza. Grazie alla Danza, alla Prosa, alla Lirica, al Teatro Ragazzi e a tutte le attività che il Teatro Comunale di Ferrara ospita, il suo brand ha acquisito un alto valore di qualità internazionalmente riconosciuto oltre ad un sempre maggiore seguito da parte del pubblico.
Oggi il Teatro Comunale di Ferrara continua ad essere uno dei fondamentali motori culturali e di aggregazione culturale e civile della città e del suo territorio.
Dal gennaio 2009 il Teatro Comunale di Ferrara ha cambiato la sua forma giuridica da Istituzione a Fondazione, persona giuridica di carattere privato senza fini di lucro, dotata di piena capacità e piena autonomia statutaria e gestionale. Suo socio fondatore, e al momento unico, è il Comune di Ferrara.
Al momento dell'insediamento del nuovo Consiglio di Amministrazione, lo scorso 31 luglio 2009, ci siamo dotati di una mission condivisa da tutto il personale e stiamo elaborando un "piano industriale", o "piano strategico", che contiamo di ultimare alla fine dell'estate 2010. Questo sarà uno strumento che servirà alla Fondazione nei prossimi anni per chiarire i propri obiettivi e le strategie da mettere in atto per raggiungerli. Tengo a precisare che nessun "teatro di tradizione" italiano, categoria alla quale la Fondazione appartiene conseguentemente alla legge 800/1967, si è ad oggi dotato di un tale strumento.
Inoltre è sorto all'interno della Fondazione un ufficio "Marketing, Sviluppo e Fundraising", coordinato dalla presidenza e composto da un addetto del Dipartimento di Comunicazione, una dell'Ufficio Promozione e, dal mese di settembre, da una stagista proveniente dal Master di Fundraising dell'Università di Bologna, Facoltà di Economia (sede di Forlì), una delle Scuole più autorevoli e reputate in questo campo a livello internazionale. Tutti coloro che fanno parte di questo ufficio sono stati formati attraverso Corsi di Alta Formazione e/o Master in "Executive Fundraising, Management e Decision Making per il Fundraising". In altri termini, la Fondazione si è dotata, e continua a dotarsi, di strumenti affinché possa avvenire un dialogo sempre più virtuoso con le forze produttive e imprenditoriali. Ciò corrisponde alle disposizioni del Consiglio di Amministrazione della Fondazione ed alle richieste dell'Amministrazione comunale, Socio di maggioranza e, torno a ripetere, ad oggi unico.
Il nostro primo sforzo è stato quello di ridisegnare le funzioni al nostro interno. Sono stati redistribuiti i carichi di lavoro del personale in sei aree o dipartimenti: "Direzione e Progettazione artistica", "Amministrazione", "Comunicazione", "Produzione e Organizzazione generale", "Marketing, Sviluppo e Fundraising" e, infine, "Formazione, Archivio e Biblioteca". Quest'ultimo dipartimento ha, fra i suoi obiettivi, l'apertura costante al pubblico del teatro anche a scopi di studio e di ricerca. Nel pieno delle sue attività stagionali, il personale della Fondazione ammonta complessivamente a circa cinquantacinque unità comprendendo anche il personale di Sala (le "maschere") ed il personale ad incarico stagionale. Vorrei far notare che il personale della Fondazione, permette alla cittadinanza di usufruire di tutti i servizi legati strettamente alle attività proprie alla Fondazione, ma anche a quelle di Ferrara Musica così come a tutte le iniziative che vedono il Teatro Comunale come location di eventi (dal "Premio Estense", fra i primi appuntamenti culturali della Stagione, al Festival "Internazionale", al "Concerto di Capodanno" fino ai saggi scolastici di giugno). Durante i mesi estivi, pur senza attività spettacolari, il personale a tempo indeterminato (ventidue persone) lavora tanto alla preparazione delle stagioni successive quanto alla manutenzione degli impianti. Un teatro è una macchina che abbisogna di estrema efficacia e di personale altamente specializzato. I cicli produttivi non possono essere paragonabili a quelli di un'azienda che produce manufatti: la sua dinamicità e la sua duttilità ne sviluppano sistemi produttivi che gli sono propri e, per tanti versi, unici.
Le attività della Fondazione sono diverse: accoglienza e produzione di spettacoli (Lirica, Prosa, Danza, Teatro Ragazzi, Concerti nel Ridotto), formazione e attività laboratoriale, archivio; logistica per eventi invitati; location di eventi supportati dai nostri servizi; partnership per progetti speciali (ad esempio il Festival "Internazionale" così come per altri eventi promossi in collaborazione con le Amministrazioni locali)
Tengo a precisare che non sto qui elencando i meriti della Fondazione. Vorrei invece semplicemente chiarire che il Teatro Comunale di Ferrara ha una grossa parte del suo bilancio destinata a costi di personale e di gestione affinché tutte le attività sopra elencate e i servizi forniti siano possibili e fruibili dalla cittadinanza intera a costi accessibili.
Nell'attesa di avere i dati definitivi relativi alle presenze di pubblico documentabili nella Stagione 2009-2010, possiamo però analizzare quelli della Stagione precedente. 64.190 persone hanno assistito alle attività proprie della Fondazione (Danza, Lirica, Prosa, Teatro Ragazzi, Concerti nel Ridotto). Il dato è documentabile attraverso i dati S.I.A.E., cioè per mezzo dei biglietti e degli abbonamenti. È evidente che molte persone hanno assistito a più di uno spettacolo. Risulta però impossibile, al di là del computo degli abbonamenti, sapere se una stessa persona ha assistito a più spettacoli comprandone il biglietto. Mi auguro, d'altra parte e mi si consenta l'ironia, che non si arrivi mai ad una "tessera del pubblico" simile a quella "del tifoso". Altro è, invece e in maniera concreta, monitorare i flussi di pubblico per fasce d'età e per provenienza geografica. È abbastanza assodato che alla Prosa e ai Concerti nel Ridotto assiste un pubblico prevalentemente locale, mentre la Danza e la Lirica attraggono pubblico locale, regionale, nazionale e spesso internazionale. La ragione di questo va ricercata nel particolare sistema teatrale italiano per quanto riguarda la Prosa (tipicità italiana sono le "compagnie di giro" e le tournée annuali di una produzione, per cui abbiamo lo stesso spettacolo in diverse piazze) e nelle proposte di grande valore e spesso di unicità nel panorama italiano per quanto riguarda la Danza e talvolta la Lirica. È evidente che il Teatro Ragazzi, per il suo intrinseco valore pedagogico e formativo, si rivolga ai bambini che abitano il nostro territorio. Al pubblico "documentabile" attraverso i dati forniti dalla S.I.A.E., dobbiamo poi aggiungere quello non direttamente documentabile (che assiste alle attività non prodotte dalla Fondazione e che si svolgono all'interno del Teatro) e che valutiamo in cifre paragonabili lievemente per difetto alle prime, cioè stimabili fra le 40.000 e le 50.000 unità. Questi numeri derivano semplicemente dal computo delle giornate di occupazione delle nostre Sale al di fuori dei giorni di attività e dall'affluenza del pubblico che vi partecipa (valutabile per esperienza in mancanza di dati certi).
Nel corso della Stagione teatrale 2008-2009 l'occupazione delle sale è stata così distribuita per giornate: Sala teatrale, 220; Sale Ridotto, 197; Sale Prova (tre spazi): 386; Sale esterne (Sala Boldini per il Teatro Ragazzi), 65. Le sale prova sono spesso occupate da laboratori propri alla Fondazione così come per attività laboratoriali legate al Teatro Sociale (in collaborazione con CSV, DSM-ASL
) o ad altro.
I dati, ancora non definitivi, relativi alla Stagione teatrale che si sta per concludere confermano per eccesso quelli del 2008-2009. Questo anche grazie all'apertura al pubblico del teatro per visite accompagnate. Anche questo servizio ha, evidentemente, costi di gestione e di personale che incidono sul bilancio della Fondazione.
Altra analisi meritano, invece, i cosiddetti "costi artistici", problema sollevato dal Consigliere Tavolazzi. E qui mi si permettano due considerazioni diverse. La prima riguarda il fatto che i costi legati all'acquisto di spettacoli da proporre al pubblico sono stati ridotti nel corso dell'ultima Stagione senza per questo ridurre la qualità della proposta. E mi riferisco in particolare modo alla Lirica. Questo è dovuto all'attenzione che tutte le realtà co-produttive, noi come i nostri partners, hanno posto nel corso dell'ultimo anno. In secondo luogo la Stagione di Lirica riceve il contributo del Fondo Unico per lo Spettacolo che, associato al partner della Fondazione legato a questo specifico ramo delle nostre attività (ENI), permette alla Fondazione di sopportare costi altrimenti proibitivi per un Teatro di Tradizione (legge 800/1967) che ha però per mission istituzionale il dovere di occuparsi di teatro musicale ed in particolare di Lirica. E mi si permetta qui di ricordare che il teatro musicale, l'Opera, è parte del nostro patrimonio culturale nazionale e che va non solo difeso, ma incrementato. Fa parte dei nostri obiettivi (oltre che dei nostri doveri) incentivare, educare, fornire elementi di comprensione affinché il teatro musicale sia compreso e amato. In questo senso, oltre ad un'intensa attività nei confronti delle giovani generazioni, la Fondazione propone una tariffazione estremamente composita che tende ad agevolare l'assistenza del pubblico più variegato.
Altre considerazioni merita la Danza, altro argomento sollevato dal Consigliere Tavolazzi nel suo intervento del 15 giugno. Anche in questo caso vale la prima delle analisi fatte per la Lirica relativa alla decrescita dei costi. Ma nel caso specifico sollevato, l'Opera Nazionale di Bordeaux, va ricordato che questa comporta di per sé un corpo di ballo di sessanta persone (quindi con costi estremamente elevati) e che va inserita all'interno di un più ampio disegno artistico che è un'intera Stagione di Danza. Se è vero che gli incassi globali della Stagione di Danza non compensano la spesa bisogna considerare il fatto che il Festival di Danza Contemporanea, che corrisponde alla prima parte della Stagione di Danza ed è distribuito nella sua fase autunnale, riceve al pari della Lirica, anche se in misura più limitata, il contributo del F.U.S., cioè fondi ministeriali. Va altresì ricordato che solo due realtà italiane fruiscono di questo tipo di fondo: il Festival di Danza Contemporanea di Ferrara e quello (estivo e limitato nel tempo) di Rovereto (TN). Il riconoscimento ministeriale e la particolarità dell'evento contribuiscono a definire il brand della Fondazione Teatro Comunale, faticosamente acquisito negli anni.
Avvicinare sempre di più il pubblico alle attività della Fondazione Teatro Comunale è uno dei nostri obiettivi primari. Come? Attraverso prezzi il più accessibili possibile (onestamente, Consigliere, un biglietto di loggione per uno spettacolo di prosa costa fra i sette e i nove euro e dodici per la Lirica!) e formule di scontistica diversificate, per mezzo di formazione del pubblico (gli incontri con critici e artisti che precedono gli spettacoli sono gratuiti e aperti a tutti), entrando con le nostre attività nelle scuole e collaborando con tutte le forme istituzionali e associative, diversificando sempre di più l'offerta culturale, facendo in modo che uno spettacolo sia l'elemento ultimo di una serie di attività che vi sono connesse. Sono pienamente d'accordo con il Consigliere Tavolazzi sul fatto che il teatro debba ottenere un riconoscimento "di cassetta" dalle attività proposte. Bisogna evidentemente considerare la programmazione delle attività anche in funzione dei benefici economici possibili. D'altra parte appartengo ad una generazione che ha assimilato molto chiaramente questa lezione. Ma vorrei qui ricordare la funzione di un servizio che è e vuole rimanere pubblico e che ha come obiettivo primario la crescita culturale della cittadinanza. Non credo che il "servizio pubblico" debba spostarsi su terreni che non gli sono consoni. Un errore compiuto diversi anni orsono, e ora non più risanabile, dalla televisione di Stato, è stato quello di seguire dinamiche provenienti da altri soggetti che avevano altre priorità e ritenuti come competitors, perdendo così identità e, soprattutto, autorevolezza. Bisogna cogliere sempre il meglio dell'una e dell'altra parte, ma bisogna tener sempre ben chiaro chi si è e verso dove si sta andando.
Rimango assolutamente convinto che se è irragionevole pensare di riprodurre un singolo atto creativo, è possibile sviluppare un ambiente sociale ed educativo favorevole alla generazione di atti creativi. A questo serve un Teatro inteso come servizio pubblico in cui si coniughi il divertimento con la riflessione e con l'emozione.
Mi si perdoni questo lungo intervento teso, ripeto, esclusivamente a fornire chiarezza rispetto alle attività della Fondazione Teatro Comunale, alle sue offerte e alle possibilità che offre alla cittadinanza. E vorrei esprimere qui un desiderio appassionato e mi auguro che non venga letto come una provocazione, ne è quanto di più lontano. Un sogno, piuttosto. Sarei davvero lieto se una Commissione Consigliare o addirittura un Consiglio Comunale potessero svolgersi nelle Sale del Teatro Comunale. Per me sarebbe un vero onore, oltre che un piacere, nell'occasione condurre i Consiglieri nei luoghi del Teatro.
* - presidente Fondazione Teatro Comunale di Ferrara