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martedì, 18 febbraio 2020

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Domenica 15 aprile otto giardini privati aperti alle visite del pubblico

A passeggio tra le oasi fiorite dell'antica via degli Angeli

11-04-2007 / Giorno per giorno

Incantevoli scrigni di colori e profumi, i giardini dell'antica via degli Angeli si svelano in tutta la loro bellezza, in una domenica di primavera. Mai aperti prima d'ora al pubblico, otto piccoli parchi privati dell'ultimo tratto di corso Ercole I d'Este dischiuderanno i loro cancelli domenica 15 aprile per farsi ammirare da ferraresi e turisti, in occasione della Giornata nazionale del giardino 2007 indetta dall'Ugai (Unione nazionale Garden club e attività similari d'Italia).
L'iniziativa promossa dal Garden club di Ferrara, in collaborazione con l'Amministrazione comunale, rientra nel programma delle celebrazioni di "Ferrara, città del Rinascimento" e offrirà a curiosi e appassionati un'opportunità unica per scoprire una parte del ricco patrimonio ferrarese di giardini e orti privati.
"Quella che verrà offerta domenica - ha sottolineato stamani in conferenza stampa la dirigente del servizio Manifestazioni culturali del Comune Maria Teresa Pinna - rappresenta un'occasione eccezionale per visitare i luoghi delle delizie e del riposo della corte estense". Protagonisti dell'apertura straordinaria sono infatti i parchi privati che occupano l'area su cui un tempo sorgeva la quattrocentesca basilica di Santa Maria di Belfiore o degli Angeli, custode, tra l'altro, delle tombe dei duchi d'Este. Storico angolo verde della città, la zona ospitava in passato anche gli orti e i giardini delle Delizie di Belfiore e della Montagnola, oltre ai territori di caccia della corte.
"Quello dell'antica via degli Angeli - ha rimarcato la presidente del Garden club Giulia Vullo - è uno spazio gravido di storia e di memorie che intendiamo, almeno per una giornata, aprire all'ammirazione del pubblico. Con questa iniziativa - ha proseguito Giulia Vullo - desideriamo inoltre rendere omaggio ai proprietari dei giardini che con il loro lavoro di cura tengono in vita spazi preziosissimi, patrimonio dell'intera città".
Per visitare i giardini coinvolti nell'iniziativa occorrerà ritirare, dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 18, la targhetta di riconoscimento al tavolo d'accoglienza del Garden club che sarà posizionato nel loggiato di palazzo Massari (corso Porta Mare 9). Ai visitatori sarà distribuita anche una piantina del percorso e una scheda con la descrizione storica dell'area.

Questi nel dettaglio i giardini aperti al pubblico nella giornata di domenica 15 aprile:
Giardino Zappaterra Salussoglia (corso Ercole I d'Este 43)
Giardino Lombardi (corso Ercole I d'Este 57)
Giardino Cavallari (corso Ercole I d'Este 95)
Giardino del Mercato (vicolo del Parchetto, 9)
Giardino Foschini Borghesani (vicolo del Parchetto, 15)
Giardino Rampi (vicolo del Parchetto, 19)
Giardino Giovanetti Migliardi (corso Ercole I d'Este 82)
Giardino Zanella Marchetti (corso Ercole I d'Este 68)


La scheda:
GIARDINI SEGRETI LUNGO LA VIA DEGLI ANGELI
(a cura di Francesco Scafuri - Responsabile dell'ufficio Documentazione e ricerche, servizio Beni monumentali del Comune di Ferrara)

Oggi purtroppo i giardini storici che si possono ancora vedere a Ferrara non hanno più l'aspetto originario; si tenga conto, poi, che la maggior parte di quelli risalenti al periodo rinascimentale sono stati distrutti poco dopo la devoluzione della città allo Stato Pontificio, avvenuta nel 1598. Nel corso del XVII secolo, infatti, molti giardini andarono irrimediabilmente perduti e con essi una parte di quel raffinato gusto per l'estetica, che gli architetti, gli artisti ed i giardinieri dell'epoca avevano sapientemente alimentato, favoriti dallo stimolante ambiente culturale voluto dagli Estensi. Tuttavia, grazie alla lungimiranza di questi signori illuminati, oggi rimangono all'interno del centro storico una serie di spazi suggestivi, inseriti in un ricco patrimonio urbanistico che fortunatamente ancora possiamo ammirare a Ferrara, città patrimonio dell'UNESCO.
Nella puntuale descrizione dei Giardini Ducali di Alberto Penna, pubblicata nel 1671, con una punta di malinconia l'autore ricordava che già ai suoi tempi non si incontravano più le uccelliere, le grotte, le fontane ed i labirinti, in quanto distrutti. Si cancellarono in gran parte quei giardini che soprattutto nel XV e nel XVI secolo rappresentarono per gli Estensi una vera e propria scelta strategica, tangibile testimonianza di grandezza politica, volta ad accrescere la loro fama ed il potere acquisito.
In quel periodo i giardini divennero parti integranti delle delizie estensi, quei luoghi realizzati per lo svago, che nell'insieme vogliono assomigliare a paradisi terrestri, a spazi di contemplazione, all'interno dei quali il paesaggio, tramite l'arte del giardinaggio rinascimentale, viene trasformato in uno spazio dove è più facile la ricerca dello stato di grazia fisico e mentale, del sublime e del bello.
Nei palazzi rinascimentali della via degli Angeli (oggi Corso Ercole I d'Este), uno degli assi più importanti dell'Addizione Erculea, si potevano vedere nel Rinascimento splendidi giardini, di proprietà degli Estensi e delle famiglie più importanti della città, caratterizzati da percorsi pavimentati in mattoni, pergolati, varietà di fiori, erbe medicinali (i cosiddetti semplici), alberi da frutto, mentre le piante sempreverdi e le siepi di bosso, ornamenti onnipresenti in quel periodo, venivano tagliate "a figura", secondo le geometrie più fantasiose, in omaggio all'ars topiaria. Nel giardino, quindi, era ben presente il concetto della bellezza della primavera unito a quello che i latini chiamavano dell'utilitas, cioè dell'utilità, che si manifestava attraverso la presenza degli alberi da frutto e dei pergolati, spesso "maritati" con le viti.
E' proprio grazie a quei luoghi "deliziosi" che ancora oggi rimangono diverse aree inedificate, e Ferrara appare piena di verde; in tali spazi, come quelli presenti ai lati dell'ultimo tratto della via degli Angeli, ora sorgono all'interno di storiche abitazioni alcuni incantevoli giardini, che grazie alla particolare sensibilità dei proprietari, si possono finalmente ammirare in occasione della Giornata Nazionale del Giardino.
Ma proviamo ad immaginare di percorrere il secondo tratto della via degli Angeli in epoca estense. Scopriremo per esempio che, oltre ai nobili palazzi rinascimentali, in prossimità della Porta omonima, si poteva osservare, guardando a sinistra, la delizia di Belfiore: fondata nel 1390-92 da Alberto V d'Este, fu ampliata nel secolo successivo prima da Lionello e poi da Borso, mentre Ercole I d'Este si prodigò perché fosse ricostruita alla fine del Quattrocento, in quanto durante la guerra contro Venezia era stata in parte distrutta. Nella seconda metà del Quattrocento e nel corso del secolo successivo il complesso fu ammirato e celebrato; oltre al palazzo di Belfiore, dove la corte amava trascorrere in particolare alcuni periodi dell'anno quali il carnevale e parte della primavera, sono documentati bellissimi giardini, un prato per tornei ed esercitazioni, un orto con piante e fiori, oltre ad un boschetto.
Poco distante, prospiciente la nobile strada, si ergeva l'imponente chiesa di S. Maria degli Angeli (detta anticamente S. Maria di Belfiore): edificata da Nicolo III nel 1403, fu consacrata dal vescovo di Ferrara Giovanni Tavelli da Tossignano nel 1440 e successivamente ampliata prima da Borso e poi da Ercole I d'Este. Nel 1797 venne destinata insieme all'annesso convento a caserma per le truppe francesi e, in seguito ad alcuni incendi, fu completamente demolita nel 1813.
E' interessante ricordare che nel 1913 il famoso ingegnere Adamo Boari acquistò una casa d'ortolani, ubicata sul sedime del sagrato del tempio distrutto; la piccola abitazione fu completamente ricostruita sulla base di un progetto di massima di Adamo, concretamente realizzato dal fratello Sesto (anch'egli noto ingegnere), cosicché nel 1916 la modesta abitazione divenne quella che noi conosciamo come palazzina degli Angeli (Corso Ercole I d'Este, n. 47-51). Oltre al suggestivo giardino interno dell'edificio, colpisce soprattutto la singolare facciata in cotto, concepita per essere vista da angolazione prospettica, in cui convivono armoniosamente elementi tipici delle costruzioni rinascimentali ferraresi ed altri tratti dalle architetture dei Paesi latino-americani, dove Adamo aveva esercitato per diversi anni la sua professione. In prossimità della costruzione, nel 1916 vennero alla luce i muri di fondazione dell'antica chiesa e varie tombe, alcune delle quali contenevano i resti di alcuni membri di Casa d'Este (tra cui quelli di Nicolò III, Leonello, Sigismondo, Ercole I e Riccarda da Saluzzo). Le tombe degli Estensi, che all'epoca furono ricomposte da Adamo Boari e circondate da una corona di pioppi, vennero traslate tra il 1955 ed il 1960 presso il convento del Corpus Domini, dove tuttora si trovano.
Di fronte alla delizia di Belfiore, dalla parte opposta della strada, si trovava il Barchetto, riserva di caccia del duca Ercole I d'Este realizzata tra il 1471 ed il 1472, cinta di mura come Belfiore e frequentata dagli Estensi per tutto il secolo successivo. Nelle fonti seicentesche è ancora vivo il ricordo di questa zona della città, descritta come un vasto spazio, in parte circondato da boschi di olmi e dotato di un serraglio di forma quadrata, dove erano rinchiusi cervi, daini, caprioli, lepri ed altri animali selvatici, particolarmente ammirati da nobildonne e fanciulli, che si divertivano a donare loro il cibo, anche se la visione delle battute di caccia era quella preferita dalla corte ed in particolare dalle dame, che preferivano non avventurarsi fuori le mura nel più ampio territorio del Barco, costituito allo stesso scopo dal duca e molto frequentato da quest'ultimo e dai suoi successori.
A ricordare dove un tempo si trovava la riserva ducale, oggi rimane il Vicolo del Parchetto (o del Barghetto), stradina a fondo chiuso percorrendo la quale si ha la sensazione che il tempo qui si sia fermato.
Nel corso del Cinquecento presso le mura di nord est erano stati organizzati dagli Estensi i giardini della Montagnola, caratterizzati da ampi percorsi con olmi e pioppi, da siepi, aiuole, ruscelli, vasche e persino una ghiacciaia; non mancavano gli alberi da frutto, le viti e l'orto dei semplici, inoltre l'area era anche caratterizzata da diversi vasi posti secondo un ordine ben preciso, che contenevano varie piante "gentili", come aranci, ma anche gelsomini ed altri fiori.
I giardini in questione devono il nome ad una Montagnola o cavaliere di terra (tuttora esistente), costruita da Alfonso I d'Este agli inizi del Cinquecento per poter posizionare le armi da fuoco in un punto alto e privilegiato, in modo tale da favorire un più ampio dominio di vista e di tiro. Nella seconda metà del XVI secolo sui pendii di questo cavaliere erano stati piantati aranci, limoni ed ulivi. Proprio qui Ercole II d'Este nel 1550 fece fabbricare la famosa "Rotonda del Duca", che in tempo di pace diveniva luogo di svago della corte. Si trattava di una bellissima fabbrica, in parte incorporata nel terrapieno delle mura, e proprio per questo l'interno era assai fresco d'estate, tanto da essere spesso frequentato dagli Estensi.
Questi e gli altri ampi spazi verdi privati all'interno delle mura, svolgevano una funzione strategica nell'economia difensiva di Ferrara: essi costituivano degli ambiti facilmente sacrificabili in caso di estremo pericolo, quindi utilizzabili per gli spazi di manovra delle artiglierie e dei fanti, allo scopo di favorire la difesa dal nemico esterno e da eventuali attacchi interni.