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martedì, 07 dicembre 2021.

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BENI MONUMENTALI - Presentazione venerdì 29 ottobre 2021, nella sede di via Mortara 92 a Ferrara - DOCUMENTAZIONE

Conclusi i lavori di miglioramento sismico e restauro della Chiesa di Santa Maria della Consolazione che torna fruibile alla città

29-10-2021 / Giorno per giorno

>> DOCUMENTAZIONE scaricabile in fondo alla pagina, a cura del Servzio Beni Monumentali del Comune di Ferrara (scheda lavori, comunicato, foto prima e dopo)

Venerdì 29 ottobre 2021 alle 15.30, nella sede del prestigioso complesso architettonico di via Mortara 92 a Ferrara, si è tenuta una conferenza stampa per illustrare la fine dei lavori di miglioramento sismico e restauro della Chiesa di Santa Maria della Consolazione.

All'incontro con i giornalisti sono intervenuti:

- Andrea Maggi, assessore ai Lavori Pubblici, Sport e Recovery Fund,

- Vittorio Sgarbi, presidente Ferrara Arte,

- Massimo Manservigi, vicario generale Arcidiocesi Ferrara e Comacchio,

- Ambrogio Keoma e Chiara Guarnieri della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Bologna, Modena , Reggio Emilia e Ferrara,

- Beatrice Querzoli, architetto progettista e direttore ai lavori,

- Andrea Malacarne, architetto consulente al restauro insieme ai progettisti strutturali e degli impianti e sicurezza che hanno partecipato ai lavori.

LA SCHEDA - LA CHIESA DI SANTA MARIA DELLA CONSOLAZIONE RITORNA A NUOVA VITA

Terminati i lavori di miglioramento strutturale e di restauro dell'importante tempio rossettiano

Con due mesi In anticipo rispetto alla scadenza contrattuale sono terminati i lavori di consolidamento e restauro della chiesa di Santa Maria della Consolazione in via Mortara, iniziati nel settembre del 2019.

Il recupero dell'edificio ecclesiastico, di proprietà del Comune di Ferrara, è avvenuto con finanziamento della Regione Emilia Romagna per riparazione danni dovuti al sisma del 2012 e miglioramento del comportamento antisismico, integrati da fondi assicurativi del Comune e da finanziamento ministeriale legato al progetto di valorizzazione del Ducato Estense, che ha consentito di completare il restauro.

LA STORIA

Si tratta di uno degli edifici più interessanti e forse meno conosciuti dell'Addizione Erculea, costruito tra il 1501 e il 1524, nel luogo ove, secondo le cronache, sorgeva fin dal 1189 una chiesetta con un'immagine della Madonna ritenuta miracolosa.

La posa della prima pietra dell'attuale tempio avvenne il 5 aprile 1501 alla presenza del duca Ercole, quando già nell'isolato era terminata la costruzione di un primo convento affidato all'Ordine dei Servi di Maria.

La collocazione urbanistica del complesso monastico, in angolo tra due importanti assi viari dell'Addizione Erculea, assieme ad una serie di considerazioni legate al linguaggio architettonico, hanno portato all'attribuzione del progetto a Biagio Rossetti o, quanto meno, ad un suo coinvolgimento nella realizzazione dell'opera. L'architetto ducale soprintendeva in quel periodo a tutte le principali fabbriche dell'Addizione, in particolare a quelle che caratterizzavano i principali nodi viari e prospettici del grande ampliamento della città voluto dal duca Ercole. Riscontri documentari ed il ritrovamento di elementi architettonici di primo impianto durante l'esecuzione dei lavori possono aggiungere elementi utili all'attribuzione dell'opera.

Completata nel 1515 la parte absidale, già nel 1516 vi veniva trasferita, "con solenne processione", l'immagine della Madonna oggetto di devozione. I lavori di costruzione procedettero poi fino al 1524, anno della consacrazione del tempio.

Alcune evidenti anomalie presenti nell'edificio dimostrano che le vicende costruttive della chiesa sono state problematiche fin dall'inizio e sicuramente aggravate dai danni inferti dal terremoto del 1570.

Prima fra tutte l'altezza dell'abside rispetto a quella della navata: la critica è concorde nel ritenere che la zona absidale, molto più alta della navata, sia stata completata, anche nella decorazione pittorica del catino, almeno dieci anni prima della navata. La presenza di un arco trionfale sovrapposto a quello oggi visibile e la prosecuzione, per alcuni metri, della trabeazione del presbiterio anche sopra l'attuale volta della navata dimostrano che, nelle intenzioni originarie, l'altezza della navata centrale avrebbe dovuto essere uguale a quella della zona absidale.

Qualche accadimento, probabilmente di origine strutturale più che economica, fece modificare in corso d'opera il progetto, consigliando di ridurre l'altezza della navata modificando così l'intero assetto architettonico dell'interno. E' probabile, anche alla luce di quanto oggi si conosce delle caratteristiche del terreno sottostante la fabbrica, che a monte delle decisioni sopra ipotizzate ci sia stato l'assestamento, già in fase costruttiva, dei pilastri posti tra la navata centrale e le navatelle laterali.

Altra interessante anomalia è quella dell'altezza delle navate laterali. Molti indizi inducono a ritenere che le navate laterali fossero in origine più alte. Tale altezza è leggibile oggi in facciata ed all'inizio della navata destra.

Il RESTAURO

Il progetto si è occupato innanzitutto del ripristino delle condizioni di sicurezza dell'immobile dal punto di vista strutturale, con riparazione dei danni causati dal sisma e opere di miglioramento del comportamento antisismico della fabbrica.

Sono pertanto stati effettuati interventi di miglioramento delle fondazioni dei pilastri della navata, di riparazione e consolidamento delle murature, delle volte e dell'arco trionfale. Opere di consolidamento antisismico attraverso controventature metalliche sono state inoltre eseguite nella struttura delle coperture della navata, della zona absidale, della navata laterale destra e del protiro. E' stata migliorata la connessione tra facciata e pareti laterali della navata e poste in opera cerchiature metalliche in corrispondenza delle aperture finestrate di maggiori dimensioni.

Il restauro dell'involucro esterno è stato completato con il rimaneggiamento del manto di copertura, la stilatura a calce dei giunti del paramento murario delle facciate, mantenendo l'aspetto ormai consolidato dal tempo di mattone a vista, e la completa sostituzione dei serramenti alle finestre.

In conseguenza degli interventi di consolidamento delle lesioni diffuse nelle pareti e nelle volte si è reso inoltre necessario il ripristino delle superfici di finitura dell'interno della chiesa, con particolare cura per le parti decorate. Ogni intervento è stato preceduto da accurate indagini per la comprensione, ove possibile, delle cromie originarie. Di particolare interesse è la riproposizione del colore originario degli elementi architettonici (cornici, lesene, archi, pilastri) che scandiscono lo spazio dell'interno. Tale cromia, in precedenza presente solo nella zona absidale, era pressoché scomparsa nella navata, occultata da una pesante velatura color cotto decisa nel corso dei lavori eseguiti negli anni Sessanta e Settanta del Novecento, secondo il gusto prevalente nell'epoca.

La progettazione esecutiva ha previsto inoltre interventi per favorire l'accessibilità dell'edificio, in particolare la realizzazione di rampe di accesso sia dall'ingresso principale che da quello laterale, la dotazione di mappe tattili per ipovedenti e l'adeguamento e completamento degli impianti: oltre al nuovo impianto di illuminazione, teso alla valorizzazione degli elementi decorativi, è stato realizzato impianto di riscaldamento collegato alla rete di teleriscaldamento, finalizzato a raggiungere condizioni di benessere per gli utenti e visitatori del tempio anche in periodo invernale. A causa della prescrizione della Soprintendenza di ridurre al minimo gli interventi di rimozione dell'attuale pavimento l'impianto di riscaldamento a pannelli radianti è stato collocato all'interno di una pedana, realizzata in legno e metallo, adagiata al di sopra della pavimentazione in cotto della parte centrale della navata.

DECORAZIONI PITTORICHE E ARREDI

In merito all'apparato decorativo Santa Maria della Consolazione fu da subito considerata importante edificio di culto ed ospitò nel tempo opere d'arte di grande importanza e qualità.

Di esse rimane oggi il magnifico affresco del catino absidale con "l'Incoronazione della Vergine tra angeli musicanti", sicuramente eseguito prima del 1515, di attribuzione ancora incerta, già restaurato dalla Soprintendenza ai Beni Artistici negli anni Sessanta dello scorso secolo, che è stato oggetto di nuovi interventi di restauro.

Anche l'affresco dell' abside presentava una strana anomalia con la sovrapposizione di due figure della Vergine nella parte centrale, sovrapposizione non risolta nei precedenti restauri. Nell'attuale intervento, concordato con la Soprintendenza e seguito, assieme ai progettisti, da esperti storici dell'arte, si è deciso di migliorarne la leggibilità complessiva dando maggior risalto, con tecniche facilmente reversibili, alla figura della Madonna temporalmente più recente, eseguita anch'essa nel Cinquecento, sopra la quale è visibile, seppure danneggiata, la colomba raffigurante lo Spirito Santo. L'intervento lascia comunque intravvedere la prima raffigurazione della Madonna, di dimensioni molto maggiori, ridipinta dopo pochi decenni, forse dopo i danni subiti col terremoto del 1570, in modo diverso probabilmente per motivi di natura teologica.

Di grandissimo interesse per la storia della musica sono poi considerate le raffigurazioni dettagliate degli strumenti musicali dell'epoca utilizzati dagli angeli, in alcuni casi trattandosi delle più antiche rappresentazioni di tali strumenti oggi conosciute.

L'altar maggiore marmoreo, pregevole opera seicentesca del napoletano Giuseppe Ragazzini, fu smontato e rimosso alla fine dell'ottocento e adorna oggi la chiesa parrocchiale della frazione di S. Nicolò. Poiché emerge con chiarezza la mancanza di un elemento schermante di divisione tra la zona del presbiterio e quella absidale, dominata dal gruppo scultoreo settecentesco opera del bolognese Giuseppe Mazza e di Andrea Ferreri, anch'esso restaurato, è stata ricostruita la base dell'antico altar maggiore con un elemento di fondo contemporaneo, delle dimensioni in alzato dell' altare rimosso, con funzione di separazione visiva oltre che di supporto di un Crocifisso appartenente agli arredi della chiesa.

Per gli arredi liturgici mancanti (altare, ambone, sede) ci si è avvalsi dell'opera e della produzione del laboratorio dello scultore bresciano Giuseppe Rivadossi, con elementi costruiti in legno di noce.

Oltre all'altar maggiore e ad un piccolo altare nella cappella del Santissimo, posta a destra del presbiterio, sono stati ricollocati nelle navate laterali due dei tredici altari storici che la chiesa un tempo conteneva. Nelle nuove teche che li sovrastano si spera di poter ricollocare due quadri che hanno fatto parte dell'apparato decorativo della chiesa: una Santa Margherita, copia cinquecentesca dell'originale dell'Ortolano, dipinta da Giacomo Bambini, oggi presso gli uffici della Provincia, ed un quadro settecentesco raffigurante un beato appartenuto all'Ordine Servita, oggi nel convento di Santo Spirito.

Nell'ovale centrale del gruppo scultoreo posto dietro l'altar maggiore dovrebbe anche ritornare la originaria tavola della Madonna con Bambino, di stile bizantino ma completamente ridipinta, attualmente in deposito presso la Provincia di Ferrara, che diede origine alla costruzione del tempio.

L'auspicio è ora che l'importante edificio restaurato possa rientrare a pieno titolo nella vita religiosa e civile della città.

Note a cura di Beatrice Querzoli, progettista e direttore dei lavori 

 

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