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INTERNAZIONALE A FERRARA - Prossimo e ultimo apppuntamento 15 e 16 maggio 2021 in diretta streaming sul canale Facebook del settimanale

Gli incontri dell'edizione straordinaria di aprile 'Focus città del futuro, Stato Islamico, violenza coloniale e le donne che hanno creato internet'

19-04-2021 / Giorno per giorno

Aggiornamento - Internazionale a Ferrara - Edizione straordinaria focus città del futuro, Stato Islamico, violenza coloniale e le donne che hanno creato internet

Lo Stato islamico è davvero finito? Quale modello di città, più inclusiva e performante, possiamo immaginare dopo la pandemia? Quanto conosciamo della resistenza etiope al colonialismo italiano? E delle donne che hanno contribuito a creare internet? Sono le domande che hanno guidato gli approfondimenti degli incontri dell'edizione di aprile di Internazionale a Ferrara. Appuntamento con l'ultimo fine settimana del festival della rivista diretta da Giovanni de Mauro il 15 e 16 maggio, sempre in diretta streaming

In diretta streaming

Si è chiuso ieri l'appuntamento di aprile di Internazionale a Ferrara, il festival di giornalismo organizzato dalla rivista diretta da Giovanni De Mauro con il Comune di Ferrara. Gli incontri di questo fine settimana hanno costituito un percorso di approfondimento sulle prospettive delle metropoli dopo l'emergere dei nuovi bisogni legati alla pandemia, sull'entità della minaccia di Daesh dopo la sconfitta militare e sul mito del colonialismo italiano, una pagina tragica della storia etiope, con un focus sulle donne che hanno contribuito a strutturare internet così come lo conosciamo oggi.

La città del futuro

Le città hanno un ruolo cruciale nella transizione ecologica. Immaginare il loro futuro vuol dire immaginare anche nuove forme di convivenza, soprattutto ora che la pandemia da covid-19 ha mostrato le estreme fragilità economiche e strutturali dei grandi centri urbani. "Le metropoli sono centri portentosi di innovazione - ha spiegato Stefano Daelli, cofondatore di From, partner strategico e creativo per la trasformazione urbana, e curatore della comunità di apprendimento Segnali dal futuro - ma generano meccanismi di disuguaglianza e inquinamento. La pandemia ha diffuso la consapelvolezza che, nonostante le ricchezza generate dalle economie urbane, sia necessario un nuovo modello di sviluppo per la salvaguardia delle persone e dell'ambiente. Lo scorso anno di colpo si è indebolito il nesso tra luogo di lavoro e luogo di vita, le conseguenze sono ancora da valutare ma si è attivato un dibattito attorno alla domanda se stili alternativi non solo siano possibili, ma anche desiderabili". Per Francesca Bria, presidente Fondo nazionale innovazione, già assessore alle tecnologie e all'innovazione digitale di Barcellona, "le metropoli attuali sono modelli insostenibili, bisogna ripensare la città ponendosi il problema di come integrare quello che c'è fuori, le periferie, le campagne, i centri non urbani ma se non stimoliamo processi dal basso, coinvolgendo le comunità, sarà difficile renderlo realtà. Dobbiamo porci il problema di chi paga questa transizione, tenuto conto che la nascita dei movimenti populisti e negazionisti sono la risposta a ciò che non va nell'economia globalizzata. La trasformazione tecnologica ci impone di riflettere sulle nuove governance per fare in modo che l'innovazione non crei altre disuguaglianze ma migliori la vita di tutti e tutte. Quindi deve essere messa al servizio dei cittadini e della riduzione delle fratture, di genere come territoriali. Al momento una grossa concentrazione di mercato e di potere sta in un pugno di aziende tra Usa e Cina che si contendono la supremazia digitale. Le infrastrutture che usiamo non sono pubbliche né Made in Europe ma private. Come condividere la ricchezza che viene generata dalla rivoluzione digitale? Riprendendo il controllo democratico delle infrastrutture digitali per facilitare partecipazione dei cittadini, creare lavori di qualità, ridurre le disuguaglianze, superare il neoliberalismo". "L'uomo è un animale proiettato verso il futuro: il pensiero utopico lo spinge a innovare. L'unica alternativa alla città è una città migliore. Stiamo disegnando nuovi condomini che non sono sostenibili solo in senso ambientale ma che ambiscono a creare una comunità ideale" ha commentato Michele De Lucchi, architetto e designer, diverse volte Compasso d'oro. "La transizione ecologica non è politicamente neutra: come la fai e con chi la fai ha un suo peso - ha detto Caterina Sarfatti, direttrice del programma "Inclusive Climate Action" dell'organizzazione internazionale C40 Cities climate leadership group che fornisce supporto alle città per pianificare e implementare interventi contro la crisi climatica - Stiamo attraversando tre crisi interconnesse: quella economica e sociale, quella climatica e ambientale e la crisi sanitaria. Una dipende dall'altra e sono tutte originate dallo stesso tipo di modello economico. Ovviamente le città sono al centro di queste crisi sia dal punto di vista negativo, perché le fratture sociali e le disuguaglianze si sentono maggiormente, sia positivo, come luoghi di sogni possibili. Il punto però è che non si tratta di fare efficientamento energetico e qualche pista ciclabile. Si tratta di qualcosa che se vuole essere efficace deve essere radicale e coinvolgere ogni aspetto del quotidiano così come della politica, dell'economia e del sociale. Sennò non è una transizione ma diventa come il concetto di sostenibilità che sembrava una rivoluzione e negli anni è diventato solo il greenwashing delle aziende". Sono queste le riflessioni emerse durante "La città del futuro", evento realizzato in collaborazione con la Fondazione Unipolis.

La minaccia dello Stato islamico

Per anni Daesh ha terrorizzato il mondo, ma da quando è stato ucciso Abu Bakr Al Baghdadi, che era a capo del sedicente Stato islamico, la sua portata sembra essersi arrestata. È davvero così? Hanno provato a rispondere a questa domanda Farhad Khosrokhavar, sociologo franco-iraniano, docente presso l'École des hautes études en sciences sociales di Parigi e studioso di mondo arabo e fondamentalismo islamico e Marta Serafini, giornalista del Corriere della Sera e autrice de L'ombra del nemico. Una storia del terrorismo islamista (Solferino, 2020) durante l'incontro "Dov'è finito lo Stato islamico". Per Khosrokhavar "il fenomeno Daesh ha un'importanza capitale perché attrae giovani attraverso le sue caratteristiche utopiche unite a enormi capacità finanziarie. Questo crea una distopia nei giovani di origine musulmane che vivono nei paesi europei in situazioni precarie e di stigmatizzazione. Per capire il mito utopico di Daesh pensiamo che il 17% delle partenze verso la Siria sono di donne, che è molto se si pensa a come lo Stato Islamico professi l'inferiorità del genere femminile. Il fatto che abbia perso territorio in Siria e Iraq non ci deve confondere perchè ultimamente hanno conquistato molte città in Africa, anche lì facendo leva sull'attrazione dei giovani. Bisogna assolutamente evitare che Daesh si ricostituisca in stato. Adesso la sua capacità attrattiva sembra indebolita dal coronavirus ma c'è un esercito di riserva in Europa che potrebbe perpetrare attentati". Marta Serafini ha sottolineato come "nel 2019 si sia proclamata la fine di Daesh senza tenere conto che è il primo gruppo terroristico a fare un salto di qualità nella comunicazione, impiegando tutte le piattaforme social e media per fare propaganda e proselitismo. Oggi, anche se privato della sua dimensione territoriale, Daesh continua a esistere e a fare propaganda in modo esponenziale con la volontà di creare un cartello di organizzazioni terroristiche. Il fatto che si stia rafforzando in Africa è importante perché ha un impatto sui flussi migratori".

Ombre coloniali

Con il suo romanzo The Shadow King (Il Re Ombra, Einaudi 2021), che prende spunto dalle donne che combatterono l'invasione voluta da Mussolini e racconta la Resistenza etiope al fascismo, ha vinto numerosi premi. Maaza Mengiste, scrittrice etiope che vive negli Usa è stata ospite del festival. "Mi interessa il modo in cui la memoria dà forma alle identità personali e nazionali - ha raccontato Mengiste - volevo esplorare come noi ricordiamo e come la memoria può essere manipolata per creare miti e leggende nazionali usati a fini propagandistici e narrazioni che sono false. Attraverso memorie familiari e lo studio di lettere private e fotografie, volevo indagare quei momenti del Colonialismo e della Seconda Guerra Mondiale che hanno formato un'identità etiope non veritiera al 100% così come una identità italiana anche questa non veritiera. In particolare poi la storia delle donne coinvolte è stata sepolta sotto strati di silenzio sia nei racconti familiari che in quelli nazionali anche se è un dato di fatto che nelle guerre si usino i corpi delle donne. Le forze coloniali giustificano le loro violenze adducendo ai segni di modernità che avrebbero portato, ma ignorano che hanno giustiziato chi avrebbe costruito i propri ponti e le proprie strade e che eran ponti e strade costruiti non in favore della popolazione ma per tenerla soggiogata. L'Etiopia ha perso generazioni che non hanno avuto nessuna opportunità di costruire per il proprio paese".

Storia femminile di Internet

La storia della tecnologia che ci è stata raccontata fino a oggi è una narrazione al maschile che parla solo di uomini, ignorando completamente il contributo delle donne. Eppure all'origine dell'informatica ci sono delle menti femminili, programmatrici che hanno permesso lo sviluppo di internet. Alcune poi hanno creato imperi nel mondo del web o sono state tra le prime a fondare le comunità virtuali che oggi chiamiamo social network. Ne hanno discusso in "Connessione" le scrittrici Claudia Durastanti e Claire L. Evans, a partire dal libro di quest'ultima Connessione. Storia femminile di internet (Luiss University Press, 2020). Per Durastanti il libro "non è una controstoria ma una rivelazione della storia. Le donne hanno dato una lingua alla macchina e questo insieme di racconti offre un'altra lente nel rapporto non solo fra genere e tecnologia ma anche tra lingua e tecnologia, rendendo trasparente anche il modo in cui ne parliamo". L'autrice, che fa parte del collettivo cyberfemminista Deep Lab ed è anche una cantante nominata ai Grammy, ha spiegato come sia stato difficile "raccontare senza scadere negli stereotipi delle donne più orientate verso la connettività e gli uomini verso l'hardware" ma che "questi miti emergono come conseguenza dei fattori storici. Fin dall'inizio le donne sono state collocate in lavori dal lato degli utenti del pc. Gli aspetti più tecnici, che avevano un prestigio più elevato, anche economico, erano considerati prettamente maschili. Ma le donne hanno saputo occupare quello spazio lasciato loro inventando la programmazione e poi sono state di nuovo scacciate dagli uomini che hanno ricolonizzato questo spazio. E del resto la tecnologia riguarda profondamente l'utente e quindi dobbiamo crearla adatta all'utente e alla comunità. Volevo porre l'enfasi su questi contributi femminili importanti ma anche affermare che sono una conseguenza delle disuguaglianze storiche".


Le registrazioni degli incontri di questo fine settimana e tutte le indicazioni per seguire il prossimo e ultimo appuntamento del 15 e 16 maggio sono disponibili sul sito di Internazionale www.internazionale.it/festival.

Internazionale a Ferrara è promosso da Internazionale, Comune di Ferrara, Ferrara Arte, Regione Emilia Romagna, Università degli studi di Ferrara, Fondazione Teatro Comunale, Ferrara feel the festival, Comune di Portomaggiore, Arci Ferrara, Assessorato alla cultura nell'ambito del Progetto Polimero promosso da Arci Emilia-Romagna e Associazione IF. Il Festival è reso possibile dalla collaborazione di Medici Senza Frontiere, charitypartner, e della Rappresentanza in Italia della Commissione europea, grazie a Unipol Gruppo, Fondazione Unipolis, Legacoop, con il sostegno di Alce Nero, Camera di Commercio di Ferrara, Le Stagioni d'Italia e Bonifiche Ferraresi, Università LUISS Guido Carli, Coop Alleanza 3.0, Cidas, Banca Etica, Etica Sgr, Laboratori Aperti e Ex Teatro Verdi, CGIL. Con la main mediapartnership di Rai e la media partnership di Radio3, RaiNews24, RaiCultura, tgR Emilia Romagna, Radio Radicale e @stoleggendo

 

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Cronacacomune 12 aprile 2021

Internazionale a Ferrara. Edizione straordinaria focus città del futuro, Stato Islamico e violenza coloniale sabato 17 e domenica 18 aprile in diretta streaming sul canale Facebook del settimanale 

Continua, con la nuova formula digitale, Internazionale a Ferrara. Nell'appuntamento di aprile un approfondimento sulle città del futuro dopo la pandemia, una riflessione sulla violenza coloniale italiana in Etiopia, un dibattito sullo Stato Islamico e un panel sul contributo delle donne alla creazione di internet. Ancora una volta in diretta streaming.

In diretta streaming

Dopo la pandemia che ha desertificato i centri turistici e quelli impiegatizi occorre ripensare a un nuovo tipo di città, ma come costruire quartieri più inclusivi? Un romanzo che aiuta a fare luce sulla fase coloniale italiana e sui crimini commessi. Una ricerca sulle donne dimenticate che hanno lavorato alla costruzione del world wide web. Infine, una riflessione sulla minaccia jihadista. Torna per approfondire ancora una volta i grandi temi d'attualità, Internazionale a Ferrara. Appuntamento sabato 17 e domenica 18 aprile in diretta streaming sul canale Facebook del settimanale con il festival di giornalismo organizzato dalla rivista diretta da Giovanni De Mauro in collaborazione con il Comune di Ferrara. Un format nuovo arrivato al suo penultimo appuntamento, per "un festival ponte" che ha visto un appuntamento al mese a partire da novembre. Una modalità diversa, pensata per conciliare il rispetto delle limitazioni imposte dalle norme anti-covid con il desiderio di mantenere saldo il rapporto con la città e con il pubblico che negli anni ha partecipato alla manifestazione. Tutte le informazioni su Internazionale a Ferrara sul sito www.internazionale.it/festival.

La città del futuro

Le città hanno un ruolo cruciale nella transizione ecologica. Immaginare il loro futuro vuol dire immaginare anche nuove forme di convivenza, soprattutto ora che la pandemia da covid-19 ha mostrato le estreme fragilità economiche e strutturali dei grandi centri urbani. Sabato 17 aprile alle 16, il festival propone un dibattito tra esperti e visionari ne "La città del futuro" (in collaborazione con la Fondazione Unipolis). Policentrica, più abitabile, meno disuguale, più flessibile, sostenibile e più tecnologica. Così dovrebbe diventare la città dopo la pandemia. Ne discuteranno Francesca Bria, presidente Fondo nazionale innovazione, già assessore alle tecnologie e all'innovazione digitale di Barcellona, Michele De Lucchi, architetto e designer, diverse volte Compasso d'oro, Caterina Sarfatti, direttrice del programma "Inclusive Climate Action" dell'organizzazione internazionale C40 Cities climate leadership group che fornisce supporto alle città per pianificare e implementare interventi contro la crisi climatica, moderati da Stefano Daelli, cofondatore di From, partner strategico e creativo per la trasformazione urbana, e curatore della comunità di apprendimento Segnali dal futuro.

La minaccia dello Stato islamico

Per anni Daesh ha terrorizzato il mondo, ma da quando è stato ucciso Abu Bakr Al Baghdadi a capo del sedicente Stato islamico, la sua portata sembra essersi arrestata. È davvero così? Cosa ci insegna la storia del gruppo jihadista? Farhad Khosrokhavar, sociologo franco-iraniano, docente presso l'École des hautes études en sciences sociales di Parigi e studioso di mondo arabo e fondamentalismo islamico, ne discuterà con Marta Serafini, giornalista del Corriere della Sera e autrice de L'ombra del nemico. Una storia del terrorismo islamista (Solferino, 2020), moderati da Catherine Cornet, Internazionale, domenica 18 aprile, ore 16, durante "Dov'è finito lo Stato islamico". Un'analisi che partirà dalla nascita del califfato fino alla sconfitta militare, che però non ne ha eliminato la minaccia.

Ombre coloniali

Con il suo romanzo The Shadow King (Il Re Ombra, Einaudi 2021) che prende spunto dalle donne che combatterono l'invasione voluta da Mussolini e racconta la Resistenza etiope al fascismo, ha vinto numerosi premi. Maaza Mengiste, scrittrice etiope che vive negli Usa sarà al festival, intervistata da Francesca Sibani, Internazionale, per discutere di violenza coloniale e di una parte dimenticata della storia d'Italia che parla ancora molto al nostro presente, "Il Re Ombra", sabato 17 aprile alle ore 18.

Storia femminile di Internet

La storia della tecnologia che ci è stata raccontata fino a oggi è una narrazione al maschile che parla solo di uomini, ignorando completamente il contributo delle donne. Eppure all'origine dell'informatica ci sono delle menti femminili, programmatrici che hanno permesso lo sviluppo di internet. Alcune poi hanno creato imperi nel mondo del web o sono state tra le prime a fondare le comunità virtuali che oggi chiamiamo social network. Se ne parlerà domenica 18 aprile alle 18 con "Connessione" a partire dal libro di Claire L. Evans Connessione. Storia femminile di internet (Luiss University Press, 2020) . L'autrice fa parte del collettivo cyberfemminista Deep Lab e non solo è una cantante nominata ai Grammy, ma si occupa anche di tecnologie e futuro per diverse testate. Con la scrittrice Claudia Durastanti, riporterà alla luce le vite di tante che hanno fatto scoperte tecnologiche rivoluzionarie e in cambio non hanno avuto neanche l'onore della memoria.

Un festival per tutti

L'incontro in streaming sarà in italiano e inglese, con traduzione simultanea, gratuito e senza bisogno di iscrizione. Dopo il live resterà disponibile sul sito di Internazionale. Tutte le indicazioni per seguire gli appuntamenti di aprile sono disponibili sul sito di Internazionale: www.internazionale.it/festival

Internazionale a Ferrara è promosso da Internazionale, Comune di Ferrara, Ferrara Arte, Regione Emilia Romagna, Università degli studi di Ferrara, Fondazione Teatro Comunale, Ferrara feel the festival, Comune di Portomaggiore, Arci Ferrara, Assessorato alla cultura nell'ambito del Progetto Polimero promosso da Arci Emilia-Romagna e Associazione IF. Il Festival è reso possibile dalla collaborazione di Medici Senza Frontiere, charitypartner, e della Rappresentanza in Italia della Commissione europea, grazie a Unipol Gruppo, Fondazione Unipolis, Legacoop, con il sostegno di Alce Nero, Camera di Commercio di Ferrara, Le Stagioni d'Italia e Bonifiche Ferraresi, Università LUISS Guido Carli, Coop Alleanza 3.0, Cidas, Banca Etica, Etica Sgr, Laboratori Aperti e Ex Teatro Verdi, CGIL. Con la main mediapartnership di Rai e la media partnership di Radio3, RaiNews24, RaiCultura, tgR Emilia Romagna, Radio Radicale e @stoleggendo


Ufficio stampa - Internazionale a Ferrara press@internazionale.it Elena Giacchino e.giacchino@internazionale.it, 3402682776

Silvia Bellucci, Luciana Cimino, Florentina Ricciarelli, Eleonora Mazzeo

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